Posts Tagged ‘Omicidio’
SONIA MARRA, PRESUNTO OMICIDA SCAPPATO DI CASA CON L’AUTO
Umberto Bindella, l' impiegato 31/enne di Marsciano che era stato arrestato con l' accusa di omicidio per la scomparsa della studentessa pugliese Sonia Marra, si è allontanato da casa con la sua auto e da ieri sera sono in corso le ricerche da parte dei carabinieri. Sembra anche che abbia lasciato un biglietto per spiegare questo suo gesto. Sonia Marra è misteriosamente scomparsa da Perugia, dove frequentava l' università, nella notte tra il 16 ed il 17 novembre 2006. I suoi familiari non hanno mai creduto ad un suo allontanamento volontario ed il 18 dicembre scorso Umberto Bindella, che in passato aveva frequentato la giovane, era stato arrestato con l' accusa di omicidio volontario, occultamento di cadavere e furto del telefono cellulare della studentessa. L' impiegato, assistito dagli avvocati Daniela Paccoi e Silvia Egidi, si è sempre proclamato innocente. Il sei febbraio scorso il gip Paolo Micheli ne aveva disposto la scarcerazione ma le indagini sul suo conto erano proseguite. Il 13 marzo prossimo è in programma l' udienza del tribunale del riesame sul ricorso presentato dai difensori di Bindella. Clicca qui e diventa fan di Leggo su Facebook
MORTO ENZO FRAGALÀ, ERA IN COMA DOPO AGGRESSIONE
Dopo un'agonia lunga tre giorni, Enzo Fragalà, penalista palermitano con una lunga militanza politica prima nel Msi, poi in An, massacrato a bastonate da un killer col volto coperto in preda a una brutale ferocia, è morto. In coma dalla sera dell'aggressione, operato invano due volte dai medici del Civico, non ha mai ripreso coscienza. «Un episodio di inaudita violenza», hanno stigmatizzato, insieme, magistrati e legali, uniti oggi in assemblea in tribunale proprio per parlare della vicenda Fragalà quando ancora il penalista non era deceduto. E l'ordine degli avvocati di Palermo si costituirà parte civile nell'eventuale processo per l' omicidio, ha annunciato il presidente Enrico Sanseverino. Il Procuratore di Palermo Francesco Messineo promette che sarà fatta chiarezza sul delitto. Un impegno assicurato anche dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. La salma dei Fragalà è stata trasferita all'istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo dove domani verrà effettuato l'esame autoptico. Davanti al padiglione di Rianimazione, dopo la notizia della morte si sono radunate decine di persone, amici, avvocati familiari che si sono stretti attorno alla moglie Silvana e ai due figli Marzia e Massimiliano. Domani pomeriggio sarà allestita la camera ardente al palazzo di giustizia. L'indagine, condotta dai carabinieri del reparto operativo e coordinata dai pm Nino Di Matteo e Carlo Lenzi e dall'aggiunto Maurizio Scalia, non sarà semplice. Se la dinamica dell'agguato, ricostruita grazie al racconto di tre testimoni oculari, è ormai chiara, non c'è ancora nessuna certezza sul movente di un'aggressione di inaudita ferocia. Il killer, che indossava un casco integrale, si è accanito sulla vittima, raggiunta alle spalle, sfondandole il cranio a colpi di mazza. Fuggito solo per l'intervento di uno dei testimoni, probabilmente è salito su una moto che l'attendeva poco distante e si è dileguato tra i vicoli del mercato del Capo. Secondo gli inquirenti, non si tratterebbe di un sicario. A impugnare il bastone che ha ucciso il penalista sarebbe stato un uomo - molto alto, lo descrivono le persone presenti - che covava verso Fragalà un odio profondo. Lunedì, il giorno delle esequie, Palermo darà il suo ultimo saluto a Enzo Fragalà. Oggi in tantissimi hanno testimoniato il proprio dolore. Il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra nel messaggio inviato alla famiglia dell'on. Enzo Fragalà ha scritto: «Colpito dal tragico epilogo della brutale aggressione subita tre giorni fa dall'on. Enzo Fragalà dinanzi al suo studio professionale di Palermo, desidero rappresentare i sentimenti di cordoglio del Presidente della Repubblica e miei personali alla famiglia ed a quanti gli sono stati vicini negli anni dell'impegno parlamentare e hanno condiviso con lui il delicato esercizio della professione forense». Cordoglio è stato espresso dal presidente della Camera Gianfranco Fini, al ministro della Difesa Ignazio La Russa, al capogruppo del Pdl al senato Maurizio Gasparri, al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, al sindaco di Roma Gianni Alemanno e al vicepresidente del Senato Domenico Nania. Vicini ai familiari del legale si sono detti anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e rappresentanti delle istituzioni come il presidente del Senato Renato Schifani che è andato in ospedale a rendere omaggio al legale. «Non riconosco la mia città», ha commentato. E il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ha detto: «A nome mio e di tutto il Pd esprimo cordoglio per la scomparsa di Enzo Fragalà, ucciso in maniera brutale e misteriosa. Mi auguro che sia fatta al più presto piena luce sul suo assassinio».
