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RICICLAGGIO, DI GIROLAMO: “NON SONO UN MOSTRO”

Vorrei avere la possibilità di far capire all'Italia che non sono un mostro, il male assoluto. Io non fuggo, non ho alcuna intenzione di sottrarmi alle mie responsabilità, alle domande e ai provvedimenti dell'autorità giudiziaria. Ho le mie colpe, i miei peccati e avverto un dovere assoluto: devo riscattare l'onore perduto davanti ai miei due figli, a mia moglie. Penso che debba riscattare in modo totale il mio onore«, ma »non sono un mafioso«. Lo dice il senatore Nicola Di Girolamo in un'intervista a 'La Repubblicà. »Le dimissioni anticipate, forse lunedì, sono una delle ipotesi -annuncia- cui penso. Non la sola. Devo riflettere e valutare bene, naturalmente nella prospettiva di piena collaborazione. Hanno preso me, il più debole, il più innocuo, l'ultimo dell'ultima fila. Ai giudici prometto il massimo della collaborazione, risponderò ad ogni sollecitazione. Hanno lavorato bene«. SCAGLIA: "CHIARIRO' TUTTO" «Ci sentiamo tra pochi giorni, chiarisco tutto e ricominciamo a parlare dei nuovi progetti». È quanto Silvio Scaglia ha detto a una delle ultime persone cui ha telefonato prima del 'black out' telefonico causato dal lungo volo che lo ha portato a costituirsi a Roma. «Non vi fermate, proseguite in quello che state facendo: torno per spiegare quanto successo e poi ricomincerò subito a lavorare», ha aggiunto il fondatore di Fastweb parlando con Valerio Zingarelli, presidente e amministratore delegato di Babelgum, piattaforma di contenuti per il mondo digitale di cui Scaglia è unico proprietario. «Voi non fermate l'attività, andate avanti in quello che state facendo», ha detto ancora Scaglia. «L'ho sentito tranquillo e ha confermato di essere del tutto sorpreso di quanto sta avvenendo: quello di cui si parla è fantascienza», spiega all'ANSA Zingarelli, che conosce Scaglia dal 1995 dai tempi di Omnitel e che poi è stato direttore generale della rete internazionale Vodafone e componente del consiglio di amministrazione di Fastweb. «Chi lo conosce, tutto il mondo industriale ed economico, sa che è un 'calvinistà - aggiunge il presidente di Babelgum, iniziativa con basi a New York, Londra e Milano nella quale Scaglia sta realizzando un investimento di 40 milioni di euro - e che la sua integrità è totale. Qui per esempio riferisco spillo per spillo all' azionista e la selezione dei fornitori è rigorosissima». Nella sede milanese dell'azienda, in pieno centro cittadino, il lavoro prosegue normalmente e presto saranno annunciati nuovi progetti con «aziende leader dell'entertainment». FOLLINI: "ARRESTO DI GIROLAMO NON SARÀ RALLENTATO" «Nessun rallentamento sarà tollerato da questa Presidenza circa la tempistica già individuata dall'Ufficio di presidenza integrato per la celere definizione della richiesta di custodia cautelare in carcere, avanzata dalla magistratura penale di Roma nei confronti del senatore Nicola Di Girolamo». È quanto scrive il presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità Marco Follini al presidente del Senato Renato Schifani, dopo l'odierno ufficio di presidenza dell'organismo dedicato al caso Di Girolamo. Follini segnala, inoltre, che «da parte del gruppo del Partito democratico è stata formalizzata la richiesta di rappresentare al senatore Nicola Di Girolamo la preferibilità della sua permanenza nella città di Roma fino alla data dell'audizione in Giunta». Il presidente della Giunta, si duole, inoltre di un fatto: «L'Aula del Senato è chiamata oggi a rivedere e correggere una decisione - presa oltre un anno fa - che portò a capovolgere, per evidenti ragioni di parte, una proposta di decadenza del senatore Di Girolamo dal mandato parlamentare, formulata dall'intera Giunta che presiedo. Mi dolgo del fatto che, fino ad oggi, gli esiti del lavoro di questa Giunta siano stati disattesi». CONCLUSI INTERROGATORI 11 INDAGATI Si sono conclusi dopo circa 7 ore gli interrogatori di garanzia di 11 degli indagati nell'inchiesta sul riciclaggio. Il giudice Aldo Morgigni aveva fatto accompagnare a palazzo di giustizia di piazzale clodio le persone alle quali ha contestato l'accusa di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata nella prima mattinata e subito dopo erano cominciate le deposizioni. Soltanto tre delle persone ascoltate oggi hanno deciso di rispondere alle domande del giudice. Sono Stefano Mazzitelli, ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle, Massimo Comito che è stato dirigente dell'area 'Regioni europeè della stessa Telecom e Luigi Marotta, uno dei componenti dell'organizzazione che coinvolte un'ottantina di persone tra arrestati e persone rimaste in stato di libertà. Assistiti dall'avvocato Fabrizio Merluzzi, Mazzitelli e Comito hanno respinto le accuse sostenendo di non essere mai stati coinvolti nei fatti che ora vengono loro contestati. Durante la deposizione Mazzitelli che è stato colto da un lieve malessere tanto che è stato chiamato un medico per prestargli delle cure. Bocca chiusa invece dai altri indagati la cui permanenza nella stanza del magistrato è durata pochissimo tempo. Domani il giudice Morgigni sarà a Milano per fare altri interrogatori. Poi rientrerà a Roma dove tra lunedì e martedì interrogherà Silvio Scaglia, il creatore di Fastweb che la scorsa notte è rientrato in Italia per consegnarsi alla Guardia di finanza e per difendersi davanti al giudice. Martedì Morgigni terrà l'udienza nel corso della quale deciderà sulla richiesta dei pubblici ministeri di sottoporre al commissariamento sia Fastweb che Telecom Italia Sparkle. SCAGLIA INTERROGATO ENTRO MARTEDÌ Sarà interrogato entro martedì prossimo Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb destinatario di una delle 56 ordinanze di custodia cautelare nell'ambito dell'inchiesta su un presunto maxiriciclaggio da due miliardi di euro. In ambienti giudiziari della capitale è stato escluso che l'atto istruttorio possa avvenire in giornata. Domani il gip Aldo Morgigni, magistrato che procede agli interrogatori di garanzia, sarà a Milano per sentire quattro indagati detenuti (un quinto è agli arresti domiciliari) nel capoluogo lombardo. L'audizione di Scaglia, costituitosi la scorsa notte di ritorno dalle Antille, si svolgerà, come confermato anche dai legali dello stesso manager, lunedì o, al massimo, martedì prossimo, termine ultimo, questo, per procedere all'interrogatorio. GRASSO: "FONDI NERI PER CORRUZIONE" «Scoprire, come fa la magistratura, che ci sono comitati d'affari che mettono le mani sui grandi appalti, scoprire la creazione di fondi neri da parte di società proiettate nelle nuove tecnologie, porta a chiedersi a cosa servono i fondi neri». Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso durante il suo intervento al vertice antimafia organizzato a Firenze dalla Fondazione Caponnetto e dalla Regione Toscana. Grasso, che ha fatto riferimento indiretto alle ultime grandi inchieste, ha sottolineato che i fondi neri possono servire «all'evasione fiscale forse, o anche per poter sottrarre fondi alle società o per operare corruzioni con tangenti spesso estero su estero e per far funzionare tutto un sistema economico e finanziario». Grasso ha anche detto che «prima di affrontare il problema della mafia bisogna cercare di fermare quella deriva etica e culturale verso la quale sembra che l'Italia corra a precipizio»  ADUSBEF E FEDERCONSUMATORI PARTE CIVILE Adusbef e Federconsumatori intendono costituirsi parte civile qualora si celebrerà il processo per le indagini in corso sulla maxi-truffa su cui indaga la Dda di Roma. Il faro dei consumatori è puntato in modo particolare sulla parte dell'inchiesta che mette al centro gli illeciti che sarebbero stati compiuti da Fastweb e Telecom Italia Sparkle. «Adesso abbiamo capito dove andavano a finire i proventi illeciti delle bollette gonfiate fatturate a milioni di pensionati e casalinghe per servizi a valore aggiunto,mai effettuati,ma contabilizzati con il sistema random dalla banda dei furbetti del telefonino,contro i quali ci siamo battuti strenuamente», hanno dichiarato in una nota Elio Lannutti e Rosario Trefiletti,presidenti delle due associazioni. POLEMICA SU VOTO ALL'ESTERO La legge elettorale che disciplina il voto per i rappresentanti degli italiani all'estero «va immediatamente cambiata, perchè il voto per corrispondenza è uno scandalo, consente queste tipologie di attività illecite e l'acquisizione del voto a volte addirittura pagandolo». Lo sottolinea il presidente del Senato Renato Schifani. «Dobbiamo immediatamente procedere -aggiunge- ad una rivisitazione del voto per corrispondenza ed affermare delle regole attraverso le quali le stesse polizie estere garantiscano l'effettività della residenza all'estero del candidato».