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Posts Tagged ‘Cina’

MORTO ENZO FRAGALÀ, ERA IN COMA DOPO AGGRESSIONE

Dopo un'agonia lunga tre giorni, Enzo Fragalà, penalista palermitano con una lunga militanza politica prima nel Msi, poi in An, massacrato a bastonate da un killer col volto coperto in preda a una brutale ferocia, è morto. In coma dalla sera dell'aggressione, operato invano due volte dai medici del Civico, non ha mai ripreso coscienza. «Un episodio di inaudita violenza», hanno stigmatizzato, insieme, magistrati e legali, uniti oggi in assemblea in tribunale proprio per parlare della vicenda Fragalà quando ancora il penalista non era deceduto. E l'ordine degli avvocati di Palermo si costituirà parte civile nell'eventuale processo per l' omicidio, ha annunciato il presidente Enrico Sanseverino. Il Procuratore di Palermo Francesco Messineo promette che sarà fatta chiarezza sul delitto. Un impegno assicurato anche dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. La salma dei Fragalà è stata trasferita all'istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo dove domani verrà effettuato l'esame autoptico. Davanti al padiglione di Rianimazione, dopo la notizia della morte si sono radunate decine di persone, amici, avvocati familiari che si sono stretti attorno alla moglie Silvana e ai due figli Marzia e Massimiliano. Domani pomeriggio sarà allestita la camera ardente al palazzo di giustizia. L'indagine, condotta dai carabinieri del reparto operativo e coordinata dai pm Nino Di Matteo e Carlo Lenzi e dall'aggiunto Maurizio Scalia, non sarà semplice. Se la dinamica dell'agguato, ricostruita grazie al racconto di tre testimoni oculari, è ormai chiara, non c'è ancora nessuna certezza sul movente di un'aggressione di inaudita ferocia. Il killer, che indossava un casco integrale, si è accanito sulla vittima, raggiunta alle spalle, sfondandole il cranio a colpi di mazza. Fuggito solo per l'intervento di uno dei testimoni, probabilmente è salito su una moto che l'attendeva poco distante e si è dileguato tra i vicoli del mercato del Capo. Secondo gli inquirenti, non si tratterebbe di un sicario. A impugnare il bastone che ha ucciso il penalista sarebbe stato un uomo - molto alto, lo descrivono le persone presenti - che covava verso Fragalà un odio profondo. Lunedì, il giorno delle esequie, Palermo darà il suo ultimo saluto a Enzo Fragalà. Oggi in tantissimi hanno testimoniato il proprio dolore. Il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra nel messaggio inviato alla famiglia dell'on. Enzo Fragalà ha scritto: «Colpito dal tragico epilogo della brutale aggressione subita tre giorni fa dall'on. Enzo Fragalà dinanzi al suo studio professionale di Palermo, desidero rappresentare i sentimenti di cordoglio del Presidente della Repubblica e miei personali alla famiglia ed a quanti gli sono stati vicini negli anni dell'impegno parlamentare e hanno condiviso con lui il delicato esercizio della professione forense». Cordoglio è stato espresso dal presidente della Camera Gianfranco Fini, al ministro della Difesa Ignazio La Russa, al capogruppo del Pdl al senato Maurizio Gasparri, al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, al sindaco di Roma Gianni Alemanno e al vicepresidente del Senato Domenico Nania. Vicini ai familiari del legale si sono detti anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e rappresentanti delle istituzioni come il presidente del Senato Renato Schifani che è andato in ospedale a rendere omaggio al legale. «Non riconosco la mia città», ha commentato. E il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ha detto: «A nome mio e di tutto il Pd esprimo cordoglio per la scomparsa di Enzo Fragalà, ucciso in maniera brutale e misteriosa. Mi auguro che sia fatta al più presto piena luce sul suo assassinio».

PAURA PER IL PO, BERTOLASO “LA SITUAZIONE È MIGLIORATA”

