Non serve viaggiare lontano o spendere cifre elevate per portare corpo e mente in un luogo più felice. I benefici dei wellness retreat spesso svaniscono rapidamente, e i viaggi troppo lunghi possono aggiungere ulteriore stress.
Con l’aumento generalizzato dello stress il turismo del benessere è in forte crescita. Secondo Euromonitor, la domanda globale di vacanze benessere è infatti cresciuta del 33% nell’ultimo anno.
Eppure, una semplice pausa di movimento giornaliero di 15 minuti e 9 secondi si è dimostrata scientificamente capace di portare benefici più duraturi di una settimana in un retreat di wellness.
Lo ha dimostrato un nuovo studio di ASICS sull’efficacia dell’Everyday Escape, la pausa quotidiana di attività fisica, supervisionato dal dott. Brendon Stubbs del King’s College London.
Everyday Escape, alternativa più accessibile ed efficace
I partecipanti allo studio Everyday Escape che si sono concessi una pausa quotidiana di poco più di un quarto d’ora di movimento hanno riportato un miglioramento del 21% del proprio stato mentale complessivo rispetto alla loro esperienza in un retreat.
Inoltre, il 71% ha dichiarato che l’attività fisica quotidiana è stata più efficace nel ridurre lo stress rispetto al retreat, il 73% ha riportato benefici mentali più duraturi t e il 65% l’ha percepita come capace di migliorare l’umore.
Wellness retreat: i risultati non sempre sono all’altezza delle aspettative
Lo studio condotto sulle persone che avevano recentemente partecipato a un wellness retreat ha rivelato che per questo tipo di vacanza vengono percorsi in media 1.780 km e si spendono circa 1.421 euro. Questo, sebbene i risultati non siano sempre all’altezza delle attese.
Quasi due terzi (62%) dei partecipanti hanno dichiarato che l’esperienza non ha soddisfatto le aspettative, mentre sette su dieci (70%) hanno segnalato che i benefici ottenuti svanivano già al termine del soggiorno o poco dopo il rientro.
Per alcuni, il retreat ha persino rappresentato una fonte aggiuntiva di stress. Soprattutto per i costi (24%) e la lunghezza dei viaggi (21%), indicati come fattori critici.
“Quando ci muoviamo, stiamo meglio”
“Credo profondamente nel potere del movimento, non solo per il corpo, ma anche per la mente – ha commentato Natasha Rothwell, Everyday Escape Concierge di ASICS -. Certo, puoi spendere migliaia di dollari o volare dall’altra parte del mondo per sentirti meglio, oppure puoi semplicemente uscire e muovere il tuo corpo. La tua Everyday Escape può essere una passeggiata, una sessione di stretching, una danza in cucina. È gratuita, semplice e soprattutto è tua. Il benessere non dovrebbe essere un lusso, ma qualcosa di accessibile a tutti, ogni giorno. Quando ci muoviamo, stiamo meglio. Ed è questo il tipo di fuga che tutti meritano”.
La diciassettesima edizione dell’Osservatorio Immagino, condotto dai GS1 Italy, ha analizzato 145mila prodotti “green” di largo consumo, corrispondenti all’82,7% delle vendite. A riportare in etichetta le informazioni relative alle iniziative avviate dalle aziende a favore della sostenibilità sono oltre 83 su 100 prodotti, venduti sugli scaffali di supermercati e ipermercati presenti su tutto il territorio italiano
Nel 2024, tra super e ipermercati, l’aggregato di prodotti sostenibili ha incassato quasi 45 miliardi di euro, con una crescita annua che supera il 2,0% (+2,1%), spinta principalmente dall’aumento dei prezzi (+3,4%) e dalla componente di offerta (+1,9%). Rispetto al 2023 i volumi però risultano in calo del -1,2%.
Sostenibilità ambientale, sociale e benessere animale in etichetta
L’Osservatorio Immagino, svolto in collaborazione con l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha l’obiettivo di verificare la diffusione e il valore della comunicazione green in etichetta nelle sue tre declinazioni di sostenibilità ambientale, sociale e benessere animale.
Ed è la sostenibilità ambientale la tematica più comunicata dalle aziende attraverso le etichette dei prodotti. L’Osservatorio Immagino ha infatti individuato questo tipo di informazione su 120.797 referenze. Si tratta di prodotti che nel 2024 hanno sfiorato i 44,8 miliardi di euro di incassi nel canale super e ipermercati.