«È una legge che va immediatamente cambiata perchè il voto per corrispondenza è uno scandalo e consente tipologie di attività illecite come l'acquisizione del voto addirittura pagandolo: dobbiamo immediatamente procedere a una rivisitazione». Lo ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani, replicando a margine di un convegno a chi gli chiedeva se secondo lui la legge elettorale per gli italiani all'estero vada rivista. - «Dobbiamo immediatamente procedere - ha aggiunto Schifani - a una rivisitazione del voto per corrispondenza e affermare delle regole anche attraverso le stesse autorità di polizia estere che garantiscano la residenza del candidato». ATTESA PER SCAGLIA Nuova giornata di interrogatori per gli arrestati dell'inchiesta della Procura di Roma sull'associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e all'emissione di fatture per operazioni inesistenti che coinvolge 80 indagati, tra cui l'ex a.d. di Fastweb, Silvio Scaglia. Oggi sono in programma gli interrogatori di otto dei 56 arrestati per reati che sarebbero stati commessi tra il 2003 e il 2007: l'ex a.d. di Telecom Italia Sparkle (Tis), Stefano Mazzitelli, il dirigente responsabile dell'area «Regioni europee» di Tis, Massimo Comito, il responsabile del settore «Carrer Sales Italy», alle dirette dipendenze di Comito, Antonio Catanzariti, il consulente d'impresa Carlo Focarelli, ritenuto dagli inquirenti l'ideatore della frode da 356 milioni ai danni del fisco, Manlio Denaro, socio della I. Globe e prestanome di Focarelli, l'amministratore di Adv & Partners, Roberto Caboni, l'amministratore di Global PI Network, Aurelio Gionta, e Silvio Fanella, un altro dei soggetti che per gli inquirenti hanno partecipato all'associazione. Questa mattina il gip Aldo Morgigni ha sentito, alla presenza dei pm, Fancesca Passaniti e Giovanni Di Leo, gli indagati Catanzariti e Comito. A seguire saranno ascoltati anche tutti gli altri arrestati. Per quanto riguarda Scaglia, che ieri notte al suo rientro in Italia si è costituito alla Guardia di Finanza, è probabile che venga interrogato dal gip la prossima settimana, al rientro del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo da Londra. I legali di Scaglia non hanno ancora ricevuto la notifica del decreto di fissazione dell'interrogatorio. Il «miliardario italiano» e fondatore di Fastweb Silvio Scaglia ritorna in Italia e si proclama innocente. Anche il Wall Street Journal trova spazio per l'inchiesta-riciclaggio italiana e dedica un lungo articolo a Silvio Scaglia. Ricordando che Scaglia giunto a Roma si sottoporrà all'interrogatoria dei magistrati, il quotidiano economico-finanziario americano aggiunge che il frettoloso ritorno per l'ex numero uno di Fastweb, considerato un genio della finanza e delle nuove tecnologie, rappresenta una «spettacolare caduta dalle stelle alle stalle». Il giornale sottolinea, tuttavia, che Scaglia si è dichiarato estraneo ai fatti. Anche il Financial Times riporta in prima pagina un articolo dedicato all'inchiesta italiana, dal titolo 'Telecom Italia coinvolta in una inchiesta per frode fiscalè. Nel pezzo si riassumono i fatti che hanno portato all'arresto di Scaglia e spinto gli inquirenti ad aprire un'indagine giudiziaria su Sparkle, società controllata da Telecom Italia, accusata insieme a Fastweb, di riciclaggio di denaro sporco. "NUOVA ETICA D'IMPRESA" «Telecom Italia Sparkle e Fastweb sono due aziende forti in grado di superare, in un forte clima di collaborazione cui il sindacato non si sottrarrà, le nebbie del presente al fine di costruire una prospettiva positiva e trasparente per le aziende e per i lavoratori». È quanto si legge in una nota diffusa dalla segreteria nazionale della Slc Cgil che indica come dall'inchiesta della magistratura nei confronti delle due società «emerge un quadro preoccupante del livello di compenetrazione tra economia sana ed economia criminale in un contesto competitivo difficile ed in assenza di un quadro omogeneo di regole europee». A giudizio della Slc Cgil «è venuto alla luce un complesso di reati e compromissioni che richiamano l'esigenza di una diversa etica d'impresa, soprattutto per società quotate in borsa, incapaci ad oggi di prevenire reati e fenomeni affaristico-criminali. È mancata, insomma, quella capacità di governo dell'impresa -prosegue la nota- e solo grazie all'azione di magistratura e forze dell'ordine si sono potuti intercettare il malaffare, le connivenze». INTERROGATORI IN CORSO È in corso in Procura a Roma la seconda tranche degli interrogatori di garanzia per gli arrestati nell'ambito dell'inchiesta sul maxi riciclaggio di circa due miliardi di euro che vede coinvolti i massimi dirigenti della società telefonica Fastweb e di Telecom Italia Sparkle. Il Gip Aldo Morgigni, alla presenza dei pm Giovanni Di Leo e Francesca Passaniti, ascolterà almeno otto delle 56 persone raggiunte da provvedimento di custodia cautelare. Oggi il giudice per le indagini preliminari ascolterà, tra gli altri, Stefano Mazzitelli, l'ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle, e Carlo Focarelli, consulente di impresa, e ritenuto dagli inquirenti «il reale ideatore del sistema di frode fiscale». Come avvenuto nella prima giornata di interrogatori alcuni indagati potrebbero avvalersi della facoltà di non rispondere. Non sono stati, invece, ancora convocati i legali dell'ex amministratore di Fastweb, Silvio Scaglia, da questa notte recluso nel carcere di Rebibbia. TREMAGLIA: «VOTO ALL'ESTERO NON SI TOCCA» «Cambiarla, semmai, per migliorarla, ma la legge sul voto degli italiani all'estero, 4 milioni di nostri connazionali, non si tocca». Lo dice all'ADNKRONOS Mirko Tremaglia, già ministro per gli Italiani nel mondo e 'padrè della legge che regola la partecipazione dei nostri connazionali all'estero alle consultazioni elettorali. Tremaglia se la prende con il senatore Nicola Di Girolamo e con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi: il primo «non doveva essere senatore», mentre alle affermazioni dell'esponente di governo, secondo il quale l'esperimento del voto degli italiani all'estero sarebbe fallito, Tremaglia dice che reagirà «come una belva: io -aggiunge- mantengo gli attributi e voglio difendere a tutti i costi la forza dei Comitati tricolore all'estero». «La verità -insiste l'ex esponente di An- è che questi signori pensano solo ai partiti: è tornata la più schifosa partitocrazia. Io, nella fusione dannata tra An e Forza italia, della quale molti si sono pentiti, sono stato messo da parte, ma proseguirò la mia battaglia per i nostri connazionali all'estero, ai quali il Cavalier Berlusconi non ha mai tenuto perchè secondo lui non pagano le tasse». «È da tempo -prosegue Tremaglia- che dico che la legge va migliorata. Ho fatto anche diverse denunce per i 'furtì di voti commessi. Ma questi signori se ne sono altamente fregati. I problemi nascono tutti dalle garanzie di segretezza del voto, e per risolverli occorre organizzare i seggi elettorali nelle circoscrizioni estere, nelle scuole, nei consolati. Da lì, poi, le buste con le schede elettorali partirebbero per l'Italia». «Se invece, come accade ora, la busta con la scheda viene spedita al consolato, allora possono nascere i problemi. Quanto al voto per corrispondenza -sottolinea Tremaglia- posso solo dire che è un sistema collaudato ed in uso anche in Francia e negli Stati Uniti, non vedo perchè debba essere messo in discussione». «Non possiamo negare il diritto di voto ai nostri connazionali all'estero: con la mia legge abbiamo garantito questo diritto a 4 milioni di nostri connazionali all'estero, che hanno potuto rafforzare il legame con il loro Paese e sono stati felici di farlo. Se ora tornassimo indietro -conclude Tremaglia- li abbandoneremmo e spezzeremmo questo legame, che è forte, come ha potuto constatare anche il presidente Fini nel suo recente viaggio negli Usa». SEQUESTRATO TESORETTI DI MOKBEL Un primo 'tesorettò dell'organizzazione responsabile del maxi riciclaggio facente capo a Gennaro Mokbel è stato sequestrato a Roma dai carabinieri del Ros. Si tratta di migliaia di dipinti, serigrafie, sculture di artisti famosi frutto, secondo gli inquirenti, del riciclaggio. L'operazione del Ros è scattata nelle prime ore di questa mattina, nel quartiere Collina Fleming, dove i carabinieri hanno trovato il magazzino all'interno del quale era custodito quello che si ritiene sia solo «un primo tesoretto» dell'organizzazione capeggiata da Mokbel e responsabile, secondo l'accusa, del riciclaggio di ingentissimi capitali illegali. Si tratta, spiegano gli investigatori, di migliaia di dipinti, serigrafie, litografie e decine di sculture: opere d'arte nelle quali la presunta associazione per delinquere reimpiegava parte degli enormi cespiti illegalmente acquisiti. Sono opere di importanti artisti contemporanei e moderni tra cui spiccano i nomi di De Chirico, Capogrossi, Tamburri, Schifano, Borghese, Palma, Clerici e Messina. Le opere d'arte sono ora all'esame degli specialisti del Comando Tutela patrimonio culturale dell'Arma. ESAMINA PER DECADENZA DI GIROLAMO  È cominciata la riunione dell'ufficio di presidenza allargato della Giunta per le immunità del Senato che deve esaminare la vicenda dell'eleggibilità del senatore Nicola Di Girolamo, dopo le sollecitazioni del presidente del Senato. Intanto è stata convocata per martedì