C’è un’intera generazione che cresce tra la scuola, i social e un mondo in continua trasformazione. È la Generazione Alpha, i nati dopo il 2010, protagonisti della nuova ricerca firmata Henkel Italia e Eumetra, intitolata “I sogni ad ostacoli della Generazione Alpha”.
L’indagine fa parte dell’Osservatorio Genere e Stereotipi 2025 e prova a capire come i più giovani guardino al futuro: con entusiasmo, sì, ma anche con qualche timore, specie quando si parla di parità.
Ragazze e ragazzi tra fiducia e timori
I dati, letti con calma, raccontano una gioventù viva e curiosa. Il 44% delle ragazze e il 39% dei ragazzi dichiara di avere sogni ambiziosi, progetti grandi, a volte più grandi di loro. A sostenerli, in molti casi, c’è la famiglia: oltre il 70% dice di sentirsi incoraggiato.
Eppure la fiducia non è la stessa per tutti. Tra i ragazzi, il 78% crede di poter lasciare un segno; tra le ragazze, il dato scende al 70%. E solo il 16% delle ragazze pensa davvero di potercela fare, contro il 21% dei coetanei maschi.
Il nodo resta quello delle discriminazioni: il 28% delle ragazze teme penalizzazioni legate al genere e il 31% vede nella maternità un potenziale ostacolo. Molte lo dicono apertamente: vedono le proprie madri dividersi tra lavoro e casa, mentre i padri — pur più presenti — non affrontano la stessa fatica quotidiana.
I modelli? Restano in famiglia
Una sorpresa emerge chiara: i ragazzi non si riconoscono negli influencer. Il 70% degli adulti pensa che siano loro a dettare le mode, ma solo il 2% dei giovani li cita come esempio da seguire.
I veri modelli restano mamma e papà, figure concrete, capaci di ispirare con il loro modo di vivere, più che con le parole.
Media, linguaggio e voglia di verità
La Generazione Alpha guarda i media con occhio critico. L’84% delle ragazze e l’81% dei ragazzi nota come le donne vengano ancora scelte per la bellezza, e come la maschilità venga raccontata solo attraverso forza e successo.
Anche sul linguaggio, chiedono sincerità: meno artifici, più sostanza. Non servono simboli nuovi, dicono, se poi il rispetto resta solo sulla carta.
Ascoltare per cambiare davvero
Per Eumetra, che segue l’Osservatorio fin dall’inizio, questa ricerca è un tassello importante per capire dove stiamo andando come società.
Ascoltare i ragazzi significa accettare le loro domande, anche quando scomode, e imparare da loro un modo nuovo di pensare alla parità.
Un impegno che si traduce anche nel rinnovo della Certificazione per la Parità di Genere, che l’istituto ha appena confermato: un segno concreto di coerenza, ma anche la prova che un futuro più equo è possibile — a patto di crederci davvero.
La diciassettesima edizione dell’Osservatorio Immagino, condotto dai GS1 Italy, ha analizzato 145mila prodotti “green” di largo consumo, corrispondenti all’82,7% delle vendite. A riportare in etichetta le informazioni relative alle iniziative avviate dalle aziende a favore della sostenibilità sono oltre 83 su 100 prodotti, venduti sugli scaffali di supermercati e ipermercati presenti su tutto il territorio italiano
Nel 2024, tra super e ipermercati, l’aggregato di prodotti sostenibili ha incassato quasi 45 miliardi di euro, con una crescita annua che supera il 2,0% (+2,1%), spinta principalmente dall’aumento dei prezzi (+3,4%) e dalla componente di offerta (+1,9%). Rispetto al 2023 i volumi però risultano in calo del -1,2%.
Sostenibilità ambientale, sociale e benessere animale in etichetta
L’Osservatorio Immagino, svolto in collaborazione con l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha l’obiettivo di verificare la diffusione e il valore della comunicazione green in etichetta nelle sue tre declinazioni di sostenibilità ambientale, sociale e benessere animale.
Ed è la sostenibilità ambientale la tematica più comunicata dalle aziende attraverso le etichette dei prodotti. L’Osservatorio Immagino ha infatti individuato questo tipo di informazione su 120.797 referenze. Si tratta di prodotti che nel 2024 hanno sfiorato i 44,8 miliardi di euro di incassi nel canale super e ipermercati.