«La situazione è molto migliorata». Così il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso ha risposto ai cronisti che lo hanno interpellato sull'inquinamento del Lambro e del Po, al suo arrivo a Piacenza, dove è in corso un incontro in Prefettura. «Abbiamo continuato il monitoraggio durante tutta la nottata e abbiamo potuto verificare che di fatto da Monza, dal Lambro non arriva quasi più nulla - ha spiegato - Quindi tutta quella che era la massa oleosa che è stata rilasciata adesso è sotto controllo, nel senso che nel Lambro dovremo semplicemente fare un intervento importante di bonifica. E adesso si va a recuperare tutto quello che è stato fortunatamente ben contenuto dalla barriera di isola Serafini che è diventata il punto cardine di questa situazione». «La notizia fondamentale è che la massa oleosa di fatto l'abbiamo fermata a Isola Serafini e adesso ci sono gli skimmer che stanno recuperando la massa a monte della barriera della diga dell'Enel». Lo ha sottolineato Guido Bertolaso parlando con i giornalisti a Piacenza. «Credo che al massimo - ha aggiunto - sia sfuggito da questa barriera tra il 5 e il 10 per cento della massa complessiva, quindi questo è un dato molto significativo». Il capo della Protezione Civile ha annunciato che «a valle di Isola Serafini, tra la provincia di Mantova e quella di Rovigo, saranno realizzate altre due barriere con delle navi anti-inquinamento in grado di recuperare quel 5/10% che è sfuggito. Il lavoro si sta portando avanti attraverso una cabina di regia, stiamo monitorando tutta la situazione. Oggi pomeriggio sarò a Milano dove, su richiesta delle autorità locali, farò una riunione con la regione per predisporre un piano di bonifica di tutta la zona del Lambro interessata dal problema». Su possibili timori per l'acquedotto di Ferrara, Bertolaso ha risposto che «proprio in questo momento si sta tenendo una riunione in Prefettura a Ferrara con tutte le autorità locali. Così come lungo tutti i capoluoghi di provincia che da Piacenza arrivano fino alla foce del fiume, ogni prefettura, ogni provincia, ogni realtà locale sta lavorando a quelli che possono essere i possibili problemi». REGGIO EMILIA, IMBRATTATA SPONDA DESTRA La miscela di idrocarburi e petrolio fuoriusciti all'alba di martedì dall'ex raffineria di Villasanta di Monza ha provocato l'imbrattamento di tutta la sponda destra del tratto del fiume Po che lambisce la provincia di Reggio Emilia e di alcune zone di ristagno all'interno dell'area di rinaturalizzazione dell'Isola degli internati a Gualtieri, che nei prossimi giorni dovranno essere sottoposte ad un intervento di bonifica per rimuovere i depositi oleosi. Lo rende noto la Provincia, specificando che alle 16 di oggi non si registravano particolari emergenze, pur essendo i danni all'ambiente rilevanti. «Fortunatamente - commenta la responsabile della Protezione civile della Provincia di Reggio, Federica Manenti - i presidi sistemati all'Isola Serafini sono risultati molto efficaci, trattenendo una grande quantità di materiale che è stato via via pompato fuori dal fiume». «Purtroppo parte della macchia oleosa era già transitata, e in queste ore sta attraversando il tratto reggiano del Po. Nessun problema invece - rileva - all'impianto di pompaggio della Bonifica a Boretto, protetto da una barriera di sabbia, e sotto controllo anche la situazione in altri punti nei quali avrebbero potuto manifestarsi dei ristagni, come Foce Enza a Brescello ed il porto turistico e commerciale di Boretto». FORMIGONI: «UN GESTO D'ODIO» «È stato un gesto criminale, un gesto d'odio che ricorda l'attentato in Via dei Georgofili e quelli contro i beni dei cittadini. Per questo chiedo pene esemplari per i responsabili». Lo ha affermato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, parlando dell'inquinamento del fiume Lambro, causato dallo sversamento di petrolio da una azienda. «È chiaro - ha spiegato Formigoni - che siamo di fronte ad un atto doloso. L'ho definito un crimine, un atto criminale, per cui chiedo che la magistratura agisca con la massima attenzione e la massima celerità, perchè il responsabile o i responsabili siano assicurati alla giustizia e puniti in modo esemplare». Il presidente della Lombardia ha quindi definito l'azione di inquinamento «un gesto d'odio contro la nostra gente, il nostro territorio e la Regione Lombardia. Le pene previste arrivano fino a 12 anni, con l'aggravante di tre anni per il grave danno alle acque. Chiedo che sia comminata una pena esemplare e che siano individuate le cause, che non appaiono chiare». Formigoni, proprio parlando delle cause poco chiare, ha paragonato l'azione di inquinamento avvenuta in Brianza agli attentati mafiosi del 1993: «È proprio un gesto motivato dall'odio e dalla volontà di nuocere. Vi ricordate gli attentati di Via dei Georgofili e ai beni pubblici dei cittadini?». MONNI, RESPONSABILE PROTEZIONE CIVILE «Stiamo operando sia sul Lambro che sull'ansa del Po e contiamo attraverso queste iniziative di fermare le diverse chiazze prevalentemente di gasolio e di altri olii industriali sversati nel Lambro», dice Antonio Monni responsabile del centro multisettori della Protezione Civile dell'Emilia Romagna. «Sono più chiazze, che scendono lungo il corso d'acqua, e che hanno, per loro natura, densità diverse». Le chiazze vengono intercettate attraverso barriere galleggianti poste nei punti più favorevoli del fiume, sia rispetto alla corrente che alla sezione del corso d'acqua. «Queste barriere - spiega Monni - hanno una parte fuori pelo d'acqua alta circa 30-40 centimetri, e una parte, una tendina zavorrata, immersa per circa 40-50 centimetri. Le barriere vengono utilizzate parallelamente a unità di recupero chiamate disoleatori, che funzionano per aspirazione, attirando e risucchiando il prodotto oleoso che è in superficie». I disoleatori sono moduli messi a terra o su galleggianti che separano l'acqua dagli idrocarburi inquinanti sfruttando il principio delle centrifugazione o il raschiamento, con un rendimento del 40-50%, ovvero che tirano fuori un liquido che per il 40-50% sono gli idrocarburi inquinanti e il resto è acqua. A seconda, poi, della concentrazione e del tipo di olii contenuti, quanto ricavato dai disoleatori viene portato con gli autospurghi direttamente agli appositi centri di raccolta o a quelli previsti per ulteriori trattamenti di separazione. Monni dice che la Protezione Civile conta in questo modo di riuscire a fronteggiare questa grave emergenza. Secondo un dato delle Regione Lombardia - precisa - dei circa 5 mila metri cubi di olii industriali finiti martedì nel Lambro, ne sono stati recuperati già mille. Oggi saranno attivate due nuove 'traversè sul Po, una all'altezza di Piacenza e una immediatamente a monte dell'Isola Serafini. Continua comunque l'allerta su tutta l'ansa del fiume Po: «Si prevede che il materiale inquinante sospeso transiterà lungo tutta l'asta del fiume Po nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Ferrara nei prossimi quattro giorni (indicativamente raggiungendo i litorali ferraresi lunedì), nonostante gli interventi urgenti attivati nella Regione Lombardia ed in corso di attuazione in Emilia-Romagna, che stanno limitando in modo considerevole le quantità di materiale inquinante in transito sul Po», scrive la Protezione Civile «raccomandandando» che vengano interrotti «preventivamente i prelievi idropotabili ed irrigui attualmente in atto nel fiume», medesima raccomandazione di interruzione «si intende estesa a tutte le attività ludico-sportive in corso di svolgimento o programmate sull'asta del fiume Po interessata dal transito del materiale inquinante». ARRIVA IL KIT PER SALVARE GLI ANIMALI Una pastiglia di carbone attivo da somministrare subito agli animali per far loro smaltire la tossicità degli idrocarburi, una confezione di olio di vasellina per pulire le zone glabre come zampe, becco, occhi e orecchie, garze e un paio di guanti di lattice. È il contenuto del kit di pulizia e di primo soccorso dei volatili che la Lipu di Reggio Emilia sta distribuendo da ieri sera ai centri di coordinamento degli operatori che sono a lavoro per fronteggiare l'emergenza inquinamento del Po, dopo l'arrivo dell'onda nera proveniente dal Lambro. «Ieri abbiamo distribuito già 10 kit e oggi ne smisteremo un'altra decina alle volontarie dell'Enpa» spiega all'ADNKRONOS la delegata Lipu per la provincia di Reggio Emilia Mercedes Lombardo, sottolineando che l'intero lavoro di soccorso degli uccelli a rischio imbrattamento «è svolto in stretta collaborazione con la guardie ecologiche volontarie del Ggev». Intanto, al centro Lipu di Reggio, almeno una 20 di volontari sta facendo i turni anche di notte, per garantire l'accoglienza degli animali 24 ore su 24. «La situazione è grave - prosegue Lombardo - anche perchè l'onda nera che doveva arrivare domani all'alba è giunta ieri sera, molto in anticipo. La macchia è lunga almeno 100 chilometri e ci vorranno giorni prima che passi, aumentando così il rischio per gli animali acquatici tra cui ci sono Aironi, Geramani Reali, Gallinelle d'acqua, ma anche il Tarabuso che è un uccello propetto, molto rato, che vive nei cannetti». Lombardo parla invece di «moria incontenibile» per i pesci, per il quali il soccorso è quasi impossibile. Intanto, il raggruppamento delle Ggev ed il Cras Lipu Crocealata di Reggio Emilia, d'intesa con la Provincia, lancia un appello a chiunque si dovesse imbattere in qualche animale coperto dagli idrocarburi. «I rischi per la salute sono ancora più gravi se non si interviene velocemente, poichè l'imbrattamento può provocare oltre alla ipotermia ed alla incapacità a galleggiare, anche l'avvelenamento» fa sapere Lombardo che ricorda quali sono le operazioni da effettuare subito «tenere l'animale al caldo, almeno a 40 gradi, generando calore anche con il riscaldamento della auto, pulire subito occhi, orecchie, zampe e becco e contattare uno dei centri delle associazioni animaliste». La custodia temporanea degli animali deve avvenire in una scatola di cartone bucherellata, che evita il contatto con l'ambiente umano per animali selvatici che possono stressarsi in contesti a loro non usuali. Al soccorso della fauna collaborano, oltre a Lipu e Ggev, anche la Polizia provinciale, l'Aipo Navigazione, il Coordinamento delle associazioni di Protezione civile di Reggio Emilia, altre associazioni animaliste e di pescatori e diversi cittadini. Al momento, però, al centro Lipu non è ancora arrivato nessun animale. «Ma ci aspettiamo l'arrivo di diversi esemplari - conclude Lombardo - a partire dalle prossime ore». EMERGENZA AMBIENTE Il pericolo scorre ora verso il delta del Po, e di l pronto per arrivare al mare dritto all'Adriatico, mettendo a rischio un intero sistema ecologico ed economico: l'onda 'nerà - di olio combustibile, petrolio - che ha invaso il fiume Lambro, poi riversatasi nel Po, sta provocando un'emergenza non solo ambientale, per gli animali e per l'agricoltura, di una delle zone umide tra le pi— importanti d'Europa. Secondo il Wwf «tutto l'ecosistema fluviale è in pericolo» con il pensiero che va subito «al delta del Po, molto importante per la migrazione e lo svernamento degli uccelli acquatici». Inoltre, contina l'associazione del Panda, «il delta è estremamente vulnerabile anche a causa del livello delle acque del fiume che permette una connessione diretta con molti rami laterali e con le aree di maggiore interesse naturalistico». In questa stagione, in quelle zone umide - rileva il Wwf - «vi sono migliaia di uccelli alla vigilia della cova e della stagione di riproduzione: anatre (germani reali, morette, moriglioni), aironi (aironi cenerini, aironi bianchi maggiori, aironi guardabuoi), limicoli (avocette, pantane, piro piro)». Poi, questa Š un'area «fondamentale per la presenza di molte specie di pesci che si riproducono, transitano o trovano qui rifugio come l'anguilla, la cheppia, la savetta, il muggine calamita, o, nelle zone umide tra i canneti, come il luccio e la tinca». Senza dimenticare «anfibi e rettili come la testuggine palustre». Allora, dice Stefano Leoni, presidente del Wwf, Š «necessario scongiurare che l'ondata di petrolio arrivi al Delta del Po, dove gli effetti potrebbero essere devastanti». Oltre a essere un habitat naturale, in questa zona - riferisce la Coldiretti - si produce «il 40% del Prodotto interno lordo, il 37% dell'industria nazionale, che sostiene il 46% dei posti di lavoro e il 35% della produzione agricola». Un'emergenza che «mette in pericolo un intero ecosistema di interesse agricolo, dove si coltiva ed alleva un terzo del made in Italy alimentare». Per far fronte all'emergenza, la Coldiretti ha messo in campo un'iniziativa: una task-force per mettere in rete le imprese agricole presenti lungo il fiume Po con l'obiettivo di tenere sotto controllo l'inquinamento, verificare il rispetto del divieto di utilizzare acqua, attuare interventi di prevenzione e segnalare le situazioni di rischio. L'area in questione riguarda il bacino idrografico pi— grande d'Italia: oltre 71.000 chilometri quadrati (un quarto dell'intero territorio nazionale) e interessa 3.200 comuni e 6 regioni (Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, e la provincia autonoma di Trento). Il bacino consente 20,5 miliardi i metri cubi di prelievi idrici all'anno di cui 2,5 miliardi per usi potabili, 1,5 per usi industriali (escluso il settore dell'energia elettrica) e 16,5 per usi irrigui. «Solo la fase stagionale e l'andamento meteorologico favorevole hanno evitato - conclude la Coldiretti - il rischio dell'inquinamento della catena alimentare». Clicca qui e diventa fan di Leggo su Facebook