prossimo, 2 marzo, la Conferenza dei capigruppo per le ore 11:00, che dovrà decidere se assegnare all'Aula l'esame sull'eleggibilità del senatore come è stato richiesto dallo stesso presidente Schifani. L'ufficio di presidenza della Giunta è integrato dai rappresentanti dei gruppi ed esteso ai relatori Leddi e Izzo. SCAGLIA A ROMA Silvio Scaglia è arrivato a Roma. L'ex amministratore delegato della società telefonica Fastweb coinvolto nell'inchiesta su un presunto maxi riciclaggio di circa 2 miliardi di euro, è giunto all'aeroporto di Ciampino a mezzanotte e mezza con un volo privato proveniente dalle Antille dopo uno scalo tecnico a Casablanca. Scaglia è stato prelevato direttamente sotto bordo dell'aereo dalla Guardia di Finanza ed è stato fatto uscire da un varco secondario, lontano dai numerosi cameraman e giornalisti che lo attendevano nel settore dell'aviazione generale. Secondo quanto si è potuto apprendere l'ex numero uno di Fastweb si sarebbe costituito alla Gdf. Dallo scalo romano Scaglia dovrebbe essere trasferito nel carcere di Rebibbia. Secondo il suo legale, Gildo Ursini, Silvio Scaglia sarà interrogato probabilmente oggi. Molto probabilmente davanti al gip respingerà ogni accusa, il 'mago' della finanza, come lo avevano soprannominato i colleghi alcuni anni fa. In un primo momento il rientro di Scaglia era atteso per il primo pomeriggio. Poi è slittato e i tempi dilatati hanno fatto pensare ad una trattativa tra i legali di Scaglia e gli inquirenti. Una possibile trattativa incentrata sulla disponibilità dell'indagato eccellente a collaborare con la magistratura. «Desidero parlare al più presto con i magistrati per poter rispondere dei fatti che mi sono stati attribuiti», aveva fatto sapere attraverso i suoi avvocati Silvio Scaglia. «Sono totalmente tranquillo sulla correttezza del mio operato e della società da me amministrata». In poche parole, 'non so nulla' di frodi carosello, di riciclaggio, di una rete della 'ndrangheta nella società da lui fondata. Una società, Fastweb, sulla quale dopo l'avvio dell'inchiesta pende una richiesta di commissariamento fatta dai magistrati della procura di Roma. La giornata in attesa dell'ex numero uno di Fastweb è stata contrassegnata da una attività febbrile da parte degli inquirenti impegnati in una lunga riunione in attesa di formulare a Scaglia i capi di imputazione. Alla base dell'inchiesta giudiziaria alcune denunce relative a truffe legate agli sms con i quali gli operatori di telefonia mobile attivavano all'insaputa dei clienti servizi a pagamento ma anche la tranche che vedrebbe il maggiore della Guardia di finanza Luca Berriola, in servizio al comando Tutela finanza pubblica, arrestato per aver incassato una cospicua tangente su una delle operazioni di riciclaggio. Secondo l'accusa Silvio Scaglia era «il dominus pressochè assoluto» di Fastweb ed è 'logicò ritenere che le operazioni commerciali fittizie 'Phuncards' e 'Traffico Telefonicò «fossero non soltanto da lui conosciute, ma espressamente autorizzate in quanto indispensabili per l'abbellimento dei bilanci e della contabilità della società da lui amministratà», scrive il gip Aldo Morgigni nell'ordinanza di custodia cautelare. Scaglia è accusato, nella sua qualità di amministratore delegato e di presidente del cda di Fastweb SpA, e di amministratore delegato di E.Biscom spa di «partecipazione all'associazione per delinquere» individuata dagli inquirenti, «in relazione alle condotte tenute nell'ambito delle operazioni commerciali fittizie e del reato di »dichiarazione infedele mediante l'uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti« in relazione alle dichiarazioni IVA relative agli anni fiscali 2003, 2005 e 2006. Sempre secondo il gip, Scaglia era »non soltanto il legale rappresentante« di Fastweb »di fronte a terzi, ma il vero dominus della società quotata dopo la trasformazione e colui al quale venivano quindi riferite le scelte gestionali di maggior rilievo nell'ambito della società«. Ma a questa visione delle cose, ad esempio, non crede il finanziere Francesco Micheli, cofondatore di e.Biscom, oggi Fastweb, assieme a Scaglia. »Scaglia certo non poteva immaginare - ha detto Micheli - che nell'azienda potesse esserci la lunga mano della 'ndrangheta«. BONAIUTI: «BENE SCHIFANI SU DI GIROLAMO» Noi abbiamo detto per primi, dopo le politiche del 2006, che nelle elezioni degli italiani all'estero è avvenuto di tutto e di più: le schede, per esempio. Bene ha fatto perciò il Presidente Schifani a chiedere che il Senato si pronunci subito sulla regolarità dell'elezione del Senatore Di Girolamo». Lo dice il sottosegretario Paolo Bonaiuti intervenendo a Unomattina. «L'elezione degli italiani all'estero - sottolinea - è un problema che riguarda tutti, centrodestra e centrosinistra». TELECOM E FASTWEB ANCORA MALE IN BORSA Dopo un avvio leggermente positivo, sul titolo Fastweb in Piazza Affari è partita una forte corrente di vendite: a meno di un'ora dall'apertura il titolo cede il 5,07% a 13,11 euro. Limata Telecom Italia: -0,38% a 1,052 euro, poco sotto i livelli delle primissime contrattazioni. CANTATORE COINVOLTO Sotto la lente degli inquirenti che indagano sul maxi-riciclaggio scoperto dal Ros e dalla Gdf c'è «un favore» che 'nocciolina', al secolo il pugile Vincenzo Cantatore, avrebbe fatto a Aurelio Gionta, uno dei destinatari delle misure cautelari. Il gip ne parla nella sua ordinanza, che in parte si occupa della Sport promotion srl, società «riconducibile a Cantatore» e per il 95% di proprietà della moglie Francesca Minardi. Il favore, si legge nell'ordinanza, sarebbe consistito nel fare «figurare, sulla carta, delle sponsorizzazioni volte a giustificare i trasferimenti di denaro in favore della Sport Promotions Srl», la quale costituirebbe una «via di fuga dei proventi del riciclaggio». Di questo 'favore' parlano, in una accesa telefonata, due dei presunti protagonisti dell'organizzazione criminale smantellata dagli investigatori, Gennaro Mokbel e Fabio Arigoni. Quest'ultimo indica alcune persone con cui si trova in disaccordo e cita tra gli altri «o sportivo» e «la moglie dello sportivo», identificati in Cantatore e nella moglie. La telefonata si interrompe e riprende poco dopo in un clima tesissimo, al punto che una delle persone che si trovavano con Mokbel, Barbara Murri, sorella di Augusto Murri, entrambi presunti appartenenti alla banda di riciclatori, sviene. Mokbel: « ahhh..ecco..ecco...ecco la cosa bella che ti dovevo dì...er pugile? ...stai parlando del pugile? ... eh bada che ...bada va... portatevela via (si rivolge alle persone che stanno con lui per far portare via Barbara Murri svenuta, annotano gli investigatori)...ve la portate via per favore?... tirateglie fuori a lingua ...ritirateglie fuori a lingua ...gli dovete tirare fuori a lingua signori!... ehhh (riprende a parlare con Arigoni - ndr)... ehhh dici del nocciolina?...eh?... Arigoni: ...dicevo del nocciolina si!...si..si... Mokbel: eh!...lo sai che il nocciolina (incomprensibile) ... al Tatanca (Aurelio Gionta - ndr) si?... Arigoni: che ha fatto? non ho capito... Mokbel: ha salvato il culo al Tatanca...vuoi sapere perchè? Arigoni: io tante cose non le so!.... Mokbel: siccome tu sei un genio che capisci tutto di queste cose...io gli feci fare quelle cose degli sponsor... e so state moltiplicate poi quelle cose no?...giusto?...sulla carta!... Arigoni:si... Mokbel: quando l'hanno preso l'altro giorno..al Tatanca...che gli hanno portato via tutto ...»ah! ecco! ..(inc.) e poi ha fatto questa cosa...ah! ecco lo vedi allora che... spendeva veramente questa società«... e allora chi c'aveva ragione tu o io?... Arigoni: se è così c'hai ragione te!... Mokbel: no c'ho... no se è cosi! ... Nell'ordinanza si legge che, effettivamente, il 22 maggio 2007 la Gdf aveva effettuato delle perquisizioni nei confronti di Gionta ed altri, sequestrando diverso materiale ed è in questo quadro, secondo quanto affermato da Mokbel, che Cantatore »avrebbe emesso delle fatture che, al momento della perquisizione, si sarebbero rivelate utili per convincere gli investigatori della operatività delle società« (da qui la frase citata da Mokbel: »ah! ecco lo vedi allora che... spendeva veramente questa società«) In un'altra conversazione intercettata Mokbel cita »nuovamente il favore fatto da Cantatore a Gionta che in questa circostanza viene indicato come il Bue«. Mokbel: »Il pugile (Cantatore Vincenzo, ndr) .. il pugile ha preso ottocentomila euro per fare una fattura tua al Bue (Gionta Aurelio, ndr), per parargli il culo, in parte ... questa fattura sta negli atti giudiziari ed è stata utilissima per il Bue«. Queste conversazioni, insieme all'analisi di una serie di bonifici fatti da alcune società coinvolte nel riciclaggio in favore della Sport Promotion, sono a sostegno dell'ipotesi avanzata dal gip »circa un coinvolgimento di Cantatore Vincenzo, detto Nocciolina, nelle illecite attività del Gruppo Mokbel«. BEFERA: «FRODI SONO UN PROBLEMA IN TUTTA L'UE» Le frodi Iva, come quelle che stanno emergendo dalle inchieste su Fastweb, «sono