On-pack informazioni, indicazioni e suggerimenti virtuosi
Tra le informazioni presenti on-pack, le più diffuse sono i suggerimenti pratici per aiutare i consumatori ad adottare comportamenti virtuosi, come ad esempio, effettuare la raccolta differenziata o la conservazione corretta dei prodotti.
Sulle confezioni vengono elencate anche le indicazioni sull’impegno per la riciclabilità del packaging, quelle per la maggior sostenibilità delle modalità di produzione e di approvvigionamento lungo la filiera, oltre alle certificazioni di sostenibilità, i claim generici (come, ad esempio, ‘green’) e i calcoli relativi all’impatto dei prodotti lungo il loro intero ciclo di vita (LCA, Life Cycle Analysis).
Per tutte le referenze più incassi meno volumi venduti
La seconda dimensione rilevata dall’Osservatorio Immagino è quella della sostenibilità sociale, che accomuna il 9,1% delle referenze e ha sfiorato i 6,6 miliardi di euro di incassi nel 2024 (+2,2% rispetto al 2024, ma lo 0,4% in meno a volume).
Inoltre, riferisce Adnkronos, il benessere animale è segnalato sul 2,1% dei prodotti venduti in supermercati e ipermercati.
In particolare, nel 2024 queste 2.988 referenze hanno incassato 1,5 miliardi di euro, con un lieve aumento annuo a valore (+1,0%), anche in questo caso, a fronte di un netto calo dei volumi (-5,5%).
Quali sono gli ostacoli a un’adozione più massiccia delle vetture elettriche? Eppure in Italia stanno per arrivare diversi nuovi incentivi all’acquisto di questi veicoli. Non solo: le auto elettriche sono considerate la chiave per una mobilità più sostenibile. E allora? La colpa di questo sviluppo tutto sommato lento si deve innanzitutto ai prezzi ancora elevati, ma anche a una serie di dubbi spesso alimentati da convinzioni senza fondamento.
Per fotografare la situazione, Facile.it ha chiesto a mUp Research di realizzare un’indagine su un campione rappresentativo di automobilisti. Il risultato? Molti italiani continuano a credere a falsi miti ormai smentiti da dati ufficiali.
Inquinano più dei motori a benzina?
Quasi un italiano su cinque è convinto che le auto elettriche abbiano un impatto ambientale maggiore rispetto alle vetture a benzina. È un errore: sebbene la produzione delle batterie comporti un consumo di risorse non trascurabile, durante l’intero ciclo di vita i veicoli elettrici generano meno emissioni di CO2.
Il divario aumenta quando l’energia utilizzata per la ricarica proviene da fonti rinnovabili.
Batterie destinate a durare poco
Un altro timore diffuso riguarda la durata delle batterie. Due terzi degli intervistati pensano che si esauriscano dopo pochi anni di utilizzo.
In realtà, le tecnologie attuali garantiscono una vita media compresa tra dieci e vent’anni, e le case automobilistiche offrono spesso garanzie pluriennali proprio per rassicurare i clienti.
Colonnine, dove siete?
Una delle criticità, secondo la percezione degli italiani è la scarsità di infrastrutture di ricarica. Molti automobilisti credono che in Italia ci siano solo poche migliaia di colonnine.
I dati ufficiali smentiscono questa informazione: secondo Motus-E, a fine marzo 2025 erano già oltre 66.000 i punti di ricarica attivi, un numero in costante aumento grazie anche agli investimenti pubblici e privati.
Il rischio di prendere fuoco
C’è chi pensa che le auto elettriche siano più soggette a incendi rispetto a quelle tradizionali. In realtà, le statistiche indicano che i casi sono rari e persino meno frequenti rispetto ai veicoli a combustione.
Le batterie sono progettate con standard di sicurezza elevati e test rigorosi.
Energia solo da fonti fossili?
Un altro equivoco riguarda l’origine dell’elettricità. È falso che provenga interamente da fonti fossili: il mix energetico italiano è sempre più orientato verso rinnovabili come solare ed eolico.