On-pack informazioni, indicazioni e suggerimenti virtuosi
Tra le informazioni presenti on-pack, le più diffuse sono i suggerimenti pratici per aiutare i consumatori ad adottare comportamenti virtuosi, come ad esempio, effettuare la raccolta differenziata o la conservazione corretta dei prodotti.
Sulle confezioni vengono elencate anche le indicazioni sull’impegno per la riciclabilità del packaging, quelle per la maggior sostenibilità delle modalità di produzione e di approvvigionamento lungo la filiera, oltre alle certificazioni di sostenibilità, i claim generici (come, ad esempio, ‘green’) e i calcoli relativi all’impatto dei prodotti lungo il loro intero ciclo di vita (LCA, Life Cycle Analysis).
Per tutte le referenze più incassi meno volumi venduti
La seconda dimensione rilevata dall’Osservatorio Immagino è quella della sostenibilità sociale, che accomuna il 9,1% delle referenze e ha sfiorato i 6,6 miliardi di euro di incassi nel 2024 (+2,2% rispetto al 2024, ma lo 0,4% in meno a volume).
Inoltre, riferisce Adnkronos, il benessere animale è segnalato sul 2,1% dei prodotti venduti in supermercati e ipermercati.
In particolare, nel 2024 queste 2.988 referenze hanno incassato 1,5 miliardi di euro, con un lieve aumento annuo a valore (+1,0%), anche in questo caso, a fronte di un netto calo dei volumi (-5,5%).
Quali sono gli ostacoli a un’adozione più massiccia delle vetture elettriche? Eppure in Italia stanno per arrivare diversi nuovi incentivi all’acquisto di questi veicoli. Non solo: le auto elettriche sono considerate la chiave per una mobilità più sostenibile. E allora? La colpa di questo sviluppo tutto sommato lento si deve innanzitutto ai prezzi ancora elevati, ma anche a una serie di dubbi spesso alimentati da convinzioni senza fondamento.
Per fotografare la situazione, Facile.it ha chiesto a mUp Research di realizzare un’indagine su un campione rappresentativo di automobilisti. Il risultato? Molti italiani continuano a credere a falsi miti ormai smentiti da dati ufficiali.
Inquinano più dei motori a benzina?
Quasi un italiano su cinque è convinto che le auto elettriche abbiano un impatto ambientale maggiore rispetto alle vetture a benzina. È un errore: sebbene la produzione delle batterie comporti un consumo di risorse non trascurabile, durante l’intero ciclo di vita i veicoli elettrici generano meno emissioni di CO2.
Il divario aumenta quando l’energia utilizzata per la ricarica proviene da fonti rinnovabili.
Batterie destinate a durare poco
Un altro timore diffuso riguarda la durata delle batterie. Due terzi degli intervistati pensano che si esauriscano dopo pochi anni di utilizzo.
In realtà, le tecnologie attuali garantiscono una vita media compresa tra dieci e vent’anni, e le case automobilistiche offrono spesso garanzie pluriennali proprio per rassicurare i clienti.
Colonnine, dove siete?
Una delle criticità, secondo la percezione degli italiani è la scarsità di infrastrutture di ricarica. Molti automobilisti credono che in Italia ci siano solo poche migliaia di colonnine.
I dati ufficiali smentiscono questa informazione: secondo Motus-E, a fine marzo 2025 erano già oltre 66.000 i punti di ricarica attivi, un numero in costante aumento grazie anche agli investimenti pubblici e privati.
Il rischio di prendere fuoco
C’è chi pensa che le auto elettriche siano più soggette a incendi rispetto a quelle tradizionali. In realtà, le statistiche indicano che i casi sono rari e persino meno frequenti rispetto ai veicoli a combustione.
Le batterie sono progettate con standard di sicurezza elevati e test rigorosi.
Energia solo da fonti fossili?
Un altro equivoco riguarda l’origine dell’elettricità. È falso che provenga interamente da fonti fossili: il mix energetico italiano è sempre più orientato verso rinnovabili come solare ed eolico.
Inoltre, chi ricarica a casa può scegliere forniture certificate “100% green”.
Cosa succederà domani?
Lo studio commissionato da Facile.it dimostra quanto la disinformazione pesi ancora sulle scelte degli automobilisti. Superare questi miti, insieme agli incentivi previsti, potrebbe spingere sempre più italiani a considerare l’auto elettrica non come un’opzione di nicchia, ma come una scelta concreta per il futuro della mobilità.