Dalai Lama, Pechino ad Obama “Ripari i danni fatti con la visita”

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(09:02 23/02/2010)


FRANE AL SUD E A LIPARI: SAN FRATELLO ”FANTASMA” -FOTO

Una tratto di oltre 500 metri è franato dalla montagna nella frazione di Quattropani, nell'isola di Lipari (Me). Dieci abitazioni sono rimaste isolate completamente. Per raggiungere le dieci famiglie bloccate sono a lavoro i vigili del fuoco, gli operai della Provincia e la protezione civile comunale. SAN FRATELLO, IL PAESE FANTASMA - Sono ancora in corso a San Fratello, il paese del messinese colpito ieri da un vasto movimento franoso, le operazioni di sgombero degli edifici realizzati nella zona di nuova espansione edilizia del paese. Secondo una prima stima sarebbero almeno 1500 le persone costrette ad abbandonare le loro abitazioni, ma il fronte della frana continua inesorabilmente ad avanzare ed il terreno ha avuto nelle ultime ore un ulteriore cedimento di circa un metro e mezzo. Il rischio, paventato anche dal sindaco Salvatore Sidoti Pinto, è che San Fratello diventi un «paese fantasma». Sul posto sono al lavoro vigili del fuoco, carabinieri ed i militari dell'esercito che hanno istituito una «zona rossa», interdetta per motivi di sicurezza anche ai residenti. L'unità di crisi del dipartimento regionale della Protezione Civile è già al lavoro nella sede del parco dei Nebrodi, dove è stato instituito un centro operativo mobile; nel pomeriggio è previsto un vertice, con i sindaci dei paesi interessati, al quale parteciperà anche il presidente della Regione Raffaele Lombardo. L'assessore regionale all'Istruzione Mario Centorrino, che stamane ha compiuto un primo sopralluogo in paese dove è stata disposta anche la chiusura delle scuole, parla di un «grave disastro». Il sindaco di San Fratello, Salvatore Sidoti Pinto, è ancora più drastico: «La situazione peggiora, la frana nella zona dello Stazzone si è allargata e a noi non che resta che pregare e sperare che il paese non scompaia». Ieri gli abitanti avevano portato in processione nella piazza principale del paese la statua del protettore, San Nicola, e il crocifisso ligneo custodito dal 1400 nella Chiesa Madre, gravemente lesionata. San Fratello, paese di circa 5 mila anime sui monti Nebrodi, a 640 metri sul mare, diede i natali anche ai nonni paterni di Bettino Craxi. Il figlio dell'ex segretario del Psi, Bobo Craxi, ha già espresso solidarietà agli abitanti, sollecitando interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza. Nel 1922 un'altra frana aveva raso al suolo i quartieri della parte nord del paese. Questa volta lo smottamento ha colpito invece la zona Sud Est, quella di nuova espansione edilizia: in particolare i quartieri Stazzone, Riana e Fontananuova. OPERAIO MESSINESE: «HO VISTO CROLLARE LA CASA» «Stavo salendo in macchina con il mio cane quando all'improvviso lui ha abbaiato e io mi sono girato e ho visto che le mie due case venivano spostate dalla frana». Così Salvatore Scaravilli, 55 anni operaio dell'Anas, racconta «la tragedia che si è abbattuta ieri su San Fratello». Le sue abitazioni, di contrada Cappellina, sono state le prime a essere colpite dalla frana che ha interessato il paese dei Nebrodi. A distanza di sicurezza l'uomo continua ha osservare le sue case di campagna: «sembra quasi - osserva - che il movimento franoso che è continuato anche nella notte le abbia quasi raddrizzate. È una tragedia. E io sono fortunato perchè la mia casa in paese è ancora in piedi e non è una zona al momento considerata pericolosa». LE PAROLE DELL'ASSESSORE CENTORRINO «È un grave disastro». Questo il commento dell'assessore regionale all'Istruzione e alla formazione professionale, Mario Centorrino, che stamani si è recato a San Fratello per un sopralluogo nella zona colpita dalla frana che ieri ha provocato lo sgombero di gran parte delle abitazioni del paese. «Abbiamo preso atto - ha detto - che vi sono due segmenti di una grande frana: uno si muove lentamente, l'altro va progressivamente accelerando. Si tratta di una frana che risale a circa 200 anni fa e che divide il paese». Nella zona sono già presenti, per valutare la situazione e intervenire tempestivamente, un'unità operativa della protezione civile regionale, vigili urbani e tecnici della Regione. «Spero - ha proseguito l'assessore - che l'intera collettività si faccia carico di questa emergenza, perchè stiamo assistendo a scene veramente tristi, di una popolazione costretta a sfollare, cercando compostamente e disperatamente di mettere a riparo tutte le proprie cose». NEL MESSINESE 8 COMUNI SU 10 A RUSCIO FRANE Più di otto Comuni su dieci (84 per cento) della provincia di Messina si trovano su un territorio considerato a rischio per frane e alluvioni anche per effetto della progressiva cementificazione del territorio che ha sottratto terreni fertili all'agricoltura. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla frana nella collina di San Fratello provocata dal maltempo in Sicilia dove complessivamente i comuni a rischio idrogeologico sono il 70 per cento. La situazione di Messina con ben 91 comuni a rischio è più grave rispetto alla media nazionale in Italia dove - precisa la Coldiretti - ci sono 5.581 comuni, il 70 per cento del totale, a rischio idrogeologico dei quali 1.700 sono a rischio frana e 1.285 a rischio di alluvione, mentre 2.596 sono a rischio per entrambe le calamità. All'elevato rischio idrogeologico in Italia non è certamente estraneo il fatto che un territorio grande come due volte la regione Lombardia, per un totale di cinque milioni di ettari equivalenti, «è stato sottratto all'agricoltura che - afferma la Coldiretti - interessa oggi una superficie di 12,7 milioni di ettari con una riduzione di quasi il 27 per cento negli ultimi 40 anni». «Il progressivo abbandono del territorio e il rapido processo di urbanizzazione spesso incontrollata non è stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque ed è necessario intervenire per invertire una tendenza che - sottolinea la Coldiretti - mette a rischio la sicurezza idrogeologica del Paese». CALABRIA, 180 FRANE E 27 STRADE CHIUSE Allo stato sono 180 le frane segnalate nel territorio della sola provincia di Cosenza con 27 arterie provinciali ed ex statali precluse al transito veicolare. Si aggiorna, comunque, di ora in ora in Calabria il bollettino delle strade chiuse o percorribili a senso unico alternato per i cedimenti di terreno causati dalle piogge consistenti delle ultime ore. In molti centri i collegamenti sono garantiti solo grazie all'utilizzo di strade comunali e, in qualche caso, interpoderali. In particolare, ad essere maggioramente interessata in provincia di Cosenza è la fascia, lato Valle Crati, che va da Aiello Calabro a Roggiano. Anche la zona interna del Basso Ionio sconta numerosi disagi con chiusure a Campana, Pietrapaola, Paludi. Interessate da chiusure anche le strade dell'hinterland di Cosenza con Castiglione Cosentino, Zumpano, Rovito e San Pietro in Guarano. A causa della piena del Crati fenomeni di erosione di sede stradale vengono segnalate a Tarsia e Bisignano. Anche il torrente Annea, ingrossato per le piogge, ha creato qualche problema sulle strade a Montalto Uffugo. Nel Catanzarese, dove la ricognizione delle strade chiuse è in corso, stop al transito interessano le strade provinciali a Tiriolo, Gimigliano, per i problemi di stabilità del ponte su l fiume Corace e Guardavalle nella zona ionica del Soveratese e, in più punti, la provinciale Janò Magisano che dal capoluogo conduce nella zona della Presila, chiusa ormai da quasi venti giorni. Decine di migliaia di persone inoltre sono da ieri pomeriggio senz'acqua a Catanzaro e nell'hinterland dopo che la piena del fiume Alli che scorre a monte del capoluogo, dovuta alle forti piogge delle ultime ore, ha trascinato un tratto di acquedotto che serve la città e molti centri della fascia ionica. Le frane dovute alle piogge intense non hanno risparmiato il vibonese con la chiusura della statale 552 che da Pizzo conduce a Vibo Valentia. Disagi per allagamenti hanno riguardato i quartieri Bivona e Pennello nella frazione marina di Vibo. FRANE NEL CALABRESE Frane e smottamenti di terreno si sono verificate anche in queste ultime ore nel cosentino e del catanzarese a causa delle piogge incessanti. In alcuni casi sono state disposte evacuazioni di famiglie. A Mendicino, in provincia di Cosenza, una famiglia è stata fatta sgomberare dalla propria abitazione perchè lo stabile, in contrada Palagiano, è interessato dalla frana di un costone collinare. Ad Acri e Castiglione Cosentino i vigili del fuoco hanno raggiunto alcune abitazioni isolate a causa di smottamenti che hanno ostruito le strade. Non desta particolari preoccupazioni in queste ore il fiume Crati che è rientrato negli argini. Sotto osservazione anche il centro storico di Cosenza dove alcuni immobili potrebbero essere interessati da provvedimenti di sgombero nelle prossime ore. A Catanzaro i vigili del fuoco e i tecnici comunali tengono sotto stretta osservazione la frana tra i quartieri S.Elia e Janò, che ha provocato l'evacuazione di 40 famiglie. Si sta ora valutando la necessità di effettuare un altro sgombero a Germaneto dove è in atto una nuova frana che potrebbe rendere necessario l'allontanamento di 30 famiglie. A Gimigliano, nell'hinterland del capoluogo, dove si scontano già forti disagi per le comunicazioni stradali, dieci famiglie sono state allontanate tra la parte bassa e quella alta del paese. Allo stato i tecnici stanno effettuando tutte le verifiche del caso. Nuovi disagi anche a Tiriolo dove a fare paura è un muro di contenimento