Inoltre, chi ricarica a casa può scegliere forniture certificate “100% green”.
Cosa succederà domani?
Lo studio commissionato da Facile.it dimostra quanto la disinformazione pesi ancora sulle scelte degli automobilisti. Superare questi miti, insieme agli incentivi previsti, potrebbe spingere sempre più italiani a considerare l’auto elettrica non come un’opzione di nicchia, ma come una scelta concreta per il futuro della mobilità.
Secondo le stime provvisorie dell’Istat relative al 31 dicembre 2024, sono 6 milioni e 382mila gli italiani che risiedono abitualmente oltre i confini nazionali. Rispetto all’inizio dell’anno, si registrano oltre 240mila cittadini in più, con un incremento pari al 4 per cento. La maggior parte di loro, più della metà, vive in Paesi europei. L’America rappresenta la seconda area geografica per presenza italiana, mentre solo una minima parte si distribuisce tra Asia, Africa e Oceania.
Questo trend non è legato esclusivamente a nuove partenze, ma anche a un marcato aumento delle acquisizioni di cittadinanza italiana, che nel 2024 hanno toccato quota 121mila. Questo valore rappresenta un incremento rispetto al 2023 e riflette l’andamento stabile della trasmissione della cittadinanza per discendenza. Sono soprattutto i Paesi del Sud America, come Brasile e Argentina, a registrare il maggior numero di riconoscimenti, grazie alle radici familiari di molti cittadini di origine italiana.
Più nascite che decessi tra gli italiani all’estero
Anche il saldo naturale contribuisce alla crescita. Le nascite nel 2024 superano le 27mila unità, a fronte di poco più di ottomila decessi. A incidere in modo significativo sono le nuove generazioni nate in Europa, soprattutto in Germania, Svizzera e Regno Unito. Il consolato italiano di Londra è quello che nel 2023 ha registrato il maggior numero di nuovi nati.
I tassi di natalità variano sensibilmente in base al territorio. Sono più elevati nei Paesi europei e più bassi nelle aree del Sud America, dove la popolazione di origine italiana tende a essere mediamente più anziana. Le dinamiche demografiche risentono anche di fattori amministrativi: in alcuni casi, le nascite vengono dichiarate solo quando necessario, ad esempio per ottenere documenti.
Migrazioni in aumento, effetto anche della nuova legge sull’AIRE
L’aumento degli espatri, che nel 2024 hanno superato quota 156mila, è legato anche all’introduzione di sanzioni per chi non si iscrive all’AIRE dopo un anno di permanenza all’estero. I rimpatri, invece, sono in calo, fermi a 53mila. La maggior parte degli italiani che si trasferisce vive nel Nord Italia, in particolare in Lombardia, e si dirige prevalentemente verso Paesi europei come Germania, Spagna, Svizzera e Francia.
Anche chi rientra spesso proviene da questi stessi Paesi, confermando i legami storici con le principali destinazioni dell’emigrazione italiana del secondo dopoguerra.
Già nei primi sei mesi dall’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada i decessi sono diminuiti del -8,7%, passando da 634 a 579, ovvero, 55 in meno, e le persone ferite sono diminuite del -5,6%, pari a 1.115 in meno, ovvero, da 20.075 a 18.960.
Inoltre, in questi sei mesi sono stati effettuati più di 400 mila controlli su alcol e droga al volante, e trovati fuori regola, rispettivamente, solo l’1,83% e lo 0,25% degli automobilisti.
Insomma, i dati raccolti da Polizia Stradale e Carabinieri sull’effetto del nuovo Codice della strada, voluto fortemente dal vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, si confermano più che confortanti.
Incidenti in calo del 4%
I numeri prendono in considerazione il periodo intercorso dal 14 dicembre 2024 al 14 giugno 2025 e il loro confronto con quelli rilevati durante il corrispettivo dell’anno precedente. E i dati sono, come di consueto, sono stati elaborati in coordinamento con il Viminale.
In generale, il calo degli incidenti è del 4%, meno 1.423, da 35.209 a 33.786.