ormai ricorrenti con dimensioni preoccupanti in tutti i maggiori Paesi europei, tanto da allarmare la stessa Commissione europea». Così Attilio Befera, direttore generale dell'Agenzia delle Entrate, che in una intervista al Sole 24 Ore sottolinea come il coordimaneto internazionale tra i Paesi dell'Unione sia «essenziale» per l'intensificazione dei controlli. Nel nostro Paese, aggiunge, «i comportamenti fraudolenti sono purtroppo ancora molto presenti» e «la tendenza più recente» è quella delle frodi nelle prestazioni di servizi, «volatili» e in quanto tali «più difficili da intercettare» e da provare. Ma sulle frodi Iva l'attenzione è sempre alta: «Non facciamo sconti e non abbassiamo certo la guardia, nè sul fronte interno nè tanto meno su quello internazionale». Dati alla mano, Befera rileva che, tra il 2008 e il 2009, «i controlli sono aumentati del 15% con un'Iva evasa del 18% in più rispetto al 200». E l'attività di controllo, svolta da una «task force di 200 dipendenti formati e dedicati alla repressione delle frodi» con una «cabina di regia con Dogana e Guardia di Finanza», ha fatto «emergere oltre 2 miliardi sottratti a tassazione Irpef e Ires». PM ALL'ESTERO, 80 INDAGATI Sono complessivamente 80 le persone indagate nell'inchiesta sul presunto maxi riciclaggio da circa due miliardi di euro che vede coinvolti alcuni massimi dirigenti della società telefonica Fastweb e di Telecom Italia Sparkle. Degli indagati sono cinquantasei le persone raggiunte da provvedimenti di custodia cautelare: negli oltre 130 faldoni dell'inchiesta, che prese l'avvio in base ad alcune denunce relative a truffe legate agli sms con i quali gli operatori telefonici attivavano, all'insaputa dei clienti, servizi a pagamento, i magistrati romani hanno ricostruito tutti i passaggi della maxi truffa ai danni delle casse dello stato. Un lavoro investigativo imponente, sono stati depositati atti per circa 180 mila pagine, che sta proseguendo a ritmi serrati. Da oggi il procuratore aggiunto della Procura di Roma, Giancarlo Capaldo, è in missione all'estero per visionare il materiale sequestrato e per avviare le procedure di estradizioni di alcuni degli arrestati. Alcuni indagati sono stati, infatti, fermati negli Usa, in Inghilterra e in Lussemburgo. L'organizzazione criminale transnazionale individuata dal Ros e dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Gdf riciclava centinaia di milioni di euro tramite una rete di società appositamente costituite in Italia e all'estero: società di comodo di diritto italiano, inglese, panamense, finlandese, lussemburghese ed off-shore, che erano direttamente controllate dall'organizzazione. Con questo complesso meccanismo illecito il gruppo criminale avrebbe messo in piedi la maxi truffa ai danni delle casse statali. Domani, intanto, nel carcere romano di Regina Coeli riprenderanno gli interrogatori di garanzia per gli arrestati. Il gip Aldo Morgigni ha in programma un fitto calendario di interrogatori e uno dei primi ad essere ascoltato potrebbe essere l'ex amministratore di Fastweb, Silvio Scaglia. Nella prima tranche di interrogatori il giudice per le indagini preliminari ha ascoltato 15 persone: la maggior parte si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Tra questi anche Gennaro Mokbel, ritenuto dagli inquirenti uno dei perni dell'organizzazione e considerato uno uno degli artefici dell'elezione del senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo, nel collegio estero. Il lavoro del gip, nella giornata di sabato, si sposterà a Milano dove verranno effettuati gli ultimi interrogatori di garanzia degli arrestati. SCHIFANI: "RIVEDERE L'ELEZIONE DI DI GIROLAMO" Il presidente del Senato, Renato Schifani, ritiene che ci sia la possibilità di rivedere il caso dell'elezione del senatore Nicola Di Girolamo. Ne parla in una lettera inviata al presidente per la giunta delle immunità, Marco Follini. FINI: "MAI SENTITO DI GIROLAMO" «In relazione ad alcune frasi intercettate e oggi pubblicate su alcuni quotidiani, il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, esclude in modo categorico di aver direttamente, o tramite la propria segreteria, o terzi, telefonato al senatore Di Girolamo, ed esclude altresì di averlo 'convocatò nei propri uffici o altrove per incontri o riunioni». Lo dichiara Fabrizio Alfano , portavoce del presidente della Camera, Gianfranco Fini. SPUNTA IL NOME DI FINI Nelle intercettazioni dell'inchiesta sul maxi riciclaggio nella telefonia, secondo alcuni quotidiani, Gennaro Mokbel parlando con il boss della 'ndrangheta Franco Pugliese, in una telefonata del 16 aprile 2008, cita il presidente della Camera Gianfranco Fini, che avrebbe «convocato» Nicola Di Girolamo, appena eletto senatore del Pdl. «Francamente non ricordo nemmeno di averlo conosciuto. Vai a capire poi se l'ho visto. Mi pare però di poter escludere a priori di averlo convocato», è la replica di Fini in un colloquio con il Corriere della Sera, che aggiunge: «Avevamo appena vinto le elezioni e con tutto quello che c'era da fare... Andrò a vedere l'agenda di quell'anno per verificare i miei appuntamenti. Tendo a escluderlo però». Il presidente della Camera sottolinea la necessità di spazzare via «e al più presto» ogni «ombra offensiva e infamante» che si allunga sul Paese e sul suo partito. Tanto che, vista la «vicenda inquietante» che vedrebbe il senatore del Pdl legato alla 'ndrangheta, Fini confida che «alla prima occasione pubblica» dirà che se fosse «senatore» voterebbe «per l'autorizzazione all'arresto» di Di Girolamo. In ogni caso, aggiunge il presidente della Camera, «quale sarebbe il problema, ammesso e non concesso che io abbia visto Di Girolamo? Lui era appena diventato senatore del Pdl, io sono un cofondatore del partito». Nell'intercettazione, comunque, «ci sono due tizi che parlano di una terza persona» e «in conversazioni come queste c'è chi può arrivare a millantare». COSA SONO FASTWEB E SPARKLE Fastweb e Sparkle sono le principali società coinvolte nell'inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco. Ecco una scheda che indica nel dettaglio l'attività dei due gruppi. FASTWEB: Nel 2009 ha compiuto 10 anni, è un operatore di servizi di telecomunicazione. La società, quotata a Piazza Affari, è presieduta da Carsten Schloter mentre Stefano Parisi ricopre la carica di amministratore delegato. Il principale azionista, con una quota dell'82%, è Swisscom. A sua volta Fastweb controlla il 100% di e.BisMedia, attiva nel campo della distribuzione di servizi televisivi e il 60% di Qxn. Fastweb nasce a Milano nel settembre 1999 con una joint venture tra e.Biscom (società di Silvio Scaglia) al 60% e Aem, la multiutility milanese, al 40%. Nel marzo 2000 e.Biscom si quota in borsa e raccoglie i fondi necessari per la realizzazione della rete. Successivamente Aem cederà le sue quote a e.Biscom in cambio della proprietà di Metroweb. Nel 2004 Fastweb viene fusa per incorporazione nella controllante che ne assume il nome. A marzo 2007 la svizzera Swisscom lancia un'Offerta pubblica di acquisto a cui aderisce anche Silvio Scaglia conferendo la sua quota. Il management viene confermato mentre viene rinnovato il Cda e la presidenza, detenuta in precedenza da Silvio Scaglia (la carica di ad è già ricoperta da Parisi dal 2004) viene assunta da Carsten Schloter, amministratore delegato di Swisscom. Un altro passaggio importante nella storia di Fastweb è nel 2008 l'ingresso nella telefonia mobile come operatore virtuale appoggiandosi alla rete di 3 Italia. Oggi la rete Fastweb supera i 27 mila chilometri, il gruppo ha circa 3.400 dipendenti e i clienti hanno raggiunto 1,64 milioni di unità (+11%). L'esercizio 2009 si è chiuso con 1,85 miliardi di euro di ricavi (+8,5%) e un risultato netto positivo per 36 milioni di euro, a fronte di 1 milione di utile registrato nel 2008. SPARKLE: È una società interamente controllata da Telecom Italia che fornisce servizi di telecomunicazioni (voce, dati, Internet) costituita nel 2003. Il presidente è Andrea Mangoni e l'amministratore delegato è Francesco Armato. Attraverso Seabone (South East Access backbone), una vera 'spina dorsalè in fibra ottica, presidia le aree geografiche di maggiore interesse in Europa, nel Bacino del Mediterraneo e in Sud America e provvede a fornire il routing internazionale per la maggior parte del traffico telefonico e dati generato dall'utenza di Telecom Italia oltre a rivendere servizi a terzi, in particolare operatori di rete fissa e mobile, ISP (Internet Services Provider) e aziende multinazionali. Quand'è nata, Sparkle contava su una rete mondiale bilaterale, comprensiva tra l'altro di circa 360.000 km di cavi sottomarini, in grado di collegare direttamente l'Italia con 220 Paesi e circa 240 operatori. In Europa, in particolare, contava su oltre 18.000 km di reti crossborder. Nella primavera 2009 Telecom ha dato mandato alle banche per cedere una quota di minoranza, il 49% di Sparkle e la sua dismissione è fra quelle annunciate dal gruppo guidato da Franco Bernabè. Clicca qui e diventa fan di Leggo su Facebook

