Italia, nel 2025 il conto della cybersecurity sale a 2,78 miliardi

Nel 2025 la cybersecurity è entrata di diritto nelle agende dei consigli di amministrazione, spesso dopo qualche brutto incidente.
I numeri parlano chiaro. Secondo l’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, il mercato italiano della cybersecurity ha toccato i 2,78 miliardi di euro, in crescita del 12% rispetto all’anno precedente.

Si tratta di un incremento meno consistente dell’anno ancora prima, ma comunque a doppia cifra. Un dato da considerare, soprattutto in un contesto economico tutt’altro che semplice.

Colpita un’azienda su tre

Dietro la crescita degli investimenti c’è un dato preoccupante: nel 2025 il 34% delle grandi imprese italiane ha subito attacchi informatici con costi significativi di ripristino. Per il 3% le conseguenze hanno inciso direttamente sull’operatività. Tradotto: produzione fermata, servizi rallentati, reputazione messa alla prova.

Non stupisce quindi che il 57% delle aziende abbia rimesso mano ai piani di risposta agli incidenti. E sette su dieci dichiarano che nel 2026 aumenteranno il budget dedicato alla sicurezza. Quando ci si scotta, si impara in fretta.

L’AI: alleata o minaccia?

Il 2025 è stato anche l’anno dell’accelerazione dell’intelligenza artificiale. E se da un lato promette efficienza, dall’altro apre nuovi fronti di rischio. Il 71% dei CISO italiani ritiene che l’AI stia amplificando le minacce cyber. Oggi esistono strumenti capaci di automatizzare gran parte delle catene d’attacco, rendendo sofisticate anche operazioni orchestrate da chi non è un esperto.

Ma la vulnerabilità più grande resta l’essere umano. Per il 96% dei responsabili sicurezza è il fattore critico numero uno. Password deboli, clic avventati, uso disinvolto di strumenti di AI consumer: basta poco per spalancare una porta.

Regole più stringenti

Le nuove normative europee – dalla NIS2 all’AI Act – stanno cambiando il quadro. Il 57% delle grandi imprese segnala una maggiore attenzione del board ai temi cyber, mentre il 56% cerca di coordinare gli adempimenti per non perdersi nella burocrazia.

Cresce anche la sensibilità verso la provenienza dei fornitori: il 73% delle aziende valuta la geografia nel sourcing di soluzioni di sicurezza, privilegiando partner europei per ridurre dipendenze critiche.

Nasce la cyber-resilienza

Nonostante l’83% delle imprese presidi stabilmente il rischio cyber, solo il 28% può dirsi davvero orientato alla cyber-resilienza, combinando monitoraggio continuo, analisi degli impatti, simulazioni realistiche e uso strutturato dell’AI.

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