Le case automobilistiche spesso scelgono di utilizzare per i propri veicoli motori costruiti da altri produttori. Ma non tutti gli automobilisti italiani ne è consapevole. Una percentuale importante di italiani si colloca su livelli bassi o medi di consapevolezza (41%), mentre il 6% ammette addirittura di non saperne nulla, una percentuale che arriva al 12% nelle regioni del Centro Italia.
I dati emergono dall’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca mUp Research.
In pratica, secondo lo studio meno del 20% del campione intervistato è pienamente a conoscenza del fatto che spesso il motore installato su un’autovettura è prodotto da altre aziende. E la percentuale crolla all’11% considerando il solo campione femminile.
Prezzo, consumi, sicurezza i parametri per l’acquisto
La decisione d’acquisto di un’auto dipende principalmente da fattori economici e funzionali, come prezzo, consumi, sicurezza, mentre elementi più tecnici come la provenienza del motore hanno un peso secondario. Tanto che appena il 34% del campione intervistato dichiara di tenere in considerazione questo aspetto quando è alle prese con il cambio della propria vettura.
“Quando il consumatore dichiara che ‘il motore conta’, in realtà sta esprimendo fiducia nel marchio dell’auto, non necessariamente esprime consapevolezza sull’effettivo produttore del propulsore”, spiega Facile.it.
Attenzione però a non sottovalutare questo componente: non solo rappresenta il cuore dell’auto, determinando performance, affidabilità e consumi, ma può anche avere un impatto sui costi di manutenzione, bollo e assicurazione.
Assicurazione, bollo e potenza
Per quanto riguarda il bollo, ad esempio, il peso della tassa automobilistica varia in funzione della potenza effettiva del motore, espressa in Kilowatt (kW) e indicata nel libretto di circolazione.
Esiste però anche un rapporto tra il motore, in particolare, la sua cilindrata, e il premio RC auto.
Le compagnie assicurative a volte usano questo valore per calcolare il premio assicurativo: all’aumentare della cilindrata normalmente cresce non solo il valore dell’auto, ma anche la potenza del motore, quindi, aumenta statisticamente anche il rischio di sinistri.
Ecco perché a parità di valore d’acquisto (ad esempio, 30.000 euro) il premio medio della polizza tende a crescere all’aumentare della cilindrata, con una differenza che può arrivare fino al 57%.
Alimentazione e premio RC Auto
Ancora meno italiani sanno che in alcuni casi le compagnie assicurative tengono in considerazione anche l’alimentazione del motore.
Dall’analisi Facile.it emerge che una polizza per un’auto alimentata solo a diesel o benzina costa in media di più rispetto a una vettura ibrida.
Ad esempio, limitando l’analisi a veicoli con potenza inferiore a 75 kW, il premio medio per il modello ibrido è inferiore del 10% rispetto a quello diesel. La differenza aumenta ulteriormente sulle auto più potenti: nella fascia tra 120 e 200 kW assicurare un modello ibrido costa in media il 4% in meno rispetto a quello a benzina, e il 17% in meno rispetto a quello diesel.
Per molti andare in vacanza significa solo abbandonare la vita d’ufficio, perché il lavoro ibrido si estende anche nei mesi estivi. Oggi è infatti molto più semplice restare connessi e questo rende più facile conciliare lavoro e svago, anche quando si è lontani da casa.
Questo approccio flessibile rende più comune la scelta di portare il pc anche in vacanza. Anche se nessuno desidera lavorare durante le vacanze, farlo può aiutare a ridurre lo stress legato alla necessità di completare tutto prima di partire. Inoltre, permette di gestire le attività più urgenti in momenti di relax.
Ma l’aumento della connettività dei viaggiatori non è passato inosservato ai cybercriminali.
Spesso chi viaggia abbassa la guardia
Prima dei Giochi Olimpici e Paralimpici estivi del 2024 gli esperti di Kaspersky hanno analizzato quasi 25.000 hotspot Wi-Fi gratuiti a Parigi. L’analisi ha rivelato che quasi il 25% di queste reti presentava una crittografia debole o assente, rendendo gli utenti vulnerabili al furto di dati personali e bancari.