44ENNE UCCISO A DESIO FERMATI I DUE FIGLI
I carabinieri di Desio hanno fermato i due figli di 18 anni e 15 anni di Cosimo Agostino, l'uomo ucciso due giorni fa con due colpi di pistola alla testa nell'abitazione di famiglia a Desio, in provincia di Monza. I due ragazzi sono stati fermati ieri mattina ed entrambi dovranno rispondere dell'accusa di concorso in omicidio. L'uomo, originario della provincia di Reggio Calabria, è stato ucciso nella sua abitazione in via Partigiani d'Italia a Desio, dove viveva con la moglie e i due figli. Nell'appartamento la tavola era apparecchiata per la cena e non c'erano segni di effrazione. Al momento si sta valutando anche la posizione della moglie della vittima. DOMANI COVALIDA FIGLIO MAGGIORE Si terrà domani mattina, nel carcere di Monza, l'udienza di convalida del fermo del diciottenne accusato, con il fratello di 16 anni, dell'omicidio del padre, Cosimo Agostino, 44 anni, freddato con due colpi di pistola nella casa in cui vivevano, a Desio (Monza). Il giovane, ha riferito il suo legale, Antonino De Benedetti, la notte tra mercoledì e giovedì, quando è stato fermato, è apparso notevolmente scosso. Dell'udienza di convalida si occuperà il gip di Monza Claudio Tranquillo. MOGLIE: "VOLETE ROVINARE MIA FAMIGLIA" La moglie di Cosimo Agostino, il 44/enne ucciso mercoledì sera a Desio, non nasconde la sua rabbia per la presenza dei cronisti all'ingresso della palazzina di via Partigiani d'Italia dopo che, in relazione all'omicidio, sono stati fermati i suoi due figli di 18 e 16 anni. «Volete rovinare la mia famiglia - urla la donna -: sbattete i mostri in prima pagina senza sapere le cose. Ringraziate anche chi ha detto cose che non doveva dire». Cosimo Agostino, a quanto si è saputo, è stato ucciso con due colpi di pistola calibro 9 Parabellum che non è ancora stata ritrovata. I figli dell'uomo, che lavorava in un'azienda di Nova Milanese, poco distante, mercoledì sera sono stati portati nella caserma dei carabinieri di Desio e sottoposti all'esame dello stub per verificare la presenza di tracce di polvere da sparo sulle mani. Da quel momento hanno assunto la qualifica di indagati per omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela e, assistiti da due avvocati d'ufficio, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I militari stanno ora compiendo altri accertamenti per verificare quanto raccontato dai due ragazzi nell'immediatezza. Il minore era in casa all'arrivo dei militari dopo che sua madre aveva trovato il corpo. Il maggiore dei due è arrivato una mezz'ora dopo e ha raccontato di essere stato in compagnia di amici. Del maggiorenne si occuperà il pm della Procura di Monza mentre del minorenne quello presso la Procura del Tribunale per i minori di Milano
Milano come il Bronx Bossi frena Salvini: “Niente rastrellamenti” Lui: no case a stranieri
Dopo l'omicidio dell'egiziano, il capogruppo della Lega propone una soluzione per contrastare la densità abitativa di extracomuinitari in certe zone. Il sindaco Moratti: "Aumenteranno le forze dell'ordine, ma i giudici applichino la Bossi-Fini"
USA, CONDANNATO A MORTE MUORE DI VECCHIAIA A 94 ANNI
È morto di vecchiaia, a 94 anni, il più anziano condannato a morte degli Stati Uniti. Viva Leroy Nash aveva cominciato la sua 'carrierà criminale nel 1930, quando aveva appena 15 anni, e da allora non aveva mai smesso di entrare ed uscire dal carcere. E in cella, rende noto la Bbc online, nella prigione federale di Florence, in Arizona, è morto, ormai quasi cieco, sordo ed affetto da demenza senile. Nash era stato condannato a 25 anni di prigione per l'uccisione di un poliziotto nel 1947, poi, nel 1977 era stato condannato all'ergastolo per omicidio e rapina a Salt Lake City, ma era riuscito a fuggire di prigione nel 1982. Pochi mesi dopo era entrato in un negozio ed aveva sparato ad un impiegato. Era stato poi arrestato e condannato a morte. I legali di Nash avevano iniziato una battaglia legale, attraverso una serie di appelli, per tentare di scongiurare la pena capitale. E in un certo senso ci sono riusciti.