Dal punto di vista dei controlli, si segnala che in sei mesi dall’entrata in vigore del nuovo Codice ci sono state 417.663 verifiche con etilometri o precursori, e i positivi sono stati rispettivamente l’1,83% per l’alcol e lo 0,25% per le droghe, a riprova del fatto che le campagne di educazione stradale e di prevenzione stanno avendo effetti soddisfacenti.
Una direzione più severa ed efficace rispetto al passato
I numeri indicano una linea chiara rispetto al passato, rimarcando una direzione più severa ma anche più efficace nei controlli e nelle sanzioni.
In particolare, la stretta sui comportamenti a rischio, come la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, sembra cominciare a dare i suoi frutti.
Il numero di verifiche segna un aumento importante se confrontato con i semestri precedenti, a dimostrazione che la prevenzione non passa solo attraverso la repressione, ma anche grazie a una presenza più capillare delle forze dell’ordine sulle strade italiane.
Sul fronte dei controlli, i numeri raccontano una tendenza in miglioramento, che mostra una pressione costante e metodica sul fronte della prevenzione.
Il doppio fronte delle nuove regole
A sorprendere è poi il tasso piuttosto basso di positività. Solo l’1,83% degli automobilisti controllati è risultato positivo all’alcol, riporta Sussidiario.net, mentre lo 0,25% è stato fermato per guida sotto effetto di stupefacenti, percentuali che anche se non azzerate sono comunque molto contenute rispetto ai dati degli ultimi anni, suggerendo che le campagne di sensibilizzazione e i messaggi sulla sicurezza stiano incidendo sulle abitudini concrete e quotidiane delle persone.
La struttura delle nuove regole ha puntato da subito su un doppio fronte, da una parte sanzioni più severe dall’altra maggiore diffusione dei controlli, con l’obiettivo dichiarato di ridurre incidenti, morti e feriti. E a giudicare dai dati del primo semestre l’effetto sembra essere stato innescato.
In occasione della Giornata Mondiale della Lentezza, ScuolaZoo e TheFork, la piattaforma per la prenotazione online di ristoranti, hanno realizzato un Osservatorio sullo slow living, con l’obiettivo di monitorare e raccontare come i ragazzi e le ragazze under 30 stanno cambiando il proprio stile di vita. A partire dal tempo trascorso a tavola.
Il sondaggio, condotto su un campione di oltre 500 ragazzi e ragazze tra 14 e 26 anni, fa emergere un quadro chiaro.
I giovani vogliono rallentare, vivere con più consapevolezza e riscoprire il valore del tempo, della natura e della convivialità.
In un’epoca dominata dalla velocità e dalla connessione costante, sono proprio i giovani a riscoprire il valore del tempo, della lentezza, e dei momenti autentici vissuti insieme lontano dalla tecnologia.
Un segnale di stanchezza verso il costante multitasking
Secondo la ricerca di ScuolaZoo e TheFork, il dato più sorprendente arriva dal rapporto con la tecnologia.
L’82% dei giovani ha già fatto o vorrebbe fare un digital detox, ovvero un periodo senza social o notifiche.
Che sia o meno un segnale di stanchezza verso l’iperconnessione e il multitasking costante, tra chi ha già provato a disconnettersi c’è una minoranza attiva (16%) che lo fa regolarmente, e un’ampia fascia (40%) che ci sta pensando.
Quando si tratta di staccare davvero, le scelte sono eloquenti: attività fisica e uscite con gli amici per il 35%, musica soft o una serie tv rilassante per il 34%, natura e silenzio per un altro 26%.
Solo il 5% sceglie contenuti social.
Riscoprire il valore della tavola
Il modo in cui si mangia, si sa, racconta molto di noi. E dai dati raccolti da ScuolaZoo e TheFork emerge che oggi è il pasto un momento da vivere con lentezza e presenza.
Secondo il 54% dei giovani mangiare con calma è una pratica che si cerca di rispettare il più possibile, mentre il 29% considera il pasto una parte essenziale del proprio benessere.
Solo una piccola minoranza continua a mangiare ‘per dovere’, ovvero, in fretta.
Le abitudini a tavola confermano questo trend. Il 34% guarda la TV, mengtre mangia, ma un 46% preferisce conversare con familiari e amici.