Spesso i viaggiatori abbassano la guardia, e location nuove o le diverse lingue possono diventare un utile nascondiglio per attacchi informatici. Ciò significa che è necessario prestare maggiore attenzione quando ci si connette. Fortunatamente, alcuni strumenti e abitudini intelligenti possono aiutare a proteggersi mentre ci si gode la flessibilità del remote working.
Utilizzare una VPN
Una VPN è un modo efficace per proteggere la propria attività online, soprattutto quando si lavora da luoghi sconosciuti. È una soluzione in grado di criptare il traffico Internet, evitando che gli hacker possano intercettare dati sensibili come credenziali di accesso o informazioni finanziarie.
Si tratta di un aspetto particolarmente importante quando si accede alle e-mail di lavoro o ai file aziendali tramite reti Wi-Fi pubbliche.
Oltre alla sicurezza, una VPN nasconde anche gli indirizzi IP, impedendo di tracciare i movimenti online. E per chi lavora con strumenti o siti web soggetti a restrizioni geografiche, permette l’accesso a contenuti locali. Utile, quindi, non solo ai lavoratori ma anche a chi viaggia all’estero.
…e una eSIM
Un altro utile strumento digitale che consente di rimanere connessi facilmente utilizzando le reti mobili locali senza una scheda SIM fisica è l’eSIM. Si tratta di una soluzione rivoluzionaria per evitare costi di roaming elevati o il disagio di dover acquistare schede SIM temporanee in altri Paesi. Grazie all’eSIM, è possibile scaricare un piano dati locale prima ancora di arrivare a destinazione, assicurando la connettività immediata fin dall’atterraggio.
Questa soluzione consente di evitare l’uso di hotspot Wi-Fi non sicuri, riducendo l’esposizione a minacce informatiche. Inoltre, molti fornitori di eSIM permettono di gestire più profili su un unico dispositivo, rendendo più semplice il passaggio tra i piani dati personali e quelli di lavoro.
E per proteggersi da accessi non autorizzati, è fondamentale attivare l’autenticazione a due fattori (2FA) su tutti gli account, e impostare password sicure su ogni dispositivo.
La gestione della sicurezza alimentare è molto imporante per chiunque operi nel settore. È un’attività cruciale per controllare e gestire i rischi legati alla produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti.
Tra l’altro assicurarsi che il proprio sistema HACCP sia conforme ed efficace non è solo un obbligo legale, ma rappresenta anche un investimento nella fiducia dei consumatori e nella reputazione del proprio marchio.
Adottare un approccio proattivo alla sicurezza alimentare dimostra un vero impegno per la qualità e la protezione della salute pubblica.
Cos’è l’aggiornamento manuale HACCP?
L’aggiornamento HACCP implica la revisione periodica del manuale di autocontrollo basato sul sistema HACCP. Questa procedura deve essere eseguita regolarmente, con una raccomandazione di farlo almeno una volta all’anno, o più spesso se ci sono cambiamenti significativi nell’attività.
Esempi di tali cambiamenti includono modifiche nei processi produttivi, variazioni nei prodotti trattati, l’introduzione di nuove attrezzature o aggiornamenti delle normative di riferimento.
Un aggiornamento tempestivo permette di allinearsi alle nuove scoperte scientifiche, alle migliori pratiche del settore e ai cambiamenti legislativi.
Perché è importante l’aggiornamento del manuale?
L’aggiornamento del manuale HACCP è cruciale per diverse ragioni. Innanzitutto, le leggi e gli standard di sicurezza alimentare sono in continua evoluzione, ed avere un manuale aggiornato aiuta a rispettare queste normative.
In secondo luogo, l’aggiornamento promuove un miglioramento continuo delle procedure di gestione dei rischi.
Questo si traduce in una qualità superiore del prodotto finale, nella riduzione degli sprechi alimentari e nell’ottimizzazione dei processi produttivi.
Inoltre, non dimentichiamo che un sistema HACCP aggiornato può anche aumentare la percezione di fiducia dei consumatori e migliorare la reputazione del marchio.
Come si fa a effettuare l’aggiornamento?
Per portare a termine l’aggiornamento HACCP, è necessario seguire una procedura ben definita che comprende diverse fasi fondamentali.
Si inizia con una revisione attenta dell’analisi dei pericoli, identificando tutti i potenziali rischi biologici, chimici e fisici legati ai prodotti e ai processi. Dopo, si passa a rivedere i punti critici di controllo.