FURIA DEGLI IMMIGRATI -VIDEO SACCONI: “PRONTO UN PIANO
L'obiettivo del governo, anche a fronte dei fatti di via Padova a Milano, è «attuare una robusta politica dell'integrazione che è l'altra faccia della medaglia della sicurezza». Lo ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi a margine della presentazione dell'anno europeo della lotta alla povertà. Sacconi ha poi anticipato che «presenteremo presto il Piano nazionale per l'integrazione». Un progetto che, secondo quanto si apprende, dovrebbe essere pronto per il mese di febbraio. Sacconi ha poi spiegato che «Milano è una città accogliente» e l'episodio di guerriglia urbana che ha colpito la zona di via Padova «riguarda alcune componenti dell'immigrazione soprattutto quando si trova concentrata nei cosiddetti ghetti nelle grandi città». MARONI:« CI VUOLE INTEGRAZIONE » «Vanno espulsi i clandestini, ma non si risolve un problema come via Padova», dove «non vedo il rischio di banlieue», con «i blitz e le camionette. La soluzione non è lo stato di polizia». Lo afferma il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, in una intervista al Corriere della Sera in cui, dopo lo scoppio di violenza in seguito all'omicidio dell'egiziano Azizi El Saied in via Padova a Milano sabato scorso, spiega che la soluzione è «cambiare passo nelle politiche di accoglienza e integrazione». Quella di via Padova, aggiunge il ministro, «non era una rivolta contro lo Stato» come avvenuto a Rosarno. Per questo, «non serve un'azione di forza, la parola rastrellamenti - sottolinea - non la voglio sentire: qui c'è da gestire un problema sociale». Innanzitutto, per Maroni, «nel futuro dobbiamo evitare le concentrazioni etniche in un solo quartiere». Poi, aggiunge, «c'è un modello sociale che non funziona, che va ricostruito». «Dobbiamo inventarlo - afferma - definire le condizioni per cui un extracomunitario regolare possa integrarsi davvero». Al segretario del partito democratico Pier Luigi Bersani, che ha accusato il centrodestra di aver fallito nella politica sull'immigrazione, Maroni replica: «Sarebbe facile rispondere che nel 2008 gli sbarchi a Lampedusa erano 7mila e nel 2009 li abbiamo ridotti a 3mila. Ma vorrei evitare il rimpallo delle colpe. Una classe politica - conclude - non deve usare miseramente questi temi per una campagna elettorale». MORATTI: «MAGISTRATURA COLLABORI» Gli agenti di polizia promessi dal governo arriveranno «nei prossimi giorni» e anche se non si conosce il numero esatto saranno «un contingente congruo»: il sindaco di Milano, Letizia Moratti, lo spiega a Maurizio Belpietro in un'intervista a Mattinocinque parlando dei disordini di sabato scorso in via Padova in una zona dove vive un alto numero di stranieri. Moratti pensa che si tratti di «un fenomeno non di facilissimo controllo se non con un collegamento forte fra il governo nazionale, quello locale e la società civile». Secondo il sindaco, le politiche degli anni scorsi del centrosinistra hanno «aperto »in maniera sconsiderata« all'immigrazione ma il centrodestra ha ideato »misure piu« severe come il reato di clandestinità». E in questo «mi aspetto - conclude - mi aspetto la massima collaborazione da tutte le istituzioni, anche dalla magistratura. Anche la magistratura deve collaborare per un iter procedurale che consenta l'espulsione in tempi rapidi». «L'informazione abbocca ai trucchi mediatici dei conduttori tv. È noto che la Rai ha escluso Morgan da Sanremo. Una persona che ha bisogno di cure più che di palcoscenico. Ora per produrre titoli sul Festival si avvia un ulteriore teatrino che la Rai farebbe bene a bloccare. La droga è un pericoloso veleno. Solo degli irresponsabili trasformano chi ne ha tessuto le lodi in un motivo di attrazione. Parole chiare metterebbero fine a una cinica speculazione. L'audience