a rischio, non molto distante da alcune abitazioni. Numerosi gli allagamenti che stanno impegnando i vigili del fuoco, in particolare, a Miglierina e Falerna. CATANZARO SENZA ACQUA  Decine di migliaia di persone sono da ieri pomeriggio senz'acqua a Catanzaro e nell'hinterland dopo che la piena del fiume Alli che scorre a monte del capoluogo, dovuta alle forti piogge delle ultime ore, ha trascinato un tratto di acquedotto che serve la città e molti centri della fascia ionica. La condotta idrica scorre parallela al corso d'acqua che già in queste ore è particolarmente ingrossato anche per lo scioglimento della neve che tra venerdì e sabato scorso ha imbiancato molti centri della Presila Catanzarese. La situazione si è resa particolarmente difficile per l'ospedale civile della città e per le cliniche che sono rifornite di acqua dalle autobotti della Protezione civile regionale. Al lavoro, per cercare di ripristinare il danno sulla condotta ci sono i tecnici della Sorical, la società di gestione delle risorse idriche. GRAVE LA SITUZIONE DI SAN FRATELLO «La situazione peggiora, la frana nella zona dello Stazzone si è allargata e a noi non che resta che pregare e sperare che il paese non scompaia». È il quadro della notte trascorsa a San Fratello ricostruito dal sindaco Salvatore Sidoti Pinto. Ad acuire i problemi e a creare maggiori preoccupazioni è la pioggia: sul paese dei Nebrodi è ripresa senza sosta da ieri sera, e non accenna a fermarsi. Gli abitanti rimasti senza casa, in virtù dell'ordinanza di sgombero firmata ieri dal sindaco, si sono trasferiti in abitazioni di amici e parenti. Ma il paese non è rimasto deserto. Molti hanno deciso di rimanere per seguire da vicino gli sviluppi della situazione. OGGI SOPRALLUOGO DELLA PROTEZIONE CIVILE  La Giunta di governo della Sicilia si occuperà «immediatamente delle gravi emergenze relative alle frane avvenute tra ieri e oggi nei quattro comuni del Messinese: Raccuja, San Fratello, Sant'Angelo di Brolo e Tusa». La Regione, inoltre, chiederà un'ordinanza di protezione civile nazionale in favore della popolazione interessata. Oggi, il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, l'assessore regionale dell'Istruzione e Formazione, Mario Centorrino, e i 40 sindaci dei Comuni dei Nebrodi effettueranno un sopralluogo nelle zone della frana e alle 16.30 si riuniranno nella sede del Parco, a Sant'Agata di Militello, per fare il punto della situazione. Il Parco è stato individuato come sede operativa dell'unità di crisi. NUOVE ORDINANZE DI SGOMBERO Si allarga a macchia d'olio la mappa del dissesto idrogeologico che, in seguito alle piogge degli ultimi giorni, sta causando disagi e danni nel Messinese: dopo la frana di ieri a San Fratello, dove è scattata l'ordinanza di sgombero per 1.500 persone, provvedimenti analoghi sono stati presi in nottata per altre 20 famiglie che abitano a Tusa, in alcune case di edilizia popolare di via Carmelo Battaglia. La zona è infatti interessata da un vasto smottamento del terreno che ha messo a repentaglio la stabilità degli edifici. Altre 20 ordinanze di sgombero, per lo stesso motivo, ieri erano state notificate anche a Sant'Angelo di Brolo. Il dipartimento regionale della Protezione Civile ha intanto attivato un'unità di crisi per monitorare costantemente la situazione. Nella zona dei Nebrodi sono numerose le strade interessate da frane e smottamenti: alcuni paesi, come Longi, sono isolati e raggiungibili solo percorrendo vecchie mulattiere. COSA E' SUCCESSO A poter raccontare cosa accadde l'8 gennaio di 88 anni fa, quando la collina venne giù travolgendo e spazzando via l'intero paese, sono rimasti in pochi. I più, a San Fratello, paese di 5000 anime nel parco dei Nebrodi, dove nacque il nonno di Bettino Craxi e noto per una razza equina antichissima, della catastrofe che rase al suolo il centro hanno sentito solo il racconto. Ma quando, dopo un nubifragio durato 48 ore, la terra, da contrada Riana, oggi ha cominciato ancora una volta a franare, la gente ha abbandonato le case ed è fuggita via lasciando un paese fantasma. Il piano degli sgomberi è partito fin dalla mattina, quando i tecnici del Comune hanno capito che la situazione era grave. Oltre 1500 persone hanno dovuto lasciare la propria abitazione anche per l'ordinanza del sindaco Salvatore Sidoti Pinto che dice: «La situazione è drammatica». «Stiamo vedendo il paese sparire - aggiunge il sindaco - la frana ha coinvolto tutto il versante nord-est di San Fratello, coinvolgendo la parte relativamente più nuova, comprese le scuole elementari e medie. Stiamo qui che guardiamo quello che accade senza potere intervenire per fare qualcosa». «I miei concittadini - prosegue - si stanno comportando con un alto senso civico e di responsabilità. Si stanno trasferendo da amici o parenti che abitano che nella zona non interessata dalla frana o in altri paesi. Siamo nelle mani di Dio...». Anche chi non ha avuto l'ordine di lasciare la propria abitazione, ha preferito fare i bagagli e rifugiarsi da amici e parenti nei centri vicini. Il ricordo della disastrosa frana che ad ottobre si è abbattuta su Messina facendo 37 morti è ancora vivo. San Fratello ora è un paese mezzo vuoto. Con la statua del santo protettore, San Nicola, e il Crocifisso portati via dalla chiesa madre, in cui si è aperta una profonda crepa, e lasciati nella piazza in una sorta di muta invocazione di protezione degli abitanti in fuga. I muri di decine di case sono segnati da profonde spaccature. La collina viene giù poco a poco a valle e alle abitazioni viene a mancare il sostengo del terreno. Il fronte della frana è raddoppiato in poche ore raggiungendo i due chilometri. «La situazione è molto allarmante», spiega il responsabile della Protezione Civile provinciale Bruno Manfrè che coordina le operazioni di soccorso. In Municipio è stato organizzato un centro di pronto intervento. Il sindaco ha chiamato a raccolta le associazioni di volontariato e fatto arrivare in paese diverse ambulanze. I sindaci dei comuni dei Nebrodi in un telegramma inviato, tra gli altri, alla presidenze del Consiglio dei ministri e della Regione Siciliana, scrivono che «l'emergenza idrogeologica nel territorio dei Nebrodi in Provincia di Messina continua ad aggravarsi» e «l'incolumità dei cittadini è gravemente minacciata». «Movimenti franosi, chiusura strade, crolli e smottamenti vari - si legge nel documento - necessitano interventi d'imperiosa urgenza, ben coordinati, delle strutture regionali e Nazionali all'uopo deputate. Richiedesi altresì presenza sul territorio vertici autorità competenti». Ma il Messinese non è l'unica area interessata dal maltempo che sta flagellando tutta la regione dove nelle ultime 12 ore, in alcune zone, sono caduti oltre 60 millimetri di pioggia. Gravissimi i danni nell'ennese, dove è stata chiusa la strada statale 117 bis nel tratto che va dallo svincolo autostradale allo svincolo per Leonforte per una frana che ha invaso la carreggiata. Allegamenti in abitazioni e in molte aziende agricole della provincia. E ancora smottamenti nel Trapanese e linee ferroviarie interrotte tra Caltanissetta e Gela, Palermo e Agrigento e Catania e Agrigento. Le Ferrovie dello Stato hanno organizzato autobus sostitutivi. STATO DI CALAMITÀ A COSENZA  Numerose frane si stanno verificando in provincia di Cosenza a causa del maltempo delle ultime ore. Per fronteggiare ai disagi che si stanno verificando la Provincia di Cosenza ha attivato una unità di crisi che sta coordinando le attività. Le situazioni pi— critiche fronteggiate oggi sono state quelle relative alla frana di notevoli dimensioni che ha investito la strada provinciale per Cerisano, caratterizzata da un movimento principale profondo che ha reso necessaria l'evacuazione di un fabbricato. Un'altra frana, inoltre, ha interessato la strada per Paterno. In entrambi i casi i tecnici e le squadre della Provincia di Cosenza sono intervenuti per arginare i danni ed i disagi. Altri interventi si sono resi necessari a Roggiano Gravina, Serra d'Aiello e Malvito. Nel cosentino tutti i mezzi ed il personale addetti alla viabilità invernale stanno lavorando ininterrottamente per sgomberare le strade dalla neve ed effettuare i trattamenti antigelo. Il Presidente della Provincia di Cosenza Mario Oliverio ha chiesto alla Regione Calabria ed al Governo la dichiarazione dello stato di calamità naturale a causa dei danni provocati dal maltempo. «Il perseverare del maltempo - ha detto Oliverio - ha creato in molte realtà situazioni di vere e proprie emergenze. Il dissesto idrogeologico ed i movimenti franosi in molti Comuni hanno determinato l'evacuazione delle famiglie dalle civili abitazioni. In numerosi casi la interruzione delle strade ha prodotto disagi con veri e propri rischi di isolamento. La dichiarazione dello stato di calamità è divenuta una oggettiva necessità per far fronte ad una situazione di emergenza». «Per quanto ci riguarda - conclude - le nostre strutture, uomini e mezzi, sono mobilitate 24 ore su 24. Tuttavia è necessario un intervento straordinario da parte dello Stato e delle strutture di Protezione Civile». TRENI BLOCCATI IN SICILIA L'eccezionale ondata di maltempo in Sicilia sta causando disagi anche alla circolazione ferroviaria. A causa di un allagamento è interrotta la linea Caltanissetta-Gela, tra le località Delia e Gela. Una frana ha invece provocato l'interruzione della linea Palermo-Agrigento, fra le stazioni di Campofranco e Acquaviva. Sempre sulla linea Palermo-Agrigento, continua l'interruzione fra le stazioni di Termini Imerese e Roccapalumba/Alia, a causa di un traliccio pericolante della società Terna; la pendenza del traliccio è dovuta allo smottamento del terreno, provocato dal maltempo. Permane, infine, anche l'interruzione tra Caltanissetta Xirbi e Imera, sulla linea Catania-Agrigento, anche in questo caso a causa di uno smottamento. Trenitalia (Gruppo FS) sta garantendo la mobilità con un servizio di autobus sostitutivi. NEVE IN PIEMONTE E LIGURIA Neve sulla autostrada A7. E' ripreso a nevicare, gia' da questa notte, sulla rete di competenza del gruppo Autostrade per l'Italia. Al momento nevica su: A6 Torino-Savona: tra Ceva e Millesimo; A7 Genova-Serravalle: tra Serravalle Scrivia e Genova Bolzaneto: A26 Genova-Gravellona Toce: tra il bivio con la A10 e Casale Monferrato sud, sulla Diramazione Predosa-Bettole, e sulla Diramazione Stroppiana-Santhia'. Sui tratti interessati dall'evento, come riferisce Autostrade per l'Italia, ''non si e' registrato nessun tipo di disagio alla circolazione grazie al piano operativo antineve attuato in collaborazione con la Polizia Stradale''. 