Spesa digitale dei professionisti: attesi 2 miliardi nel 2024

Nel 2024 la spesa digitale di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro è prevista attestarsi a 1,982 miliardi di euro, +5% rispetto al 2023, anno in cui i professionisti italiani hanno investito complessivamente 1,888 miliardi di euro in tecnologie digitali (+7% rispetto al 2022).

A investire più in tecnologia si confermano gli studi multidisciplinari, con una spesa media di 25.100 euro, seguiti a distanza dai consulenti per il lavoro (12.900 euro), i commercialisti (12.100 euro) e gli avvocati, con investimenti medi di 9.500 euro.
Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano.

Gli avvocati investono meno

“Per avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari è il momento di correre – afferma Claudio Rorato, Responsabile scientifico e Direttore dell’Osservatorio -, per accelerare il livello di digitalizzazione e sostenibilità, sia all’interno delle loro organizzazioni sia nel trasferimento alle aziende clienti”.
In dettaglio, il 41% degli studi multidisciplinari investe più di 10.000 euro e il 37% tra 3mila e 10mila euro, mentre solo l’8% degli avvocati spende più di 10mila euro, il 35% tra 3-10mila euro.

Anche sul fronte della reddittività la categoria legale è quella più in sofferenza: il 40% registra una diminuzione del reddito nell’ultimo biennio, contro il 28% dei commercialisti, il 24% dei consulenti per il lavoro e il 27% dei multidisciplinari.

Le tecnologie

Nel patrimonio informatico, i software per la gestione della contabilità e paghe, per il processo civile telematico, i sistemi di fatturazione elettronica e i sistemi di videochiamate sono presenti nei diversi studi con percentuali oltre l’80%, le restanti tecnologie  al massimo nel 50%, raggiungendo il minimo in quelle evolute, come CRM, business intelligence, AI, workflow.

L’AI non è infatti ancora compiutamente entrata tra i professionisti, che pure manifestano grande interesse.
Oltre l’80% degli studi si sta documentando sulla tecnologia, tra il 5% e il 7% sta valutando lo sviluppo di progetti con altri colleghi, e solo tra il 3% e l’8% è passato all’azione, avviando progetti, con l’ausilio di consulenti esterni o insieme ad altri partner di business.

Cosa preoccupa i commercialisti?

Per commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari la prima preoccupazione per il futuro è la difficoltà di trovare personale adatto alle esigenze dello studio, al secondo posto ci sono il passaggio generazionale e la necessità di aumentare le dimensioni dello studio, ritenute inadeguate anche dagli avvocati.
Al terzo posto, per commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari, c’è la difficoltà di far percepire l’utilità di nuovi servizi alla clientela.

Per gli avvocati, invece, la principale preoccupazione è la capacità di elaborare da soli una nuova visione di studio, ma anche la difficoltà di trovare interlocutori con cui sviluppare collaborazioni stabili e la disponibilità di risorse finanziarie da investire in tecnologie evolute.

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