Si continua con la valutazione delle azioni correttive, stabilendo quali misure adottare in caso di deviazioni dai limiti critici stabiliti. Infine, si redige il nuovo manuale HACCP, documentando in modo chiaro e completo tutte le procedure, i controlli e le responsabilità.
Chi può occuparsi dell’aggiornamento?
L’aggiornamento del manuale per HACCP può essere effettuato internamente dall’azienda, utilizzando personale qualificato con una solida conoscenza del sistema HACCP, oppure si può optare per consulenti esterni specializzati.
È fondamentale che questo compito venga svolto da professionisti competenti in materia di igiene alimentare, sicurezza sul lavoro e normative di riferimento.
In particolare la scelta tra gestire il processo internamente o esternamente dipende dalle dimensioni dell’azienda, dalle risorse disponibili e dalla complessità dei processi produttivi. In entrambi i casi, è cruciale garantire un adeguato livello di formazione e aggiornamento per il personale coinvolto.
L’importanza della formazione continua
In parallelo all’aggiornamento del manuale, è vitale investire nella formazione continua del personale che si occupa della sicurezza alimentare.
La formazione, infatti, assicura l’applicazione corretta delle procedure. Corsi di aggiornamento, seminari e workshop offrono l’opportunità di acquisire nuove competenze, scoprire le ultime novità del settore e rafforzare la consapevolezza dell’importanza del proprio ruolo nella prevenzione dei rischi alimentari.
Un team ben addestrato è capace di individuare rapidamente eventuali anomalie, applicare le giuste misure correttive e contribuire attivamente al miglioramento continuo del sistema HACCP.
Pertanto, aggiornare il manuale HACCP è fondamentale per garantire la sicurezza alimentare, proteggere la salute dei consumatori e assicurare il successo della propria attività.
È cruciale non sottovalutare l’importanza di mantenere questo manuale sempre aggiornato, in conformità con le normative attuali e le migliori pratiche del settore.
Infatti, un sistema HACCP robusto e aggiornato offre un chiaro vantaggio competitivo, migliora la reputazione dell’azienda e aiuta a creare un ambiente di lavoro più sicuro.
Secondo le stime provvisorie dell’Istat relative al 31 dicembre 2024, sono 6 milioni e 382mila gli italiani che risiedono abitualmente oltre i confini nazionali. Rispetto all’inizio dell’anno, si registrano oltre 240mila cittadini in più, con un incremento pari al 4 per cento. La maggior parte di loro, più della metà, vive in Paesi europei. L’America rappresenta la seconda area geografica per presenza italiana, mentre solo una minima parte si distribuisce tra Asia, Africa e Oceania.
Questo trend non è legato esclusivamente a nuove partenze, ma anche a un marcato aumento delle acquisizioni di cittadinanza italiana, che nel 2024 hanno toccato quota 121mila. Questo valore rappresenta un incremento rispetto al 2023 e riflette l’andamento stabile della trasmissione della cittadinanza per discendenza. Sono soprattutto i Paesi del Sud America, come Brasile e Argentina, a registrare il maggior numero di riconoscimenti, grazie alle radici familiari di molti cittadini di origine italiana.
Più nascite che decessi tra gli italiani all’estero
Anche il saldo naturale contribuisce alla crescita. Le nascite nel 2024 superano le 27mila unità, a fronte di poco più di ottomila decessi. A incidere in modo significativo sono le nuove generazioni nate in Europa, soprattutto in Germania, Svizzera e Regno Unito. Il consolato italiano di Londra è quello che nel 2023 ha registrato il maggior numero di nuovi nati.
I tassi di natalità variano sensibilmente in base al territorio. Sono più elevati nei Paesi europei e più bassi nelle aree del Sud America, dove la popolazione di origine italiana tende a essere mediamente più anziana. Le dinamiche demografiche risentono anche di fattori amministrativi: in alcuni casi, le nascite vengono dichiarate solo quando necessario, ad esempio per ottenere documenti.
Migrazioni in aumento, effetto anche della nuova legge sull’AIRE
L’aumento degli espatri, che nel 2024 hanno superato quota 156mila, è legato anche all’introduzione di sanzioni per chi non si iscrive all’AIRE dopo un anno di permanenza all’estero. I rimpatri, invece, sono in calo, fermi a 53mila. La maggior parte degli italiani che si trasferisce vive nel Nord Italia, in particolare in Lombardia, e si dirige prevalentemente verso Paesi europei come Germania, Spagna, Svizzera e Francia.