La scelta del ristoranti riflette questo cambio di paradigma
C’è poi ancora chi non riesce a staccarsi dallo smartphone (13%), ma il dato è in calo. E il pasto come esperienza solitaria e mindful resta un’abitudine di pochi (7%).
Anche la scelta dei ristoranti riflette questo cambio di paradigma. Il 41% preferisce scoprire ristoranti e cucine diverse, mentre il 37% preferisce cene a casa, con calma e convivialità.
L’11% invece opta per locali immersi nella natura, e un altro 11% ama organizzare picnic all’aperto.
Il 57% degli intervistati privilegia atmosfere rilassate a prezzi accessibili, ma cresce anche l’interesse per esperienze originali, come cene a tema o degustazioni (10%).
Secondo le previsioni Istat, a marzo 2025 la diminuzione degli occupati su base mensile si associa alla crescita dei disoccupati e al calo degli inattivi.
La diminuzione dell’occupazione (-0,1%, pari a -16mila unità) riguarda le donne, i minori di 35 anni, i dipendenti a termine e gli autonomi.
Nelle altre classi d’età, tra uomini e dipendenti permanenti, il numero di occupati cresce. Il tasso di occupazione è stabile al 63,0%.
L’aumento delle persone in cerca di lavoro (+2,1%, +32mila) si osserva soltanto per uomini e under50. Il tasso di disoccupazione sale al 6,0% (+0,1%), quello giovanile al 19,0% (+1,6%).
Il calo degli inattivi tra 15 e 64 anni (-0,1%, -11mila) coinvolge gli uomini e i 35-49enni, a fronte di un aumento tra le donne e nelle altre classi d’età. Fanno eccezione i 15-24enni, che registrano una stabilità. Il tasso di inattività è invariato al 32,9%.
In tre mesi +0,9% occupati
Confrontando il primo trimestre 2025 con il quarto 2024, si osserva un aumento di 224mila occupati (+0,9%).
La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa all’aumento delle persone in cerca di lavoro (+0,5%, +7mila) e alla diminuzione degli inattivi (-1,7%, -217mila).
A livello tendenziale, a marzo 2025 il numero di occupati supera quello di marzo 2024 dell’1,9% (+450mila).
L’aumento riguarda uomini, donne e under35, mentre per i 15-34enni si osserva una diminuzione. Il tasso di occupazione, in un anno, sale del +0,9%.
Sempre rispetto a marzo 2024, diminuiscono anche il numero di persone in cerca di lavoro (-11,8%, -208mila) e quello degli inattivi (-0,9%, -107mila).
Dipendenti e indipendenti
Su base annua, sia per gli uomini sia per le donne si osserva la crescita del tasso di occupazione (+0,8, +1,0%) e la diminuzione di quelli di disoccupazione (-0,3% uomini, -1,7% donne) e di inattività (-0,6%, -0,1%).
La diminuzione congiunturale del numero di occupati, registrata a marzo 2025,è il risultato del calo dei dipendenti a termine (-2,4%) e degli autonomi (-0,3%) associato alla crescita dei dipendenti permanenti (+0,4%).
In termini tendenziali, l’occupazione cresce tra i dipendenti permanenti (+4,2%) e gli autonomi (+0,9%), mentre cala tra i dipendenti a termine (-9,4%).
La partecipazione al mercato del lavoro per classi di età
Tra febbraio e marzo 2025, per gli under35 il calo del tasso di occupazione si associa all’aumento di quello di disoccupazione (particolarmente marcato per i 15-24enni), e l’inattività cresce tra i 25-34enni e diminuisce tra i più giovani.
Tra i 35-49enni aumentano i tassi di occupazione e disoccupazione e cala il tasso di inattività. Inoltre, tra chi ha almeno 50 anni la stabilità dell’occupazione si accompagna alla diminuzione della disoccupazione e alla crescita dell’inattività.
Su base annua, per i 15-34enni cala l’occupazione e cresce l’inattività. Al contrario, per chi ha almeno 35 anni l’occupazione aumenta e l’inattività diminuisce.
La disoccupazione, invece, si riduce in tutte le classi d’età, a eccezione dei 25-34enni.
