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Granulare, liquido o organico: tre concimi a confronto

Davanti allo scaffale dei concimi la scelta sembra semplice finché non si leggono le etichette. Granulare, liquido, organico pellettato: tre formati che nutrono la pianta, ma con tempi, gesti e conseguenze diverse. Chi sbaglia formato raramente fa danni gravi, più spesso spreca denaro e fatica, o si ritrova con un prato giallo a metà luglio. Conviene allora confrontarli in base a ciò che si deve coltivare e al tempo che si ha da dedicarci, più che al prezzo della confezione. Qui li mettiamo a confronto uno per volta.

Il granulare a rilascio lento

I granulari a rilascio controllato sono rivestiti da una pellicola di resina o zolfo che lascia passare i nutrienti poco alla volta, in funzione di temperatura e umidità. Una distribuzione a inizio primavera può coprire due o tre mesi, secondo quanto riporta la confezione. Il vantaggio è evidente: si lavora una volta e ci si dimentica del resto. Il rischio di bruciare le radici è basso, perché la cessione è graduale.

Il limite sta nella scarsa flessibilità. Se la pianta mostra una carenza di ferro o di magnesio a stagione avviata, il granulare non corregge in fretta. E la cessione dipende dal clima: in un’estate fresca il concime si esaurisce più lentamente del previsto, in una molto calda può finire prima della data indicata. Per rosai, siepi, alberi da frutto e vasi grandi resta comunque una soluzione sensata, soprattutto per chi non ha voglia di tenere un calendario.

Si distribuisce a spaglio sul prato o attorno alla pianta, interrando leggermente per evitare che la pioggia forte sposti i granuli. Nei vasi si mescola allo strato superficiale del substrato, evitando il contatto diretto con il colletto.

Il liquido, rapido e da dosare

Il concime liquido, o idrosolubile da sciogliere in acqua, agisce nel giro di pochi giorni. I nutrienti sono già disponibili e le radici li assorbono subito; in certi casi si può anche nebulizzare sulle foglie. È la scelta di chi coltiva in vaso, di chi ha piante da balcone che consumano molto e di chi deve rimediare a un ingiallimento.

Il prezzo da pagare è la regolarità. Va somministrato ogni una o due settimane nei periodi di crescita, e il dosaggio va rispettato con pignoleria: un cucchiaio in più nell’annaffiatoio non è una cortesia alla pianta. Nei vasi, poi, un eccesso di sali si accumula nel substrato e si vede dai bordi bruciati delle foglie e da una crosta bianca sul terriccio. Una volta al mese conviene innaffiare abbondantemente con sola acqua per lavare via i residui.

Un’alternativa comoda sono i prodotti con dosatore integrato nella bottiglia, che riducono l’errore a occhio. Per le piante da orto in piena terra il liquido serve soprattutto come richiamo, non come base.

L’organico pellettato e il suolo

Stallatico pellettato, cornunghia, farina di ossa, pellet di letame compostato: i concimi organici hanno un titolo di nutrienti più basso, spesso di pochi punti percentuali di azoto, e rilasciano solo quando i microrganismi del terreno li degradano. In primavera fredda lavorano poco, con il caldo molto di più. La lentezza è il loro difetto e il loro pregio: non risolvono un’emergenza, ma non provocano picchi.

Il vero vantaggio non è nutrizionale in senso stretto. La sostanza organica migliora la struttura del terreno, trattiene l’acqua nei suoli sabbiosi e alleggerisce quelli argillosi. Per questo il concime organico si ragiona insieme al resto di ciò che finisce nell’aiuola: ammendanti, compost, substrati. Chi riparte da un terreno povero, magari di riporto dopo un cantiere, farà bene a guardare i terricci giardino e gli ammendanti prima ancora di scegliere un concime, perché nutrire un suolo che non trattiene nulla equivale a versare acqua in un cesto.

Un organico richiede anche qualche accortezza pratica: l’odore, soprattutto con lo stallatico, e i cani, che a volte scavano proprio dove l’hanno sparso. Per prato od orto la dose è spesso espressa in centinaia di grammi per metro quadro, molto più alta di quella dei granulari minerali, e questo pesa sul trasporto e sullo stoccaggio.

Che cosa scegliere, caso per caso

Messi uno accanto all’altro, i tre formati rispondono a esigenze diverse. Alcuni scenari tipici:

  • Orto di famiglia su terreno medio: organico pellettato in preparazione del suolo, liquido ogni tanto per pomodori e zucchine quando fruttificano.
  • Prato da rigenerare: granulare a rilascio lento in primavera e di nuovo a settembre, con più azoto nella prima dose e più potassio nella seconda.
  • Terrazzo con vasi: liquido regolare, oppure un granulare nei contenitori più grandi per chi non vuole contare i giorni.

Le combinazioni sono più frequenti dei casi puri, e non c’è nulla di scorretto nel mescolare i formati, purché non si sommino due dosi piene dello stesso nutriente. Basta leggere il rapporto tra azoto, fosforo e potassio sulla confezione e tenere un taccuino, o anche solo le foto del sacco.

Un limone in vaso, per esempio, sta bene con un granulare per agrumi a marzo e con una dose di liquido ricco di ferro in piena estate, quando le foglie nuove schiariscono. Il vicino con lo stesso albero e un solo sacco di stallatico spesso ottiene foglie scure ma poca fioritura: nulla di sbagliato nel prodotto, solo il momento e il formato che non coincidono con le richieste della pianta. Il bilancio, in fondo, si fa a settembre, guardando cosa ha prodotto l’albero e non cosa prometteva l’etichetta.