DDL CORRUZIONE DEL GOVERNO: SÌ A INCANDIDABILITÀ, MA LIMITATA

Uno sbarramento all'eleggibilità limitata, circoscritta a un solo caso a livello nazionale e cioè a chi sia stato rimosso dalla carica di Presidente della giunta regionale per aver compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazione di legge (come prevede l'articolo 126 della Costituzione). È questo il punto critico del ddl anticorruzione su cui Pdl e Lega dovranno trovare la quadra lunedì prossimo in consiglio dei ministri. Stando infatti all'ultima versione della bozza su cui ancora sta lavorando la Presidenza del Consiglio assieme ai tecnici dei ministeri interessati (Giustizia, Interni, Pubblica amministrazione, Semplificazione), non è prevista l'ipotesi cui faceva riferimento ieri il presidente della Camera Gianfranco Fini, vale a dire prevedere l'obbligo dell' interdizione perpetua dai pubblici uffici (e dunque l'incandidabilità in Parlamento e ad incarichi regionali, provinciali e locali) nei casi di condanna definitiva per corruzione e altri reati contro la pubblica amministrazione. Confermati, invece, gli annunciati aumenti di pena per 11 reati contro la Pubblica amministrazione e una modifica all'art. 58 del testo unico sugli enti locali così da ampliare il numero dei reati (accertati con sentenze definitive di condanna) che impediscono la candidatura alle elezioni provinciali, comunali, circoscrizionali etc. Il bacino dell'incandidabilità in questo caso sarà esteso a reati gravissimi (attentati contro l'integrità, l'indipendenza o l'unità dello Stato; associazioni sovversive; associazioni con finalità di terrorismo, anche internazionale; attentato contro la Costituzione; insurrezione armata contro i poteri dello Stato; turbata libertà degli incanti etc). Gli aumenti di pena, nel minimo e/o nel massimo riguarderanno 11 reati che vanno dal peculato alla concussione, passando per la corruzione (propria, impropria e in atti giudiziari) fino ad arrivare alla turbata libertà d'incanti. Gli incrementi, tuttavia, non supereranno nel massimo i sei anni di pena per non andare ad incidere sui tempi di prescrizione (è il caso, ad esempio, della corruzione in atti giudiziari di cui viene innalzato il minimo di pena da tre a quattro anni mentre resta invariato il massimo di otto). Il provvedimento prevede inoltre una nuova circostanza aggravante, che inasprisce le pene fino a un terzo, ma solo nei confronti del pubblico ufficiale che abbia compiuto atti particolarmente lesivi per la pubblica amministrazione o nel caso in cui i fatti siano stati commessi per far conseguire indebitamente contributi, finanziamenti statali etc. La bozza di ddl si articola su tre «pilastri»: prevenzione, controlli mirati e sanzioni. Verrà innanzitutto istituito un Piano nazionale anticorruzione, coordinato dal Dipartimento della Funzione Pubblica, in attuazione della Convenzione Onu contro la corruzione ratificata dall'Italia lo scorso agosto. Tra le misure suggerite dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ci sono l'indicazione da parte di ciascuna amministrazione centrale del grado di esposizione al rischio corruzione dei propri uffici; misure organizzative per fronteggiare il rischio; procedure di selezione, formazione, e rotazione dei dipendenti e, tra l'altro,soluzioni anche normative per prevenire gli illeciti. Il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli ha invece ampliato il ddl con norme di controllo negli enti locali. In particolare, si prevede che qualsiasi deliberazione sottoposta alla giunta e al consiglio comunale con effetti indiretti o indiretti sul bilancio debba avere il parere del responsabile di ragioneria sulla regolarità contabile.

MORTO ENZO FRAGALÀ, ERA IN COMA DOPO AGGRESSIONE

Dopo un'agonia lunga tre giorni, Enzo Fragalà, penalista palermitano con una lunga militanza politica prima nel Msi, poi in An, massacrato a bastonate da un killer col volto coperto in preda a una brutale ferocia, è morto. In coma dalla sera dell'aggressione, operato invano due volte dai medici del Civico, non ha mai ripreso coscienza. «Un episodio di inaudita violenza», hanno stigmatizzato, insieme, magistrati e legali, uniti oggi in assemblea in tribunale proprio per parlare della vicenda Fragalà quando ancora il penalista non era deceduto. E l'ordine degli avvocati di Palermo si costituirà parte civile nell'eventuale processo per l' omicidio, ha annunciato il presidente Enrico Sanseverino. Il Procuratore di Palermo Francesco Messineo promette che sarà fatta chiarezza sul delitto. Un impegno assicurato anche dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. La salma dei Fragalà è stata trasferita all'istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo dove domani verrà effettuato l'esame autoptico. Davanti al padiglione di Rianimazione, dopo la notizia della morte si sono radunate decine di persone, amici, avvocati familiari che si sono stretti attorno alla moglie Silvana e ai due figli Marzia e Massimiliano. Domani pomeriggio sarà allestita la camera ardente al palazzo di giustizia. L'indagine, condotta dai carabinieri del reparto operativo e coordinata dai pm Nino Di Matteo e Carlo Lenzi e dall'aggiunto Maurizio Scalia, non sarà semplice. Se la dinamica dell'agguato, ricostruita grazie al racconto di tre testimoni oculari, è ormai chiara, non c'è ancora nessuna certezza sul movente di un'aggressione di inaudita ferocia. Il killer, che indossava un casco integrale, si è accanito sulla vittima, raggiunta alle spalle, sfondandole il cranio a colpi di mazza. Fuggito solo per l'intervento di uno dei testimoni, probabilmente è salito su una moto che l'attendeva poco distante e si è dileguato tra i vicoli del mercato del Capo. Secondo gli inquirenti, non si tratterebbe di un sicario. A impugnare il bastone che ha ucciso il penalista sarebbe stato un uomo - molto alto, lo descrivono le persone presenti - che covava verso Fragalà un odio profondo. Lunedì, il giorno delle esequie, Palermo darà il suo ultimo saluto a Enzo Fragalà. Oggi in tantissimi hanno testimoniato il proprio dolore. Il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra nel messaggio inviato alla famiglia dell'on. Enzo Fragalà ha scritto: «Colpito dal tragico epilogo della brutale aggressione subita tre giorni fa dall'on. Enzo Fragalà dinanzi al suo studio professionale di Palermo, desidero rappresentare i sentimenti di cordoglio del Presidente della Repubblica e miei personali alla famiglia ed a quanti gli sono stati vicini negli anni dell'impegno parlamentare e hanno condiviso con lui il delicato esercizio della professione forense». Cordoglio è stato espresso dal presidente della Camera Gianfranco Fini, al ministro della Difesa Ignazio La Russa, al capogruppo del Pdl al senato Maurizio Gasparri, al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, al sindaco di Roma Gianni Alemanno e al vicepresidente del Senato Domenico Nania. Vicini ai familiari del legale si sono detti anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e rappresentanti delle istituzioni come il presidente del Senato Renato Schifani che è andato in ospedale a rendere omaggio al legale. «Non riconosco la mia città», ha commentato. E il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ha detto: «A nome mio e di tutto il Pd esprimo cordoglio per la scomparsa di Enzo Fragalà, ucciso in maniera brutale e misteriosa. Mi auguro che sia fatta al più presto piena luce sul suo assassinio».

SINDACO TRIESTE: “DETASSARE CHI ASSUME I DETENUTI”

Detassare le aziende che assumono detenuti per farli lavorare: è la proposta lanciata oggi a Trieste, al convegno del Sindacato Direttori Penitenziari (Sidipe), dal sindaco del capoluogo giuliano, Roberto Dipiazza (Pdl). «La soluzione al problema delle carceri è il lavoro», ha detto Dipiazza, ricordando la convenzione tra il Comune e il carcere di Trieste, che ha permesso ad alcuni detenuti di lavorare 'fuorì, a servizio della città, come giardinieri o operatori ecologici. «Impiegare i detenuti all'esterno del carcere in aziende pubbliche e private - ha aggiunto Dipiazza - aiuta le persone a ricostruire la loro vita in previsione dell'uscita».