Finalmente qualche buona notizia per chi possiede un’auto. NDopo anni in cui i costi erano in costante aumento, a gennaio 2025 il panorama delle spese legate al veicolo sembra finalmente stabilizzarsi. Secondo i dati raccolti da Facile.it, il premio medio per l’RC auto è intorno a 625,79 euro per un veicolo a quattro ruote, un valore sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente e in calo del 2,8% rispetto a dicembre.
Questo rallentamento, frutto della diminuzione dei sinistri stradali e di un allentamento della spinta inflattiva registrato nella seconda metà del 2024, rappresenta una ventata di sollievo per automobilisti e famiglie. Tuttavia, gli esperti mettono in guardia: un nuovo aumento dei costi energetici o tensioni a livello internazionale potrebbero invertire rapidamente questa tendenza positiva.
Le Regioni dove si risparmia di più
Un’analisi regionale rivela, infatti, un quadro eterogeneo. In alcune regioni, come Emilia-Romagna, Puglia, Umbria e Calabria, si osserva una riduzione dei premi assicurativi, segno che le dinamiche locali stanno contribuendo a contenere i costi. Al contrario, il Veneto e il Lazio continuano a registrare incrementi, rispettivamente del 5,5% e del 4,7%, mentre in Lombardia e nelle Marche l’aumento si attesta intorno al 2%.
Queste differenze indicano che, nonostante il trend generale di stabilizzazione, le condizioni del mercato assicurativo variano significativamente da zona a zona, influenzate da fattori specifici legati al territorio.
Prezzi in lieve discesa per il carburante
Sul fronte dei carburanti emergono notizie altrettanto interessanti. I dati indicano che, mentre il prezzo medio della benzina ha registrato un lieve incremento dell’1% su base annua, il diesel ha mostrato un calo del 2%. Facile.it ha simulato la spesa per un’auto di segmento intermedio che percorre 30 km al giorno, evidenziando che, a gennaio 2025, il costo mensile per la benzina si aggira intorno a 109 euro, mentre per il diesel si riduce a circa 82 euro.
I risultati, seppur positivi, devono essere considerati in relazione all’andamento degli ultimi mesi, durante i quali i prezzi alla pompa erano inferiori di alcuni euro, suggerendo che la situazione, pur migliorando, resta delicata.
Cosa prevedono gli analisti per il futuro?
Gli analisti sottolineano come la stabilizzazione attuale possa essere temporanea. Fattori esterni, quali i dazi americani e l’incremento dell’inflazione globale, potrebbero presto influire nuovamente sui costi, sia in ambito assicurativo che nel settore dei carburanti.
È dunque fondamentale continuare a monitorare attentamente il mercato, per comprendere se questo periodo di rilievo rappresenti un punto di svolta duraturo o semplicemente una tregua in un contesto economico ancora molto incerto.
Qual è il rapporto degli italiani con il mondo gaming? Risponde l’ultimo capitolo di Samsung Trend Radar, realizzato da Human Highway: nel 2024 lo smartphone domina il panorama, con il 44% dei giocatori che lo utilizza almeno una volta a settimana. Portabilità e accessibilità rendono il mobile gaming una scelta popolare, soprattutto tra le donne (50%). Tuttavia, PC (24%) e console (22,7%) continuano a essere apprezzati per esperienze più immersive, specie dai giovani GenZ e Millennials.
Per il 57,2% degli intervistati, il gaming è sinonimo di divertimento, mentre il 43,7% lo utilizza per evadere dalla routine. La dimensione sociale, poi, resta significativa: 1 gamer su 5 apprezza la possibilità di sfidare amici e familiari, o connettersi con giocatori di tutto il mondo.
Tuttavia, il gaming è anche un momento personale. L’82,2% gioca da solo per rilassarsi. E per 1 su 2 giocare rappresenta un momento ‘sacro’ dove tutto deve essere perfetto.
Un ambiente dedicato al gioco
Tra i generi preferiti, i giochi di carte sono i più amati (29,1%), seguiti da enigmi/puzzle e casual game.
E se le donne preferiscono passatempi leggeri, come puzzle ed enigmi, gli uomini si orientano verso ‘sportivi’ e ‘sparatutto’. Inoltre, se la Gen Z si distingue per la passione per giochi d’azione e arcade, i Boomer apprezzano titoli che stimolano la mente, come i giochi di carte.