200 SGOMBERI NEL MESSINESE Salgono a 200 le abitazioni minacciate da una grossa frana ed evacuate a San Fratello, paese del Messinese. Sgomberata anche la chiesa e gli alloggi popolari. In tutto hanno lasciato le abitazioni circa 500 persone. Sul posto è giunto il responsabile della Protezione Civile provinciale, Bruno Manfrè che ha definito la situazione »molto allarmante«. La frana, che ora ha un fronte superiore di due chilometri, sta raggiungendo il centro del paese. Le facciate di alcuni palazzi si sono riempite di crepe per il cedimento del terreno che sta scivolando a valle. Il sindaco ha radunato le associazioni di volontariato per organizzare eventuali soccorsi. Sul posto ci sono anche diverse ambulanze anche se, al momento, non ci sono feriti. Nel 1922 San Fratello è stata distrutta da una frana Una vastissima frana, causata dal maltempo delle ultime ore, si è abbattuta su San Fratello, paese che si trova alle pendici dei Nebrodi, nel Messinese. Sono oltre 60 le abitazioni evacuate. La terra ha già travolto diverse case che erano state sgomberate. Sul posto operano i carabinieri, i vigili urbani e gli uomini della Protezione Civile del Comune. Il fronte superiore della frana è di un chilometro. Ad ottobre scorso uno smottamento ha distrutto intere frazioni del comune di Messina e alcuni paesi della provincia facendo 37 vittime.La perturbazione che interessa da due giorni la Sicilia si è intensificata tanto che nelle ultime 12 ore, in alcune zone, sono caduti oltre 60 millimetri di pioggia. «Le situazioni più gravi - rileva Fabrizio Curcio, responsabile ufficio emergenze della Protezione civile - riguardano l'innalzamento del livello di alcuni fiumi, smottamenti e piccole frane, in particolare nelle province di Agrigento, Messina, Caltanissetta e Palermo». La situazione continua ad essere monitorata dalla sala operativa di via Vulpiano in stretta collaborazione con il personale della Protezione civile locale. «Le previsioni segnalano - prosegue Curcio - che la perturbazione si sposterà nelle prossime ore verso la parte orientale dell'Isola, poi sulla Calabria e la Puglia». «L'attenuazione dei fenomeni - conclude il responsabile della Protezione civile - è prevista per le prime ore di domani mattina». LE PAROLE DELL'ESPERTO L'inverno a cavallo tra il 2009 e il 2010 si ricorderà come un inverno lungo. Fino alla fine di febbraio insisteranno perturbazioni, anche se l'aria sarà meno fredda mentre, se da una parte ci si avvicina all'equinozio di primavera del 21 marzo e quindi la situazione piano piano dovrà ribaltarsi, dall'altra però si avranno ancora «episodi freddi con perturbazioni frequenti». L'analisi climatologica, e non meteorologica, è di Giampiero Maracchi, già direttore dell'Istituto di biometeorologia Ibimet del Cnr di Firenze. «Complessivamente è un inverno abbastanza persistente - ha detto Maracchi - e non un fenomeno temporaneo. Un inverno come questo arriva ogni 20-25 anni e le caratteristiche sono molto simili all'inverno dell'85». UN MORTO IN SARDEGNA La neve che ha ricoperto diversi centri della Sardegna ma soprattutto il freddo sono stati una costante nei giorni scorsi in tutta l'isola, ed il maltempo ha causato anche la morte di un barbone il cui corpo è stato trovato ormai privo di vita a Carbonia. Aveva 45 anni ed il certificato medico ha confermato la «morte per assideramento». L'uomo - ha riportato il quotidiano L'Unione Sarda - ha trascorso la notte all'aperto nel piazzale di un laboratorio per la lavorazione del marmo. A trovare il corpo ormai privo di vita sono stati alcuni operai che lavorano nello stabilimento e che hanno dato l'allarme. Inutili i tentativi di soccorrerlo, il medico ha, infatti, accertato che il decesso sarebbe avvenuto verso le 4 della notte. Il barbone viveva fra la casa dell' anziana madre ed un centro di accoglienza ma non disdegnava anche un rudere disabitato, come una vecchia scuola, dove si rifugiava. L'altra notte, forse ubriaco, avrebbe vagato nella zona sino a cercare un riparo contro il gelo nella fabbrica artigiana dove, però, è morto. Le forze dell'ordine hanno confermato la morte naturale. NUBIFRAGI NELL'ENNESE La provincia ennese è stata flagellata da una violenta pioggia che si è abbattuta incessante per oltre 18 ore. Sulla strada statale per Leonforte è straripato il fiume Manna travolgendo un gregge di pecore. Chiusa la strada statale 117 bis nel tratto che va dallo svincolo autostradale allo svincolo per Leonfrote per una frana che ha invaso la carreggiata. Al lavoro anche la Protezione Civile di Enna che sta lavorando per ripristinare la strada. Una frana ha invaso parte della strada statale 117 , Nicosia -Leonforte. Si transita con difficoltà mentre i vigili del fuoco stanno lavorando per liberare la carreggiata dal fango Allegamenti in abitazioni private e in molte aziende agricole della provincia. NEVE AL NORDOVEST È ripreso a nevicare, già da questa notte, sulla rete di competenza del gruppo Autostrade per l'Italia. Al momento nevica su: A6 Torino-Savona: tra Ceva e Millesimo; A7 Genova-Serravalle: tra Serravalle Scrivia e Genova Bolzaneto: A26 Genova-Gravellona Toce: tra il bivio con la A10 e Casale Monferrato sud, sulla Diramazione Predosa-Bettole, e sulla Diramazione Stroppiana-Santhià. Sui tratti interessati dall'evento, come riferisce Autostrade per l'Italia, «non si è registrato nessun tipo di disagio alla circolazione grazie al piano operativo antineve attuato in collaborazione con la Polizia Stradale». Autostrade invita gli automobilisti ad informarsi sulle condizioni meteo e della strada prima di partire e durante il viaggio. Inoltre, si raccomanda prudenza ai conducenti e si invitano i viaggiatori ad adottare particolari misure precauzionali: dotare il veicolo di catene a bordo o di pneumatici da neve; partire con piccoli generi di conforto a bordo in particolare se si viaggia con bambini; non ingombrare la corsia di emergenza e favorire il passaggio dei mezzi operativi e di soccorso; adeguare lo stile di guida alle condizioni della strada e mantenere le distanze di sicurezza dai mezzi che precedono; porre la massima attenzione ai messaggi dei cartelli a messaggio variabile; ascoltare Isoradio (103.3), RTL 102.5 o altre emittenti dedicate per gli aggiornamenti sulla effettiva evoluzione dei fenomeni meteorologici, al fine di poter scegliere eventuali percorsi alternativi Per ulteriori informazioni è possibile chiamare anche il Call Center di Autostrade per l'Italia al numero 840.04.21.21. attivo h24 PIOGGIA E FREDDO IN CALABRIA Pioggia e freddo intenso stanno caratterizzando il maltempo in Calabria. In Sila è ripreso a nevicare ma al momento non si segnalano problemi o disagi. La pioggia che sta interessando tutto il territorio regionale al momento non ha provocato disagi alla viabilità. Sull'autostrada Salerno - Reggio Calabria e sulle strade statali il traffico è scorrevole e non vengono segnalati problemi. La polizia stradale ha intensificato i controlli per evitare disagi alla circolazione. Destano invece preoccupazione la situazione delle frane in tutta la Calabria che, con le piogge delle ultime ore, si sta aggravando. Al momento non ci sono particolari situazioni di allarme ma la situazione è tenuta costantemente sotto controllo da parte dei vigili del fuoco e dal personale della protezione civile regionale. Sono costantemente monitorati anche i fiumi ed i corsi d'acqua presenti in tutto il territorio calabrese. A Camigliatello sta nevicando ma le strade d'accesso alla Sila sono libere e percorribili. Agli automobilisti viene consigliato di spostarsi con le catene a bordo dei propri mezzi. SICILIA, RISCHIO ALLAGAMENTI Il maltempo che da due giorni sta flagellando la Sicilia, con piogge e raffiche di vento, continua a causare disagi e danni. Il fiume Platani, uno dei corsi d' acqua più grandi dell'isola, ha rotto gli argini tra Campofranco e Milena, nel nisseno, provocando l'allagamento delle campagne circostanti. Anche il torrente Frattina nei pressi di Mezzojuso, un paese del Corleonese a venti chilometri da Palermo, è esondato. La centrale operativa del dipartimento regionale della Protezione Civile ha ricevuto nuove segnalazioni anche per quanto riguarda episodi di dissesto idrogeologico nel messinese. Dopo la frana che ieri ha colpito il comune di Raccuja, con un'ordinanza di sgombero per 15 abitazioni, un altro vasto smottamento si registra a San Fratello, sui Nebrodi. In contrada Raia la sede stradale è stata interessata da un cedimento e due case, che erano disabitate, sono state dichiarate inagibili. Infine numerosi allagamenti sono stati segnalati nel centro storico di Licata, in provincia di Agrigento.