L’inchiesta di Firenze: gli appalti, gli imprenditori e i contatti con i politici

Le telefonate di Verdini (Pdl) e Fusi della Bpt

Tangenti, Pennisi resta in carcere: «La politica costa». Gip: attività furbesca

ROMA (15 febbraio) - Il gip di Milano, Simone Luerti, ha convalidato l'arresto e disposto la custodia cautelare in carcere per Milko Pennisi, il consigliere comunale milanese del Pdl arrestato giovedì scorso mentre intascava una mazzetta da 5mila euro. Il giudice

FURIA DEGLI IMMIGRATI -VIDEO SACCONI: “PRONTO UN PIANO 

L'obiettivo del governo, anche a fronte dei fatti di via Padova a Milano, è «attuare una robusta politica dell'integrazione che è l'altra faccia della medaglia della sicurezza». Lo ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi a margine della presentazione dell'anno europeo della lotta alla povertà. Sacconi ha poi anticipato che «presenteremo presto il Piano nazionale per l'integrazione». Un progetto che, secondo quanto si apprende, dovrebbe essere pronto per il mese di febbraio. Sacconi ha poi spiegato che «Milano è una città accogliente» e l'episodio di guerriglia urbana che ha colpito la zona di via Padova «riguarda alcune componenti dell'immigrazione soprattutto quando si trova concentrata nei cosiddetti ghetti nelle grandi città». MARONI:« CI VUOLE INTEGRAZIONE » «Vanno espulsi i clandestini, ma non si risolve un problema come via Padova», dove «non vedo il rischio di banlieue», con «i blitz e le camionette. La soluzione non è lo stato di polizia». Lo afferma il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, in una intervista al Corriere della Sera in cui, dopo lo scoppio di violenza in seguito all'omicidio dell'egiziano Azizi El Saied in via Padova a Milano sabato scorso, spiega che la soluzione è «cambiare passo nelle politiche di accoglienza e integrazione». Quella di via Padova, aggiunge il ministro, «non era una rivolta contro lo Stato» come avvenuto a Rosarno. Per questo, «non serve un'azione di forza, la parola rastrellamenti - sottolinea - non la voglio sentire: qui c'è da gestire un problema sociale». Innanzitutto, per Maroni, «nel futuro dobbiamo evitare le concentrazioni etniche in un solo quartiere». Poi, aggiunge, «c'è un modello sociale che non funziona, che va ricostruito». «Dobbiamo inventarlo - afferma - definire le condizioni per cui un extracomunitario regolare possa integrarsi davvero». Al segretario del partito democratico Pier Luigi Bersani, che ha accusato il centrodestra di aver fallito nella politica sull'immigrazione, Maroni replica: «Sarebbe facile rispondere che nel 2008 gli sbarchi a Lampedusa erano 7mila e nel 2009 li abbiamo ridotti a 3mila. Ma vorrei evitare il rimpallo delle colpe. Una classe politica - conclude - non deve usare miseramente questi temi per una campagna elettorale». MORATTI: «MAGISTRATURA COLLABORI» Gli agenti di polizia promessi dal governo arriveranno «nei prossimi giorni» e anche se non si conosce il numero esatto saranno «un contingente congruo»: il sindaco di Milano, Letizia Moratti, lo spiega a Maurizio Belpietro in un'intervista a Mattinocinque parlando dei disordini di sabato scorso in via Padova in una zona dove vive un alto numero di stranieri. Moratti pensa che si tratti di «un fenomeno non di facilissimo controllo se non con un collegamento forte fra il governo nazionale, quello locale e la società civile». Secondo il sindaco, le politiche degli anni scorsi del centrosinistra hanno «aperto »in maniera sconsiderata« all'immigrazione ma il centrodestra ha ideato »misure piu« severe come il reato di clandestinità». E in questo «mi aspetto - conclude - mi aspetto la massima collaborazione da tutte le istituzioni, anche dalla magistratura. Anche la magistratura deve collaborare per un iter procedurale che consenta l'espulsione in tempi rapidi». «L'informazione abbocca ai trucchi mediatici dei conduttori tv. È noto che la Rai ha escluso Morgan da Sanremo. Una persona che ha bisogno di cure più che di palcoscenico. Ora per produrre titoli sul Festival si avvia un ulteriore teatrino che la Rai farebbe bene a bloccare. La droga è un pericoloso veleno. Solo degli irresponsabili trasformano chi ne ha tessuto le lodi in un motivo di attrazione. Parole chiare metterebbero fine a una cinica speculazione. L'audience non è tutto». Lo dichiara Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl. LE RISSE DI PISA E ANAGNI Pisa e Anagni(una cittadina in provincia di Frosinone) sono state teatro, la notte scorsa, di scene di violenza tra immigrati. Si è trattato di risse meno gravi di quella di via Padova a Milano, ma pur sempre inquietanti perchè avvenute a Pisa in pieno centro, tra la movida del sabato sera, e ad Anagni dove è stato quasi distrutto un autogrill. Ad Anagni si sono affrontati una ventina tra romeni e albanesi, forse per una parola di troppo pronunciata nei confronti di una donna che, in compagnia di un romeno, stava prendendo un caffè al bar. Da lì la maxi rissa, una vera battaglia a colpi di bottiglie di vino che ha provocato ingenti danni agli scaffali e alle vetrine dell'autogrill. La polizia stradale di Frosinone, intervenuta con diverse pattuglie, ha sedato la rissa mentre molti dei protagonisti si allontanavano dalla zona. Sono due le persone arrestate ma sviluppi potrebbero arrivare dalla verifica dei filmati del sistema di video sorveglianza. A Pisa la rissa, che ha causato due feriti di cui uno grave, è avvenuta tra tunisini che si sono affrontati a colpi di bottiglie e cocci di vetro, nella centrale piazza Berlina meta il sabato sera di centinaia di persone che affollano i pub e i locali della zona. Poco dopo l'una la rissa ha coinvolto un gruppo di persone, due delle quali sono rimaste ferite, una in modo serio. L'uomo, ricoverato in prognosi riservata all'ospedale pisano, per un colpo ricevuto alla gola, non sarebbe però in pericolo di vita. Da chiarire le cause che hanno scatenato la zuffa avvenuta davanti a un locale, non lontano tra l'altro da una caserma dei carabinieri. Per il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, «ciò che è accaduto è un fatto che preoccupa, non il primo. Ma non va confuso con altre vicende, quale quella di Milano, che purtroppo hanno ben altro segno». «Da noi - ha aggiunto il sindaco - si tratta soprattutto di comportamenti violenti fra persone che hanno la stessa provenienza, tunisini nell'ultimo caso». EGIZIANO UCCISO, RABBIA A MILANO A poco più di 24 ore dalla rivolta della comunità nordafricana di via Padova, a Milano, nel quartiere più multietnico della città, dove sabato pomeriggio è stato assassinato un giovane egiziano, la calma è ancora lontana dall'essere ristabilita. Finiti gli scontri, ieri, dopo oltre quattro ore di danneggiamenti, oggi la tensione resta alta, e ad essa si sono aggiunte le inevitabili polemiche politiche mentre decine di pattuglie blindano il quartiere. La polizia intanto cerca di individuare i responsabili del delitto, che dovrebbero essere cinque o sei giovani sudamericani, già noti come facenti parte di una gang chiamata 'Chicagò, nata da una costola dei più noti Latin King, che si riunisce nel vicino Parco Trotter e in un palazzo nella stessa via dove abitava la vittima, Abdel Aziz El Sayed, imbianchino di 19 anni, regolare ma in attesa da quasi un anno del rinnovo del permesso di soggiorno. Alla base della lite poi degenerata nel delitto, secondo testimonianze, confermate anche da alcune dichiarazioni rilasciate in Prefettura ma non dagli investigatori, ci sarebbero degli apprezzamenti fatti alla fidanzata dell'ucciso, una giovane italiana. Mentre l'egiziano scampato all' aggressione, il principale testimone, si troverebbe nel Cie di via Corelli per essere protetto. Intanto polizia e carabinieri hanno comunicato di aver fermato i primi quattro presunti responsabili dei molti atti di vandalismo fatti ieri. Nel corso dei tafferugli sono state ribaltate 9 auto, 17 quelle danneggiate, e 5 negozi latino-americani hanno subito atti di vandalismo. Gli stranieri accompagnati in Questura dopo che la situazione era tornata alla normalità sono stati 37, tutti egiziani tranne un ivoriano (uno degli aggrediti). Ventitrè di essi sono risultati regolari sul territorio italiano e dei rimanenti, irregolari, quattro sono stati fermati con l'accusa di «devastazione e saccheggio». Si tratta di quattro egiziani, due di 27 anni, uno di 19 e uno di 32. I fermi, che adesso dovranno essere convalidati, sono stati eseguiti da Digos e Nucleo informativo dei Carabinieri, mentre le indagini sull' omicidio sono condotte dalla Squadra Mobile che ha una notevole esperienza in gang di latinos. Da più parti si è gridato al «quartiere polveriera multietnica» anche se gli investigatori non concordano su queste valutazioni allarmistiche. Il Nucleo informativo, ad esempio, valuta l'accaduto più come una reazione emotiva e sottolinea che dei 2-300 magrebini che ieri hanno animato la protesta, i più facinorosi erano solo una ventina. Ma la reazione delle forze dell'ordine schierate, per molti abitanti, è parsa tardiva. «Questi spaccavano tutto e loro rimanevano fermi», urla un negoziante straniero. E le polemiche non sono tardate ad arrivare, con il sindaco Letizia Moratti che ha promesso più uomini e i sindacati di polizia che fanno notare che «queste promesse si succedono ogni volta che accade qualcosa ma che le risorse sono state tagliate». Oggi pomeriggio anche il vice sindaco, Riccardo De Corato, è stato contestato da alcuni italiani durante un sopralluogo. «Hanno riempito di telecamere la città - dice un pasticcere - ma qui ce ne sono meno che in tutte le altre parti. Ma non era un quartiere a rischio? E i controlli nei negozi chi li deve fare?». «Ci hanno mandato i soldati - ha detto un anziano - che non sanno nemmeno cosa fare». «In pochi anni sono arrivati decine di migliaia di stranieri - ha replicato il vice sindaco - con 44 mila clandestini. Numeri difficili da gestire, anche se Milano è ben lontana dall'essere Parigi». Però ieri il clima è sembrato un pò quello delle banlieu. RISSA A BIELLA Una rissa fra immigrati marocchini si è verificata domenica a Castelletto Cervo (Biella). Dei cinque protagonisti, tre sono stati arrestati e due denunciati. Uno di loro, nella colluttazione, è stato ricoverato in ospedale per un trauma al volto con dieci giorni di prognosi. Il diverbio, in cui sono rimasti coinvolti tre uomini e due donne, è scoppiato in una strada del paese per un dissidio di carattere privato. Uno dei marocchini ha anche utilizzato una spranga di ferro.