Ma dove si gioca di più? Il 46,4% ha uno spazio dedicato al gaming in casa, con dispositivi di qualità come monitor avanzati e controller ergonomici.
Strumenti di qualità fanno la differenza
A testimonianza della tendenza ad avere uno spazio dedicato al gioco, 6 giocatori su 10 ritengono che strumenti di qualità, come monitor performanti, mouse, tastiere ergonomiche e controller avanzati, possano migliorare significativamente l’esperienza, e siano importanti quanto il gioco stesso.
La metà dei giocatori si tiene informata sulle ultime innovazioni tecnologiche, mentre il 47% acquista esclusivamente strumentazione di marca, dimostrando una crescente attenzione alla qualità e alle prestazioni.
Inoltre, la personalizzazione degli accessori è un aspetto rilevante per il 45% dei giocatori, che desiderano esprimere la propria individualità anche attraverso gli strumenti di gioco.
“Un prezioso momento gratificante in un mondo frenetico”
“Il Samsung Trend Radar evidenzia che all’interno del mondo gaming convivono diverse anime – dichiara Emanuele De Longhi, Head of Corporate Marketing di Samsung Electronics Italia -: l’accessibilità del gioco da mobile, che conquista quasi la metà dei giocatori, si affianca alla ricerca di esperienze più immersive e specializzate offerte da PC e console. La crescente importanza della personalizzazione e della qualità dei dispositivi utilizzati per giocare è un altro aspetto chiave. Per giocatori sempre più attenti alla scelta di accessori performanti e alla creazione di spazi dedicati al gioco, il gaming rappresenta un prezioso momento gratificante in un mondo iperconnesso e frenetico”.
Fortunatamente in Italia cala la diffusione degli stereotipi di genere, ma purtroppo continuano a manifestarsi segnali di insofferenza specie tra i maschi più giovani. Questi ultimi sembrano mostrare un atteggiamento di resistenza verso la parità di genere, rivendicando una centralità del ruolo maschile anche in contesti tradizionalmente percepiti come femminili.
Lo rivela la ricerca “Violenza di genere: percezione e opinione della popolazione italiana”, condotta da SWG per Giornaliste Italiane. L’indagine è stata condotta con metodo CAWI (Computer Assisted Web Interview) tra il 13 e il 15 novembre 2024, su un campione rappresentativo di 837 cittadini italiani maggiorenni. Il campione riflette la distribuzione per genere, età, area geografica, livello di istruzione e preferenze politiche espresse alle ultime elezioni.
Diverse prospettive sulla responsabilità di chi compie violenza
Per gli italiani, chi commette violenza è pienamente responsabile, soprattutto se la vittima non ha possibilità di difendersi. Tuttavia, persiste l’idea che le donne debbano evitare situazioni a rischio, con 4 italiani su 10 che attribuiscono in parte la colpa alla vittima stessa. Questa visione è più diffusa tra i giovani uomini, mentre le giovani donne considerano intollerabile ogni limitazione della loro libertà.
L’identikit del responsabile
La percezione di chi possa essere un autore di violenza varia sensibilmente tra i giovani. Per i ragazzi, si tratta spesso di individui marginalizzati, con precedenti penali o disturbi psichici.
Le giovani donne, invece, identificano il responsabile come una figura più vicina e apparentemente insospettabile, come un vicino di casa.
Denunciare sì, ma non tutti sono d’accordo
Sebbene l’80% degli italiani ritenga fondamentale che una donna denunci sempre le violenze subite, questa convinzione scende al 74% tra le giovani donne e al 63% tra i giovani uomini.
Tale differenza evidenzia una minore fiducia, soprattutto da parte delle nuove generazioni, nei confronti delle istituzioni o delle possibilità di ottenere giustizia.
Il ruolo dell’educazione
Sul fronte educativo, c’è maggiore consenso. Genitori e scuole sono considerati i principali responsabili nel promuovere rapporti di genere basati sul rispetto e sulla parità. Questo punto di vista accomuna trasversalmente diverse fasce della popolazione.