Obama incontrerà il Dalai Lama. Respinta la richiesta di Pechino

La Casa Bianca ha respinto la richiesta della Cina di annullare l'incontro fra il presidente Barack Obama e il Dalai Lama, leader spirituale tibetano in esilio, previsto per il 18...


SCAPPANO DAI MARITI: DUE AFGHANE FRUSTATE IN PUBBLICO

Due donne afghane, sposate contro la loro volontà nella provincia occidentale di Ghor e fuggite dai rispettivi mariti un mese fa, sono state arrestate dalla polizia e riconsegnate alle famiglie che, obbedendo al decreto emanato da un'autorità religiosa locale, le hanno fatte frustare in pubblico. Lo scrive l'agenzia di stampa Pajhwok. La fustigazione è stata condannata come "atto immorale e fuorilegge" da responsabili locali ed esponenti di organizzazioni di difesa dei diritti umani. Le donne, originarie del distretto di Dolina, erano fuggite nella vicina provincia di Herat dove, ha detto il portavoce del governatore di Ghor, Abdul Hai Khatibi, sono state trovate dagli agenti, nonostante fossero vestite da uomini, e riportate a casa. Khatibi ha quindi detto che «la punizione stabilita da un ulema di 45 frustate in pubblico, è stata avallata dai capi talebani e dai responsabili della comunità religiosa della zona». Il vicecapo della polizia di Dolina, Jiahan Shah, ha detto che le donne erano fuggite da casa perchè stanche di essere sottoposte a violenze e percosse, e che la fustigazione è stata realizzata con l'approvazione di Fazl Ahad, un ex comandante attivo contro l'invasione sovietica.

FB, NASCE IL GRUPPO ”FAN DI IZZO”, MOSTRO DEL CIRCEO

Su Facebook si può diventare «fan» di Angelo Izzo, il mostro del Circeo condannato due volte all'ergastolo per efferati delitti: sul popolare social network l'ex pariolino, che è detenuto nel carcere di Velletri (Roma), è registrato come «personaggio pubblico», al pari di star dello spettacolo e nomi noti della politica e delle istituzioni. Non si può quindi chiederne «l'amicizia», ma si può solo «diventare suoi fan». La pagina di Izzo, http://www.facebook.com/search/?q=angelo+izzo&init=quick#!/group.php?v=wall&ref=search&gid=210213276769, con tanto di foto scattata durante l'ultimo processo, ad oggi ha più di cinquanta iscritti che si dichiarano «fan» del feroce omicida. Per il resto alla voce «informazioni personali» nessun accenno agli omicidi commessi, ma solo il riferimento ad uno stupro. «Studente di medicina - si legge - insieme ad un paio di amici, nel 1974, aveva violentato due ragazzine ed era stato condannato a soli due anni e mezzo di reclusione che comunque non scontò nemmeno in parte essendogli stata concessa la sospensione condizionale della pena». Izzo a metà degli anni settanta in una villetta del Circeo, insieme a Gianni Guido e Andrea Ghira, seviziò ed uccise Rosaria Lopez e ridusse in fin di vita Donatella Colasanti che si salvò fingendosi morta. Trenta anni dopo, nel 2005, mentre era in semilibertà a Campobasso, tornò a compiere gli stessi reati: in una villetta di Ferrazzano uccise madre e figlia, Maria Carmela e Valentina Maiorano, e seppellì i loro corpi nel giardino della casa.

G8, LA VERITÀ DI BERTOLASO: “BASTA FANGO SU DI ME”