G8, LA VERITÀ DI BERTOLASO: “BASTA FANGO SU DI ME”

Le telefonate dell'imprenditore toscano Riccardo Fusi della Btp (fra gli indagati) con l'onorevole Denis Verdini, oltre a una chiamata al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. I rapporti di Fabio De Santis e Angelo Balducci, entrambi arrestati, con l'imprenditore Guido Ballari, a sua volta in rapporti con il senatore Guido Viceconte e l'onorevole Mario Pepe. È quanto è riportato in un'informativa dei carabinieri del Ros di Firenze, del 15 ottobre scorso, per l'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi, come pubblicato oggi dal Corriere della Sera. Come riporta il quotidiano, sono decine le telefonate tra Fusi e Verdini: in una - 21 gennaio 2009 - il politico, riferiscono gli investigatori, si vanterebbe di aver contribuito a far nominare provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis. Il 3 marzo 2008, Fusi e Verdini parlano del «coinvolgimento in una comune operazione dell'imprenditore parmense Pizzarotti». Il 28 marzo discutono invece di un'operazione bancaria condotta sul Credito cooperativo fiorentino, di cui Verdini è presidente. Il 24 aprile del 2008, parlando della composizione del nuovo governo Berlusconi, a Fusi che chiedeva se poteva stare tranquillo Verdini risponde di sì. Ancora nell'estate 2008 Fusi sollecita a Verdini un incontro con Matteoli per discutere della scuola marescialli di Firenze. Il 5 agosto Fusi parla direttamente con Matteoli: gli chiede se «ci si può vedere un minuto». La risposta di Matteoli è negativa perchè il ministro sta per andare in vacanza: «No, io me ne vado stanotte e torno il 27 a Roma». Un capitolo dell'informativa del Ros è poi dedicato ai rapporti di De Santis e Balducci con Ballari, a sua volta in rapporti con il senatore Guido Viceconte e con l'onorevole Mario Pepe, nel quale si spiega: «Lo sviluppo investigativo consentirà di rilevare che l'on. Mario Pepe, a cui si aggiungerà anche il senatore Guido Viceconte, sono interessati nel far aggiudicare lavori pubblici all'imprenditore Guido Ballari». Gli investigatori riferiscono che fino al dicembre 2003 Ballari e Pepe comparivano nella Eurogruppo servizi.   L'INTERVISTA DI BERTOLASO A REPUBBLICA «Ripeto di essere un servitore dello stato» mentre «non è un mio problema considerare che per 'statò si deve intendere l'Italia senza Berlusconì. Spiacente, è un problema del centrosinistra, non dello stato, non riuscire a fare a meno di questo presidente come collante politico». Lo afferma Guido Bertolaso in una lettera pubblicata da Repubblica con cui il capo della Protezione civile risponde alle 10 domande poste dal fondatore del quotidiano, Eugenio Scalfari. Bertolaso intende chiarire che «quando ci sono scadenze, l'unico strumento che funziona è quello della Protezione civile» che si basa su «una normativa», «comprensiva di controlli e autorità di vigilanza mai abrogate», e non su «anarchia o autorizzazione a esercitare la pirateria a nome dello stato». Sulla magistratura, Bertolaso afferma: «Credo indispensabile che esista una macchina della giustizia efficiente e responsabile. Ma non si rende un servizio all'opinione pubblica spargendo illazioni, informazioni non verificate, sospetti, teoremi di colpevolezza data perr certa quando nessun giudice si è pronunciato». E aggiunge, basta «fango». Alla domanda se le ordinanze relative ai Grandi eventi siano un modo per evitare la firma del capo dello stato eludendo così il suo controllo costituzionale, Bertolaso replica: «Il Quirinale non ha mai opposto il rifiuto o obiezioni alle leggi che consentono l'adozione di tali ordinanze». Inoltre, Bertolaso ripete che «il decreto legge non prevede affatto la trasformazione della Protezione civile in società per azioni» ma, spiega, «la spa è uno strumento tecnico in più che con l'esperienza acquisita nelle emergenze, rimette nelle mani del 'Pubblicò competenze da 'general contractor' che la pubblica amministrazione ha perso negli ultimi decenni». NELL'INCHIESTA ANCHE POLITICI DEL PDL  Anche politici del Pdl nelle carte dell'inchiesta di Firenze sugli appalti della Protezione Civile. E' il 'Corriere della sera' a riportare stralci dell'informativa del Ros dei Carabinieri, sezione Anticrimine di Firenze, che il 15 ottobre scorso riferiva ai magistrati il presunto intreccio di corruzione e altri legami tra gli uomini che circolavano intorno alla Protezione civile e un gruppo di imprenditori: e dal rapporto emergono i nomi del coordinatore Pdl Denis Verdini, del ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, e dei parlamentari Pdl Mario Pepe e Guido Viceconte. In particolare, il 'Corriere' pubblica diverse conversazioni tra Verdini e Riccardo Fusi, presidente della Bpt, e tra Fusi e Matteoli. Mentre di Pepe e Viceconte il 'Corriere' riporta la sintesi dell'informativa dei Ros: "Sono interessati nel far aggiudicare lavori pubblici all'imprenditore Ballari". Ma non sono le uniche intercettazioni pubblicate oggi dai giornali. Sempre sul 'Corriere' e anche su 'Repubblica', vengono pubblicate le trascrizioni di conversazioni telefoniche del 14 dicembre 2008, tra Guido Bertolaso e il gestore del Salaria Sport Village Rossetti, e tra quest'ultimo e una ex soubrette brasiliana, Regina Profeta: si organizza un incontro, quella stessa sera, tra Bertolaso e una ragazza brasiliana di nome Monica. Secondo le intercettazioni, l'incontro avviene tra le 21,30 e le 23 circa. Durante, l'imprenditore Anemone si informa con Rossetti: "E' come se avessimo guadagnato cinquecento punti", dice con soddisfazione. Poi, 'Repubblica' riferisce di un'intercettazione tra le due donne brasiliane in cui si scenderebbe nei dettagli dell'incontro con Bertolaso: Monica assicurerebbe che il sottosegretario sarebbe rimasto "contento". Rossetti parla invece con il factotum Stefano: "Ho cercato tracce di preservativi, ma non l'ho visti". BINDI:« PRESIDENTE VENGA A RIFERIRE»  «E il momento di ritirare il decreto sulla Protezione civile. Non di correggerlo. È il momento in cui Silvio Berlusconi deve venire in Parlamento a riferire che cosa è successo. È il momento di avviare una commissione parlamentare di inchiesta». È quanto chiede il presidente del Pd, Rosy Bindi, che, in un'intervista a Repubblica, spiega come sulla Protezione civile «c'è stato un grande investimento morale da parte del paese». Perciò, «si deve fare chiarezza». «Dobbiamo sapere - spiega Bindi - se il denaro pubblico è stato speso bene oppure no: quelli erano fondi per affrontare tragedie, emergenze, grandi eventi». Per questo, precisa, «il premier deve riferire in Parlamento e si deve costituire una commissione di inchiesta». Secondo Bindi, inoltre, c'è una nuova questione morale «e non solo - spiega - perchè ogni giorno un politico finisce sotto inchiesta». «La politica - afferma - deve affrontare questa realtà, non possiamo lasciare che la magistratura svolga una funzione di supplenza». IRS: «RIFARE GARE D'APPALTO» Indipendentzia Repubrica de Sardigna (Irs) ha preso posizione sui lavori per il G8 a La Maddalena, che definiscono «ennesimo esempio di malaffare italiano», chiedendo che Regione sarda e Provincia si costituiscano parte civile e che le gare d'appalto vengano rifatte in maniera trasparente. «È necessario - ha affermato Irs - che le comunità locali diventino in prima persona soggetti depositari della proprietà e del controllo su queste aree». Gli indipendentisti dell'Irs hanno invitato i sardi e gli abitanti de La Maddalena, «a riflettere se sia ancora lecito credere alle promesse di chi continua a sfruttare il nostro territorio lasciando in cambio solo inganni e disperazione». «Dopo aver investito milioni di euro per un evento mai svoltosi - ha spiegato Irs - dopo aver operato in deroga alle leggi di tutela, oggi a La Maddalena rimangono solo macerie. Alberghi di lusso che cadono a pezzi o non ultimati e aree in stato d'abbandono. È chiaro qual è il contributo che dà lo Stato italiano alla Sardegna: illusioni, sfruttamento e rapina». «ERANO SOLO MASSAGGI» «Bertolaso chiedeva sempre di Francesca perchè è specializzata nel tipo di massaggio che lui chiedeva: aveva delle problematiche alla schiena e alla cervicale». A spiegarlo al Tg1 è Tatiana Marsili, del Salaria Sport Village, il circolo sportivo romano frequentato come socio dal sottosegretario Guido Bertolaso, coinvolto nell'inchiesta sugli appalti del G8. «Francesca - spiega ancora la dipendente - è la responsabile tecnica del nostro centro estetico beauty, è lei che coordina tutto». Poi la ragazza mostra alle telecamere le cabine della