non è tutto». Lo dichiara Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl. LE RISSE DI PISA E ANAGNI Pisa e Anagni(una cittadina in provincia di Frosinone) sono state teatro, la notte scorsa, di scene di violenza tra immigrati. Si è trattato di risse meno gravi di quella di via Padova a Milano, ma pur sempre inquietanti perchè avvenute a Pisa in pieno centro, tra la movida del sabato sera, e ad Anagni dove è stato quasi distrutto un autogrill. Ad Anagni si sono affrontati una ventina tra romeni e albanesi, forse per una parola di troppo pronunciata nei confronti di una donna che, in compagnia di un romeno, stava prendendo un caffè al bar. Da lì la maxi rissa, una vera battaglia a colpi di bottiglie di vino che ha provocato ingenti danni agli scaffali e alle vetrine dell'autogrill. La polizia stradale di Frosinone, intervenuta con diverse pattuglie, ha sedato la rissa mentre molti dei protagonisti si allontanavano dalla zona. Sono due le persone arrestate ma sviluppi potrebbero arrivare dalla verifica dei filmati del sistema di video sorveglianza. A Pisa la rissa, che ha causato due feriti di cui uno grave, è avvenuta tra tunisini che si sono affrontati a colpi di bottiglie e cocci di vetro, nella centrale piazza Berlina meta il sabato sera di centinaia di persone che affollano i pub e i locali della zona. Poco dopo l'una la rissa ha coinvolto un gruppo di persone, due delle quali sono rimaste ferite, una in modo serio. L'uomo, ricoverato in prognosi riservata all'ospedale pisano, per un colpo ricevuto alla gola, non sarebbe però in pericolo di vita. Da chiarire le cause che hanno scatenato la zuffa avvenuta davanti a un locale, non lontano tra l'altro da una caserma dei carabinieri. Per il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, «ciò che è accaduto è un fatto che preoccupa, non il primo. Ma non va confuso con altre vicende, quale quella di Milano, che purtroppo hanno ben altro segno». «Da noi - ha aggiunto il sindaco - si tratta soprattutto di comportamenti violenti fra persone che hanno la stessa provenienza, tunisini nell'ultimo caso». EGIZIANO UCCISO, RABBIA A MILANO A poco più di 24 ore dalla rivolta della comunità nordafricana di via Padova, a Milano, nel quartiere più multietnico della città, dove sabato pomeriggio è stato assassinato un giovane egiziano, la calma è ancora lontana dall'essere ristabilita. Finiti gli scontri, ieri, dopo oltre quattro ore di danneggiamenti, oggi la tensione resta alta, e ad essa si sono aggiunte le inevitabili polemiche politiche mentre decine di pattuglie blindano il quartiere. La polizia intanto cerca di individuare i responsabili del delitto, che dovrebbero essere cinque o sei giovani sudamericani, già noti come facenti parte di una gang chiamata 'Chicagò, nata da una costola dei più noti Latin King, che si riunisce nel vicino Parco Trotter e in un palazzo nella stessa via dove abitava la vittima, Abdel Aziz El Sayed, imbianchino di 19 anni, regolare ma in attesa da quasi un anno del rinnovo del permesso di soggiorno. Alla base della lite poi degenerata nel delitto, secondo testimonianze, confermate anche da alcune dichiarazioni rilasciate in Prefettura ma non dagli investigatori, ci sarebbero degli apprezzamenti fatti alla fidanzata dell'ucciso, una giovane italiana. Mentre l'egiziano scampato all' aggressione, il principale testimone, si troverebbe nel Cie di via Corelli per essere protetto. Intanto polizia e carabinieri hanno comunicato di aver fermato i primi quattro presunti responsabili dei molti atti di vandalismo fatti ieri. Nel corso dei tafferugli sono state ribaltate 9 auto, 17 quelle danneggiate, e 5 negozi latino-americani hanno subito atti di vandalismo. Gli stranieri accompagnati in Questura dopo che la situazione era tornata alla normalità