Le telefonate dell'imprenditore toscano Riccardo Fusi della Btp (fra gli indagati) con l'onorevole Denis Verdini, oltre a una chiamata al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. I rapporti di Fabio De Santis e Angelo Balducci, entrambi arrestati, con l'imprenditore Guido Ballari, a sua volta in rapporti con il senatore Guido Viceconte e l'onorevole Mario Pepe. È quanto è riportato in un'informativa dei carabinieri del Ros di Firenze, del 15 ottobre scorso, per l'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi, come pubblicato oggi dal Corriere della Sera. Come riporta il quotidiano, sono decine le telefonate tra Fusi e Verdini: in una - 21 gennaio 2009 - il politico, riferiscono gli investigatori, si vanterebbe di aver contribuito a far nominare provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis. Il 3 marzo 2008, Fusi e Verdini parlano del «coinvolgimento in una comune operazione dell'imprenditore parmense Pizzarotti». Il 28 marzo discutono invece di un'operazione bancaria condotta sul Credito cooperativo fiorentino, di cui Verdini è presidente. Il 24 aprile del 2008, parlando della composizione del nuovo governo Berlusconi, a Fusi che chiedeva se poteva stare tranquillo Verdini risponde di sì. Ancora nell'estate 2008 Fusi sollecita a Verdini un incontro con Matteoli per discutere della scuola marescialli di Firenze. Il 5 agosto Fusi parla direttamente con Matteoli: gli chiede se «ci si può vedere un minuto». La risposta di Matteoli è negativa perchè il ministro sta per andare in vacanza: «No, io me ne vado stanotte e torno il 27 a Roma». Un capitolo dell'informativa del Ros è poi dedicato ai rapporti di De Santis e Balducci con Ballari, a sua volta in rapporti con il senatore Guido Viceconte e con l'onorevole Mario Pepe, nel quale si spiega: «Lo sviluppo investigativo consentirà di rilevare che l'on. Mario Pepe, a cui si aggiungerà anche il senatore Guido Viceconte, sono interessati nel far aggiudicare lavori pubblici all'imprenditore Guido Ballari». Gli investigatori riferiscono che fino al dicembre 2003 Ballari e Pepe comparivano nella Eurogruppo servizi.   L'INTERVISTA DI BERTOLASO A REPUBBLICA «Ripeto di essere un servitore dello stato» mentre «non è un mio problema considerare che per 'statò si deve intendere l'Italia senza Berlusconì. Spiacente, è un problema del centrosinistra, non dello stato, non riuscire a fare a meno di questo presidente come collante politico». Lo afferma Guido Bertolaso in una lettera pubblicata da Repubblica con cui il capo della Protezione civile risponde alle 10 domande poste dal fondatore del quotidiano, Eugenio Scalfari. Bertolaso intende chiarire che «quando ci sono scadenze, l'unico strumento che funziona è quello della Protezione civile» che si basa su «una normativa», «comprensiva di controlli e autorità di vigilanza mai abrogate», e non su «anarchia o autorizzazione a esercitare la pirateria a nome dello stato». Sulla magistratura, Bertolaso afferma: «Credo indispensabile che esista una macchina della giustizia efficiente e responsabile. Ma non si rende un servizio all'opinione pubblica spargendo illazioni, informazioni non verificate, sospetti, teoremi di colpevolezza data perr certa quando nessun giudice si è pronunciato». E aggiunge, basta «fango». Alla domanda se le ordinanze relative ai Grandi eventi siano un modo per evitare la firma del capo dello stato eludendo così il suo controllo costituzionale, Bertolaso replica: «Il Quirinale non ha mai opposto il rifiuto o obiezioni alle leggi che consentono l'adozione di tali ordinanze». Inoltre, Bertolaso ripete che «il decreto legge non prevede affatto la trasformazione della Protezione civile in società per azioni» ma, spiega, «la spa è uno strumento tecnico in più che con l'esperienza acquisita nelle emergenze, rimette nelle mani del 'Pubblicò competenze da 'general contractor' che la pubblica amministrazione ha perso negli ultimi decenni». NELL'INCHIESTA ANCHE POLITICI DEL PDL  Anche politici del Pdl nelle carte dell'inchiesta di Firenze sugli appalti della Protezione Civile. E' il 'Corriere della sera' a riportare stralci dell'informativa del Ros dei Carabinieri, sezione Anticrimine di Firenze, che il 15 ottobre scorso riferiva ai magistrati il presunto intreccio di corruzione e altri legami tra gli uomini che circolavano intorno alla Protezione civile e un gruppo di imprenditori: e dal rapporto emergono i nomi del coordinatore Pdl Denis Verdini, del ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, e dei parlamentari Pdl Mario Pepe e Guido Viceconte. In particolare, il 'Corriere' pubblica diverse conversazioni tra Verdini e Riccardo Fusi, presidente della Bpt, e tra Fusi e Matteoli. Mentre di Pepe e Viceconte il 'Corriere' riporta la sintesi dell'informativa dei Ros: "Sono interessati nel far aggiudicare lavori pubblici all'imprenditore Ballari". Ma non sono le uniche intercettazioni pubblicate oggi dai giornali. Sempre sul 'Corriere' e anche su 'Repubblica', vengono pubblicate le trascrizioni di conversazioni telefoniche del 14 dicembre 2008, tra Guido Bertolaso e il gestore del Salaria Sport Village Rossetti, e tra quest'ultimo e una ex soubrette brasiliana, Regina Profeta: si organizza un incontro, quella stessa sera, tra Bertolaso e una ragazza brasiliana di nome Monica. Secondo le intercettazioni, l'incontro avviene tra le 21,30 e le 23 circa. Durante, l'imprenditore Anemone si informa con Rossetti: "E' come se avessimo guadagnato cinquecento punti", dice con soddisfazione. Poi, 'Repubblica' riferisce di un'intercettazione tra le due donne brasiliane in cui si scenderebbe nei dettagli dell'incontro con Bertolaso: Monica assicurerebbe che il sottosegretario sarebbe rimasto "contento". Rossetti parla invece con il factotum Stefano: "Ho cercato tracce di preservativi, ma non l'ho visti". BINDI:« PRESIDENTE VENGA A RIFERIRE»  «E il momento di ritirare il decreto sulla Protezione civile. Non di correggerlo. È il momento in cui Silvio Berlusconi deve venire in Parlamento a riferire che cosa è successo. È il momento di avviare una commissione parlamentare di inchiesta». È quanto chiede il presidente del Pd, Rosy Bindi, che, in un'intervista a Repubblica, spiega come sulla Protezione civile «c'è stato un grande investimento morale da parte del paese». Perciò, «si deve fare chiarezza». «Dobbiamo sapere - spiega Bindi - se il denaro pubblico è stato speso bene oppure no: quelli erano fondi per affrontare tragedie, emergenze, grandi eventi». Per questo, precisa, «il premier deve riferire in Parlamento e si deve costituire una commissione di inchiesta». Secondo Bindi, inoltre, c'è una nuova questione morale «e non solo - spiega - perchè ogni giorno un politico finisce sotto inchiesta». «La politica - afferma - deve affrontare questa realtà, non possiamo lasciare che la magistratura svolga una funzione di supplenza». IRS: «RIFARE GARE D'APPALTO» Indipendentzia Repubrica de Sardigna (Irs) ha preso posizione sui lavori per il G8 a La Maddalena, che definiscono «ennesimo esempio di malaffare italiano», chiedendo che Regione sarda e Provincia si costituiscano parte civile e che le gare d'appalto vengano rifatte in maniera trasparente. «È necessario - ha affermato Irs - che le comunità locali diventino in prima persona soggetti depositari della proprietà e del controllo su queste aree». Gli indipendentisti dell'Irs hanno invitato i sardi e gli abitanti de La Maddalena, «a riflettere se sia ancora lecito credere alle promesse di chi continua a sfruttare il nostro territorio lasciando in cambio solo inganni e disperazione». «Dopo aver investito milioni di euro per un evento mai svoltosi - ha spiegato Irs - dopo aver operato in deroga alle leggi di tutela, oggi a La Maddalena rimangono solo macerie. Alberghi di lusso che cadono a pezzi o non ultimati e aree in stato d'abbandono. È chiaro qual è il contributo che dà lo Stato italiano alla Sardegna: illusioni, sfruttamento e rapina». «ERANO SOLO MASSAGGI» «Bertolaso chiedeva sempre di Francesca perchè è specializzata nel tipo di massaggio che lui chiedeva: aveva delle problematiche alla schiena e alla cervicale». A spiegarlo al Tg1 è Tatiana Marsili, del Salaria Sport Village, il circolo sportivo romano frequentato come socio dal sottosegretario Guido Bertolaso, coinvolto nell'inchiesta sugli appalti del G8. «Francesca - spiega ancora la dipendente - è la responsabile tecnica del nostro centro estetico beauty, è lei che coordina tutto». Poi la ragazza mostra alle telecamere le cabine della fisioterapia, affermando che «quelle per i massaggi specifici sono solo due» e soffermandosi sul fatto che «le porte sono scorrevoli, senza serratura, e senza la possibilità di chiudersi dall'interno». Nel circolo sportivo, spiega poi il direttore generale del Salaria Sport Village Stefano Morandi, «lavorano a vario titolo di contratto circa 200 dipendenti, in tutte le aree. Tutti ci auguriamo che la magistratura faccia piena luce al più presto su tutta la vicenda, in quanto teniamo al nostro posto di lavoro». COSA SCRIVE IL GIORNALE DI FRANCESCA Ha conosciuto Guido Bertolaso al centro estetico del Salaria Sport Village. E gli ha fatto solo «massaggi rilassanti decontratturanti» per la cervicale. Sono alcuni dei passaggi del verbale di Francesca, la fisioterapista al centro delle intercettazioni, raccolto dagli avvocati del capo della Protezione Civile e pubblicato dal Giornale. «Sono dipendente del Salaria Sport Village da circa due anni e qualcosa» risponde agli avvocati Francesca, 43 anni, ricoverata in ospedale per un intervento chirurgico. «Sono un'estetista qualificata, specializzata alla scuola di estetica moderna di Roma, riconosciuta dalla Regione Lazio. Ho ottenuto il diploma con il massimo dei voti». E il capo della protezione civile, dice Francesca nelle dichiarazioni riportate anche dal Corriere della Sera, «cercava proprio me perchè sono specializzata in 15 tipi diversi di massaggio. Il dottore soffre da tempo per una contrazione delle vertebre della colonna ed è afflitto anche dalla cervicale. Quelli sono i massaggi che mi chiedeva, e solo quelli...». Solo rapporti «di natura professionale - ribadisce anche nel verbale - e non l'ho mai frequentato al di fuori del centro estetico». Tra l'altro, precisa, «le cabine dove si effettuano i massaggi hanno una porta scorrevole senza serratura, che anche chiuse lasciano sempre uno spiraglio di visibilità». «Questa storia falsa - si legge ancora sul Corriere - mi ha distrutta. Ma voglio reagire, voglio che mi venga restituita al più presto la mia dignità». "MAI APPUNTAMENTI CON MONICA" «Non conosco tale signora nè ci sono stati mai con lei appuntamenti di qualsiasi genere». Così il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, attraverso il suo avvocato Filippo Dinacci, ribadisce di non avere alcun legame con la brasiliana Monica, chiamata in causa dalla Procura di Firenze come la donna che avrebbe avuto prestazioni sessuali con lui all'interno del Salario Sport Village di Roma. E proprio in merito alle notizie apparse oggi su alcuni giornali, secondo cui la donna sarebbe stata ascoltata dai carabinieri, confermando di avere incontrato il capo della Protezione Civile, l'avvocato Dinacci sottolinea che «se qualcuno ha reso diverse dichiarazioni davanti all'autorità giudiziaria, fermo restando la massima fiducia nella magistratura, se ne assumerà la responsabilità». «In ogni caso - conclude il legale - sorprende la grande attenzione che certa stampa riserva a temi del tutto ininfluenti ai fini del processo». DOMANI DECISIONI SU ARRESTATI È attesa per domani, al massimo dopodomani, secondo quanto si è appreso, la decisione del gip di Firenze Rosario Lupo sulle istanze di scarcerazione presentate dai legali di almeno tre dei quattro arrestati nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti: Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola e Diego Anemone. Domani il gip dovrebbe acquisire il parere dei pubblici ministeri e quindi pronunciarsi sul punto. I tre indagati sono tutti detenuti a Roma (il quarto Fabio De Santis è invece recluso a Milano) e sono usciti dall' isolamento. Alcuni di loro, come Balducci, hanno incontrato i propri difensori e fornito indicazioni per l'acquisizione di documenti da loro ritenuti utili per la difesa. LETTA: "MAI PROTEZIONE CIVILE PRIVATA" «Anche io mi arrabbierei se qualcuno pensasse di trasformare la protezione civile in società privata, ma non è così e chi lo dice non dice il vero. La protezione civile è e rimane un Dipartimento della presidenza del Consiglio con le sue strutture, le sue funzioni e le sue regole che restano pubbliche». Lo ha affermato Gianni Letta sottosegretario alla Presidenza del Consiglio rispondendo ad una domanda in proposito al termine della visita del Papa all'ostello della Caritas alla Stazione Termini di Roma. Letta ha quindi ribadito che Bertolaso potrà continuare a lavorare con gli strumenti abituali e con lo stesso spirito e con lo stesso impegno. «Con il decreto si era solo pensato di dotare la protezione civile di uno strumento ulteriore, aggiuntivo, che le consentisse - ha spiegato Letta - di operare, in determinate circostanze, con maggiore flessibilità ed efficacia». « Sono personalmente convinto - ha aggiunto - che come in tutti questi anni nelle emergenze drammatiche e 'nei grandi eventì ha operato con successo senza questo ulteriore strumento, la Protezione civile di Bertolaso potrà tranquillamente continuare a farlo con gli strumenti abituali e con lo stesso spirito e lo stesso impegno. Questi sì- ha concluso - sono i veri strumenti del successo». BERLUSCONI, WEEKEND BLINDATO Week-end blindato per Silvio Berlusconi a Villa Certosa. Arrivato ieri mattina, alle 11:30, all'aeroporto di Olbia a bordo dell'Airbus 319 bianco griffato Repubblica Italiana, decollato da Ciampino, il presidente del Consiglio e ripartito oggi con lo stesso aereo alle 16:25, senza mai uscire dalla residenza di Porto Rotondo. La pioggia e il freddo, che stamattina hanno fatto da padroni in Gallura dopo la bella giornata di ieri, hanno evidentemente sconsigliato al premier di uscire di casa, così come non ce stata alcuna gita in barca, come si ipotizzava ieri. Solo qualche passeggiata nel parco della villa che s'affaccia sul mare di Punta Lada e poi tanto lavoro al telefono per il capo del Governo, alle prese in questi giorni con il caso Bertolaso. Tra l'altro Porto Rotondo non è distante da La Maddalena, teatro dei presunti illeciti commessi per i lavori del G8 (poi trasferito all'Aquila) sui cui indaga la Procura di Firenze. Nell'isola si vive con apprensione per il timore che questa inchiesta possa cancellare eventi internazionali già programmati, come la Luis Vuitton Cup di vela, in calendario tra maggio e giugno nel cristallino mare dell'arcipelago. Proprio la vicinanza tra Villa Certosa e la Maddalena aveva fatto anche ipotizzare una visita del premier nella sede inizialmente scelta per il G8 del 2009. Così non è stato. Berlusconi ha preferito trascorrere il week-end in tutto relax, in vista dei prossimi appuntamenti che lo vedranno impegnato nella campagna elettorale per le amministrative. A Villa Certosa il Cavaliere era giunto ieri, per la sua prima trasferta sarda del 2010 e anche la prima dopo l'aggressione subita a Milano, il 13 dicembre scorso, quando venne colpito e ferito al volto. Era dal 29 ottobre scorso - quasi quattro mesi fa - che Berlusconi non tornava nella sua storica residenza estiva. Anche allora trascorse la domenica in casa dopo aver partecipato, il giorno prima, ad un convegno organizzato dall'Enac ad Olbia. Blindato, come sempre, l'accesso a Villa Certosa, inavvicinabile per curiosi e giornalisti, presidiato dalle pattuglie dei Carabinieri della Stazione di Porto Rotondo e via mare dalle motovedette dell'Arma. Nella nota località turistica - ma praticamente vuota fuori stagione - nessuno oggi ha visto il premier. Deserta la famosa Piazzetta, con tutte le attività commerciali chiuse, solo qualche bar rimane aperto anche d'inverno. «Berlusconi? Questa volta non si è fatto vedere, con questa pioggia poi... - commenta il titolare di un bar del borgo, non distante da Punta Lada - ma lo aspettiamo la prossima estate».