Anche chi rientra spesso proviene da questi stessi Paesi, confermando i legami storici con le principali destinazioni dell’emigrazione italiana del secondo dopoguerra.
Secondo un’analisi di Facile.it, la regione Lombardia è la seconda in Italia per auto più “giovani”. Ma se a livello nazionale l’età media è di 12 anni e 2 mesi L’anzianità dei veicoli lombardi è sempre più elevata, tanto che l’età media del parco auto in Lombardia è aumentata del 5,1% in un solo anno, arrivando a maggio 2025 a 11 anni e 7 mesi.
Un’anzianità testimoniata anche da un altro dato. Il numero di vetture diesel Euro 5 circolanti sulle strade lombarde è di oltre 484.000.
A Sondrio, Mantova, Cremona circolano le più anziane della regione
In un anno i valori sono aumentati in tutte le province della regione, con variazioni che vanno dal +2,2% di Bergamo al +9% di Sondrio.
A livello provinciale, in Lombardia le auto più vecchie circolano infatti a Sondrio, dove a maggio 2025 l’età media era pari a 13 anni e 5 mesi. Al secondo posto si posiziona Mantova (12 anni e 8 mesi), seguita da Cremona (12 anni e 7 mesi), Brescia (12 anni e 4 mesi), Pavia (12 anni e 1 mese), Bergamo (12 anni) e, a pari merito, Lecco e Varese (11 anni e 10 mesi).
Milano è invece l’area dove circolano le auto più “giovani”: appena 11 anni e 1 mese.
Euro 5: Milano è l’area con più veicoli
Quanto al blocco alle vetture diesel Euro 5 riguarderà i comuni con più di 30mila abitanti. Non impatterà, però, solo sui residenti ma anche sui pendolari che transiteranno sulle strade dei suddetti comuni.
Limitando l’analisi ai comuni capoluogo di provincia lombardi, secondo le stime di Facile.it su dati ACI, l’area con il maggior numero di veicoli diesel Euro 5 è Milano, con oltre 26.200 vetture inquinanti, seguono Brescia (oltre 9.500), Bergamo (5.200) Monza (più di 4.500), Cremona (quasi 4.100), Varese e Pavia (circa 3.200), e Como (oltre 3.000).
RC Auto: il costo di una vettura vecchia non incide solo sulla sicurezza
Esiste una stretta correlazione tra età media del veicolo e il costo dell’assicurazione Rc Auto. Avere una vettura vecchia, quindi, non incide solo sulla sicurezza dei passeggeri e sulla sostenibilità ambientale, ma anche sul premio medio da pagare.
Per dimostrare questo legame Facile.it ha preso in considerazione il profilo di un assicurato medio, e ha calcolato a parità di condizioni quanto varia la tariffa Rc Auto con il progredire dell’anzianità del veicolo.
Con un’età di 10 anni il premio medio da pagare per la polizza è di circa 359 euro, valore che sale a 368 euro se il veicolo ha 12 anni e raggiunge addirittura 421 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni. Una differenza del 17% in appena 4 anni.
Si rafforza la fiducia delle aziende, ma i cittadini si tengono su posizioni più caute. Ecco la sintesi dei dati sulla fiducia relativi a giugno diffusi da Istat: da una parte cresce l’ottimismo tra le imprese, dall’altra cala leggermente la fiducia dei consumatori.
Il clima generale resta complesso e sfaccettato, con segnali divergenti tra i diversi settori economici e nelle aspettative delle famiglie.
Consumatori più prudenti: scende ancora l’indice di fiducia
L’indice che misura il clima di fiducia dei consumatori registra una lieve flessione, passando da 96,5 a 96,1. Si tratta di una battuta d’arresto dopo il recupero del mese precedente. La diminuzione coinvolge quasi tutte le componenti dell’indicatore, ad eccezione dei giudizi sull’economia nazionale e delle aspettative riguardo alla disoccupazione, che mostrano segnali di maggiore ottimismo.
Analizzando i quattro sottocomponenti principali, si osserva un quadro misto: il clima economico migliora da 97,5 a 99,6, mentre il clima futuro resta invariato a 93,7. In calo invece le percezioni legate alla sfera personale (da 96,1 a 94,8) e a quella corrente (da 98,6 a 97,9), segno che molte famiglie continuano a percepire difficoltà nella loro quotidianità.