fisioterapia, affermando che «quelle per i massaggi specifici sono solo due» e soffermandosi sul fatto che «le porte sono scorrevoli, senza serratura, e senza la possibilità di chiudersi dall'interno». Nel circolo sportivo, spiega poi il direttore generale del Salaria Sport Village Stefano Morandi, «lavorano a vario titolo di contratto circa 200 dipendenti, in tutte le aree. Tutti ci auguriamo che la magistratura faccia piena luce al più presto su tutta la vicenda, in quanto teniamo al nostro posto di lavoro». COSA SCRIVE IL GIORNALE DI FRANCESCA Ha conosciuto Guido Bertolaso al centro estetico del Salaria Sport Village. E gli ha fatto solo «massaggi rilassanti decontratturanti» per la cervicale. Sono alcuni dei passaggi del verbale di Francesca, la fisioterapista al centro delle intercettazioni, raccolto dagli avvocati del capo della Protezione Civile e pubblicato dal Giornale. «Sono dipendente del Salaria Sport Village da circa due anni e qualcosa» risponde agli avvocati Francesca, 43 anni, ricoverata in ospedale per un intervento chirurgico. «Sono un'estetista qualificata, specializzata alla scuola di estetica moderna di Roma, riconosciuta dalla Regione Lazio. Ho ottenuto il diploma con il massimo dei voti». E il capo della protezione civile, dice Francesca nelle dichiarazioni riportate anche dal Corriere della Sera, «cercava proprio me perchè sono specializzata in 15 tipi diversi di massaggio. Il dottore soffre da tempo per una contrazione delle vertebre della colonna ed è afflitto anche dalla cervicale. Quelli sono i massaggi che mi chiedeva, e solo quelli...». Solo rapporti «di natura professionale - ribadisce anche nel verbale - e non l'ho mai frequentato al di fuori del centro estetico». Tra l'altro, precisa, «le cabine dove si effettuano i massaggi hanno una porta scorrevole senza serratura, che anche chiuse lasciano sempre uno spiraglio di visibilità». «Questa storia falsa - si legge ancora sul Corriere - mi ha distrutta. Ma voglio reagire, voglio che mi venga restituita al più presto la mia dignità». "MAI APPUNTAMENTI CON MONICA" «Non conosco tale signora nè ci sono stati mai con lei appuntamenti di qualsiasi genere». Così il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, attraverso il suo avvocato Filippo Dinacci, ribadisce di non avere alcun legame con la brasiliana Monica, chiamata in causa dalla Procura di Firenze come la donna che avrebbe avuto prestazioni sessuali con lui all'interno del Salario Sport Village di Roma. E proprio in merito alle notizie apparse oggi su alcuni giornali, secondo cui la donna sarebbe stata ascoltata dai carabinieri, confermando di avere incontrato il capo della Protezione Civile, l'avvocato Dinacci sottolinea che «se qualcuno ha reso diverse dichiarazioni davanti all'autorità giudiziaria, fermo restando la massima fiducia nella magistratura, se ne assumerà la responsabilità». «In ogni caso - conclude il legale - sorprende la grande attenzione che certa stampa riserva a temi del tutto ininfluenti ai fini del processo». DOMANI DECISIONI SU ARRESTATI È attesa per domani, al massimo dopodomani, secondo quanto si è appreso, la decisione del gip di Firenze Rosario Lupo sulle istanze di scarcerazione presentate dai legali di almeno tre dei quattro arrestati nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti: Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola e Diego Anemone. Domani il gip dovrebbe acquisire il parere dei pubblici ministeri e quindi pronunciarsi sul punto. I tre indagati sono tutti detenuti a Roma (il quarto Fabio De Santis è invece recluso a Milano) e sono usciti dall' isolamento. Alcuni di loro, come Balducci, hanno incontrato i propri difensori e fornito indicazioni per l'acquisizione di documenti da loro ritenuti utili per la difesa. LETTA: "MAI PROTEZIONE CIVILE PRIVATA" «Anche io mi arrabbierei se qualcuno pensasse di trasformare la protezione civile in società privata, ma non è così e chi lo dice non dice il vero. La protezione civile è e rimane un Dipartimento della presidenza del Consiglio con le sue strutture, le sue funzioni e le sue regole che restano pubbliche». Lo ha affermato Gianni Letta sottosegretario alla Presidenza del Consiglio rispondendo ad una domanda in proposito al termine della visita del Papa all'ostello della Caritas alla Stazione Termini di Roma. Letta ha quindi ribadito che Bertolaso potrà continuare a lavorare con gli strumenti abituali e con lo stesso spirito e con lo stesso impegno. «Con il decreto si era solo pensato di dotare la protezione civile di uno strumento ulteriore, aggiuntivo, che le consentisse - ha spiegato Letta - di operare, in determinate circostanze, con maggiore flessibilità ed efficacia». « Sono personalmente convinto - ha aggiunto - che come in tutti questi anni nelle emergenze drammatiche e 'nei grandi eventì ha operato con successo senza questo ulteriore strumento, la Protezione civile di Bertolaso potrà tranquillamente continuare a farlo con gli strumenti abituali e con lo stesso spirito e lo stesso impegno. Questi sì- ha concluso - sono i veri strumenti del successo». BERLUSCONI, WEEKEND BLINDATO Week-end blindato per Silvio Berlusconi a Villa Certosa. Arrivato ieri mattina, alle 11:30, all'aeroporto di Olbia a bordo dell'Airbus 319 bianco griffato Repubblica Italiana, decollato da Ciampino, il presidente del Consiglio e ripartito oggi con lo stesso aereo alle 16:25, senza mai uscire dalla residenza di Porto Rotondo. La pioggia e il freddo, che stamattina hanno fatto da padroni in Gallura dopo la bella giornata di ieri, hanno evidentemente sconsigliato al premier di uscire di casa, così come non ce stata alcuna gita in barca, come si ipotizzava ieri. Solo qualche passeggiata nel parco della villa che s'affaccia sul mare di Punta Lada e poi tanto lavoro al telefono per il capo del Governo, alle prese in questi giorni con il caso Bertolaso. Tra l'altro Porto Rotondo non è distante da La Maddalena, teatro dei presunti illeciti commessi per i lavori del G8 (poi trasferito all'Aquila) sui cui indaga la Procura di Firenze. Nell'isola si vive con apprensione per il timore che questa inchiesta possa cancellare eventi internazionali già programmati, come la Luis Vuitton Cup di vela, in calendario tra maggio e giugno nel cristallino mare dell'arcipelago. Proprio la vicinanza tra Villa Certosa e la Maddalena aveva fatto anche ipotizzare una visita del premier nella sede inizialmente scelta per il G8 del 2009. Così non è stato. Berlusconi ha preferito trascorrere il week-end in tutto relax, in vista dei prossimi appuntamenti che lo vedranno impegnato nella campagna elettorale per le amministrative. A Villa Certosa il Cavaliere era giunto ieri, per la sua prima trasferta sarda del 2010 e anche la prima dopo l'aggressione subita a Milano, il 13 dicembre scorso, quando venne colpito e ferito al volto. Era dal 29 ottobre scorso - quasi quattro mesi fa - che Berlusconi non tornava nella sua storica residenza estiva. Anche allora trascorse la domenica in casa dopo aver partecipato, il giorno prima, ad un convegno organizzato dall'Enac ad Olbia. Blindato, come sempre, l'accesso a Villa Certosa, inavvicinabile per curiosi e giornalisti, presidiato dalle pattuglie dei Carabinieri della Stazione di Porto Rotondo e via mare dalle motovedette dell'Arma. Nella nota località turistica - ma praticamente vuota fuori stagione - nessuno oggi ha visto il premier. Deserta la famosa Piazzetta, con tutte le attività commerciali chiuse, solo qualche bar rimane aperto anche d'inverno. «Berlusconi? Questa volta non si è fatto vedere, con questa pioggia poi... - commenta il titolare di un bar del borgo, non distante da Punta Lada - ma lo aspettiamo la prossima estate».

Primarie Calabria, vince Loiero: «Il candidato dell’Idv faccia il mio vice»

ROMA (15 febbraio) - Sarà Agazio Loiero il candidato del Pd alle prossime elezioni regionali in Calabria. Sfiderà Giuseppe Scopelliti, il candidato sostenuto da Pdl e Udc. Il governatore uscente ha ricevuto quasi il 60% dei voti. Giuseppe Bova, presidente del Consiglio Regionale, si fermerebbe poco

Il consigliere Pdl nega la concussione

Interrogato in carcere
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Non si è parlato di altri versamenti sui conti dell'uomo politico che sarebbero emersi dalla documentazione sequestrata nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza e dalla polizia. Domani la decisione sulla convalida dell'arresto. La Moratti: "attenzione alla compilazione delle liste elettorali"

(17:37 14/02/2010)


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