GB, 19ENNE CAMBIA SHAMPOO E PERDE CAPELLI A CIOCCHE

Affascinata dagli spot televisivi con protagonista Myleene Klass, aveva acquistato per la prima volta uno shampoo Pantene. Ma una tragica reazione allergica le ha fatto cadere centinaia di capelli. E' accaduto in Gran Bretagna ad una 19enne, Sophie Peppercorn, segretaria di Peterborough, 130 km da Birmingham: Sophie ha acquistato lo shampoo, mai provato prima, nella speranza che i suoi capelli, come diceva lo spot, acquistassero volume e lucentezza. In realtà dopo qualche giorno, sotto la doccia, i capelli cadevano a ciocche intere, rimanendo tra le sue mani. Sophie ha raccontato la vicenda al Daily Mail: la ragazza è andata sotto choc dopo essersi accorta degli strani effetti dello shampoo, dovuti probabilmente ad una reazione allergica verso qualcuna delle sostanze contenute nel prodotto. Così ha telefonato al numero verde della Pantene per protestare, e in tutta risposta si è sentita offrire al telefono un buono spesa da 5 euro. "E' incredibile, pensavano che volessi davvero comprarne un'altra confezione", ha detto Sophie, che cercando su internet ha trovato diverse ragazze che avevano vissuto la sua stessa disavventura. "Molte hanno detto che dipende dall'SLS (sodium laureth sulfate, ndr), una sostanza già definita cancerogena da molti ricercatori - ha detto Sophie - il mio medico però ha detto che è probabile che la caduta dei miei capelli non dipendesse dallo shampoo". Tesi confermata anche dalla presidente dell'Istituto di Tricologia, Marilyn Sherlock, che ha ricordato come la caduta dei capelli nelle donne sia "tutt'altro che rara. Spesso è dovuta allo stress, al cibo e allo stile di vita, e il fatto che avvenga dopo l'uso di un prodotto è soltanto una coincidenza". Dalla Procter & Gamble, multinazionale proprietaria della Pantene, hanno fatto sapere di essere sempre interessati alla sicurezza dei loro clienti. "I prodotti Pantene sono completamente sicuri, lo dimostra il fatto che sono usati da migliaia di donne ogni giorno senza alcun pericolo". Clicca qui e diventa fan di Leggo su Facebook

Il Giappone rimane la seconda economia

Evitato per un soffio il sorpasso della Cina grazie a una buona ripresa del Pil nel quarto trimestre (ma è stato -5% nel 2009) e alla forza dello yen
Il Giappone rimane la seconda economia

(10:15 15/02/2010)


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