Imprese in ripresa, ma con qualche ombra
L’indice composito che riassume la fiducia delle imprese cresce da 93,1 a 93,9, confermando un andamento positivo per il secondo mese consecutivo. Il miglioramento coinvolge la manifattura (da 86,6 a 87,3), le costruzioni (da 102,1 a 103,4) e i servizi di mercato (da 94,5 a 95,6). L’unica eccezione è rappresentata dal commercio al dettaglio, che registra una flessione da 102,8 a 101,9, penalizzato soprattutto dalla grande distribuzione.
Nei settori industriali migliorano le attese sulla produzione futura, anche se i giudizi sugli ordini rimangono deboli. Nel settore edilizio aumentano le aspettative sull’occupazione, mentre nei servizi cresce la soddisfazione sugli ordini ricevuti e sull’andamento degli affari. Il comparto dei trasporti e logistica guida la crescita, mentre i servizi turistici segnalano una fase di rallentamento.
L’analisi dei dati
Giugno restituisce un’immagine a doppia velocità dell’economia italiana. Le imprese mostrano maggiore fiducia nel futuro, spinte da prospettive in miglioramento e segnali incoraggianti nei settori produttivi e dei servizi.
I consumatori, invece, appaiono più cauti, frenati da un contesto economico ancora incerto che condiziona le valutazioni sulla situazione personale.
Già nei primi sei mesi dall’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada i decessi sono diminuiti del -8,7%, passando da 634 a 579, ovvero, 55 in meno, e le persone ferite sono diminuite del -5,6%, pari a 1.115 in meno, ovvero, da 20.075 a 18.960.
Inoltre, in questi sei mesi sono stati effettuati più di 400 mila controlli su alcol e droga al volante, e trovati fuori regola, rispettivamente, solo l’1,83% e lo 0,25% degli automobilisti.
Insomma, i dati raccolti da Polizia Stradale e Carabinieri sull’effetto del nuovo Codice della strada, voluto fortemente dal vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, si confermano più che confortanti.
Incidenti in calo del 4%
I numeri prendono in considerazione il periodo intercorso dal 14 dicembre 2024 al 14 giugno 2025 e il loro confronto con quelli rilevati durante il corrispettivo dell’anno precedente. E i dati sono, come di consueto, sono stati elaborati in coordinamento con il Viminale.
In generale, il calo degli incidenti è del 4%, meno 1.423, da 35.209 a 33.786.
Dal punto di vista dei controlli, si segnala che in sei mesi dall’entrata in vigore del nuovo Codice ci sono state 417.663 verifiche con etilometri o precursori, e i positivi sono stati rispettivamente l’1,83% per l’alcol e lo 0,25% per le droghe, a riprova del fatto che le campagne di educazione stradale e di prevenzione stanno avendo effetti soddisfacenti.
Una direzione più severa ed efficace rispetto al passato
I numeri indicano una linea chiara rispetto al passato, rimarcando una direzione più severa ma anche più efficace nei controlli e nelle sanzioni.
In particolare, la stretta sui comportamenti a rischio, come la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, sembra cominciare a dare i suoi frutti.
Il numero di verifiche segna un aumento importante se confrontato con i semestri precedenti, a dimostrazione che la prevenzione non passa solo attraverso la repressione, ma anche grazie a una presenza più capillare delle forze dell’ordine sulle strade italiane.
Sul fronte dei controlli, i numeri raccontano una tendenza in miglioramento, che mostra una pressione costante e metodica sul fronte della prevenzione.
Il doppio fronte delle nuove regole
A sorprendere è poi il tasso piuttosto basso di positività. Solo l’1,83% degli automobilisti controllati è risultato positivo all’alcol, riporta Sussidiario.net, mentre lo 0,25% è stato fermato per guida sotto effetto di stupefacenti, percentuali che anche se non azzerate sono comunque molto contenute rispetto ai dati degli ultimi anni, suggerendo che le campagne di sensibilizzazione e i messaggi sulla sicurezza stiano incidendo sulle abitudini concrete e quotidiane delle persone.
La struttura delle nuove regole ha puntato da subito su un doppio fronte, da una parte sanzioni più severe dall’altra maggiore diffusione dei controlli, con l’obiettivo dichiarato di ridurre incidenti, morti e feriti. E a giudicare dai dati del primo semestre l’effetto sembra essere stato innescato.