sono stati 37, tutti egiziani tranne un ivoriano (uno degli aggrediti). Ventitrè di essi sono risultati regolari sul territorio italiano e dei rimanenti, irregolari, quattro sono stati fermati con l'accusa di «devastazione e saccheggio». Si tratta di quattro egiziani, due di 27 anni, uno di 19 e uno di 32. I fermi, che adesso dovranno essere convalidati, sono stati eseguiti da Digos e Nucleo informativo dei Carabinieri, mentre le indagini sull' omicidio sono condotte dalla Squadra Mobile che ha una notevole esperienza in gang di latinos. Da più parti si è gridato al «quartiere polveriera multietnica» anche se gli investigatori non concordano su queste valutazioni allarmistiche. Il Nucleo informativo, ad esempio, valuta l'accaduto più come una reazione emotiva e sottolinea che dei 2-300 magrebini che ieri hanno animato la protesta, i più facinorosi erano solo una ventina. Ma la reazione delle forze dell'ordine schierate, per molti abitanti, è parsa tardiva. «Questi spaccavano tutto e loro rimanevano fermi», urla un negoziante straniero. E le polemiche non sono tardate ad arrivare, con il sindaco Letizia Moratti che ha promesso più uomini e i sindacati di polizia che fanno notare che «queste promesse si succedono ogni volta che accade qualcosa ma che le risorse sono state tagliate». Oggi pomeriggio anche il vice sindaco, Riccardo De Corato, è stato contestato da alcuni italiani durante un sopralluogo. «Hanno riempito di telecamere la città - dice un pasticcere - ma qui ce ne sono meno che in tutte le altre parti. Ma non era un quartiere a rischio? E i controlli nei negozi chi li deve fare?». «Ci hanno mandato i soldati - ha detto un anziano - che non sanno nemmeno cosa fare». «In pochi anni sono arrivati decine di migliaia di stranieri - ha replicato il vice sindaco - con 44 mila clandestini. Numeri difficili da gestire, anche se Milano è ben lontana dall'essere Parigi». Però ieri il clima è sembrato un pò quello delle banlieu. RISSA A BIELLA Una rissa fra immigrati marocchini si è verificata domenica a Castelletto Cervo (Biella). Dei cinque protagonisti, tre sono stati arrestati e due denunciati. Uno di loro, nella colluttazione, è stato ricoverato in ospedale per un trauma al volto con dieci giorni di prognosi. Il diverbio, in cui sono rimasti coinvolti tre uomini e due donne, è scoppiato in una strada del paese per un dissidio di carattere privato. Uno dei marocchini ha anche utilizzato una spranga di ferro.
Omicidio Hariri, cinque anni dopo «Il Libano rinuncia al sogno di libertà»
Critiche al premier, figlio del leader ucciso: «Ha ceduto alla Siria». «Difficile riempire le strade»
Violenze a Milano, Bossi frena Salvini: «Lasciamo stare i rastrellamenti»
ROMA (15 febbraio) - «I rastrellamenti lasciamoli stare». Così il ministro delle Riforme Umberto Bossi risponde all'europarlamentare leghista Matteo Salvini che, in seguito alle violenze a Milano in via Padova dopo l'omicidio di un
Nelle case di via Padova “Viviamo in una fogna”
MILANO
Via Padova, via Fanfulla, via Chavez, via Arquà. Sono strade maledette: spaccio, prostituzione, immigrati che vivono come topi nei solai e nelle cantine». Antonio in via Padova ha comprato casa dieci anni fa. E se n'è pentito dopo ventiquattr'ore. «Viviamo in una fogna, questo è il refugium peccatorum della città». Il giorno dopo l'omicidio di Ahmed e la rivolta dei nordafricani, gli i ...(continua)
Via Padova, via Fanfulla, via Chavez, via Arquà. Sono strade maledette: spaccio, prostituzione, immigrati che vivono come topi nei solai e nelle cantine». Antonio in via Padova ha comprato casa dieci anni fa. E se n'è pentito dopo ventiquattr'ore. «Viviamo in una fogna, questo è il refugium peccatorum della città». Il giorno dopo l'omicidio di Ahmed e la rivolta dei nordafricani, gli i ...(continua)

