Posts By Gennaro Diamanti

Mutui: il tasso fisso è ancora l’alternativa migliore?

Nell’ultimo anno il tasso fisso è aumentato notevolmente, e potrebbe continuare a crescere anche nei prossimi mesi. Nel frattempo, la BCE a febbraio non prevede nessun taglio dei tassi, con il risultato che i mutui a tasso variabile restano stabili. Ovviamente, lo stesso non si può dire per i tassi fissi.

Detto questo, il 2026 si è aperto positivamente sul fronte dei mutui. Secondo l’Osservatorio Facile.it – Mutui.it, l’importo medio richiesto è aumentato del 4% su base annua, arrivando a 141.772 euro.
In calo, invece, l’età media dei richiedenti, scesa a 39 anni (erano 41 anni dodici mesi fa), in parte trainata dalla diminuzione delle surroghe, in parte a conferma della crescente voglia da parte dei più giovani di acquistare una casa.

Un aumento influenzato dai titoli di Stato europei

Come emerge dall’analisi di Facile.it, l’IRS, l’indice di riferimento per i mutui a tasso fisso, è in aumento poiché trainato dall’andamento dei titoli di Stato europei. Ad esempio, da gennaio 2025 a gennaio 2026 l’indice a 25 anni è cresciuto di 80 punti base, passando dal 2,4% al 3,2%.

Secondo una simulazione di Facile.it, considerando un mutuo da 126.000 euro a 25 anni, questa differenza si traduce in un aumento medio della rata di circa 50 euro al mese.
In pratica, oggi chi ottiene questo finanziamento pagherà circa 15.000 euro in più di interessi rispetto a chi lo ha ottenuto dodici mesi fa.

Tasso variabile più conveniente. Ma gli italiani continuano a scegliere la certezza

Sul fronte dei mutui a tasso variabile, invece, nell’ultimo anno si assiste a un calo che li porta a rappresentare ancora l’opzione più conveniente sul mercato. Secondo le aspettative degli analisti, rappresentate dai Futures sugli Euribor, i tassi variabili dovrebbero rimanere sugli attuali livelli per tutto il 2026.

Nonostante questi ultimi siano più convenienti, dai dati dell’Osservatorio Facile.it – Mutui.it emerge però che gli italiani continuano a preferire la certezza della rata fissa.
A gennaio 2026 il 91% delle richieste di mutuo è infatti indirizzata verso il tasso fisso. La quota di chi opta per il variabile, sebbene minoritaria, in un anno passa comunque dall’1% al 9%.

Per le banche margini di guadagno contenuti

“Oggi le condizioni rivolte alla clientela restano comunque favorevoli anche sui fissi, con tassi (TAN) che, per le migliori offerte, restano ampiamente sotto la soglia del 4% – spiegano gli esperti di Facile.it -. Questo è dovuto, in particolare, alle politiche delle banche, che proprio per contenere il più possibile i tassi fissi stanno applicando spread, vale a dire il margine di guadagno, bassissimi e in alcuni casi vicini, se non addirittura inferiori, allo zero. L’obiettivo degli istituti di credito è mantenere quanto più a lungo possibile il cliente che ha sottoscritto un finanziamento ed evitare che possa surrogare verso offerte migliori”.

Fino a quando i tassi fissi resteranno in area 3%? Fare previsioni è complesso, ma se l’IRS continuerà a crescere come accaduto nell’ultimo anno, è difficile pensare che le banche potranno mantenere gli indici sugli attuali livelli e sotto la soglia del 4%.

Cresce la fiducia di consumatori e imprese a inizio 2026

L’indice di fiducia dei consumatori sale nel primo mese del 2026. Non è certo un balzo in avanti, ma un timido segnale: l’indice passa da 96,6 a 96,8. Pochino, verrebbe da dire. Ma in un contesto economico ancora fragile, anche un decimale è una buona notizia. Più evidente, invece, il miglioramento del clima di fiducia delle imprese, che cresce da 96,6 a 97,6.

A fotografare questo stato d’animo è l’ultima rilevazione Istat sul clima di fiducia di consumatori e imprese, riferita a gennaio.

Consumatori sempre prudenti, ma meno in ansia

L’analisi dei Dari rivela un atteggiamento quasi psicologico. Le famiglie mostrano un maggiore ottimismo sulle prospettive economiche del Paese e sul futuro in generale: il clima economico sale a 97,4 e quello futuro a 92,3.

Quando però si parla di presente e di questioni personali, vince ancora la prudenza. Il clima personale migliora di poco, mentre quello corrente rimane sostanzialmente fermo. Tradotto: si guarda avanti con un po’ più di fiducia, ma i piedi restano ben piantati a terra.

Imprese: sì per i servizi, nì per il commercio

Sul fronte delle imprese il quadro evidenzia posizioni multiformi. I servizi di mercato accelerano con decisione, portando l’indice da 100,2 a 103,4. Anche la manifattura mostra un certo dinamismo, seppur cauto.

Al contrario, le costruzioni rallentano e il commercio al dettaglio subisce una frenata netta, con un calo che riguarda sia la grande distribuzione sia quella tradizionale.

Ordini, magazzini e aspettative

Nell’industria manifatturiera migliorano i giudizi sugli ordini e le attese sulla produzione, ma cresce anche l’accumulo di scorte, segno che la domanda non corre ancora abbastanza. Le costruzioni, invece, segnalano un peggioramento degli ordini e, sul fronte dell’occupazione,  prevedono un futuro senza particolari slanci in avanti.

Per quanto riguarda i servizi l’andamento è positivo, mentre nel commercio prevalgono valutazioni negative su vendite e giacenze.

Una metodologia che rende le analisi più semplici

Da gennaio 2026 l’Istat ha anche semplificato i questionari, eliminando alcune domande per ridurre il carico sui rispondenti. Alcune variabili, quindi, non verranno più diffuse. Un dettaglio tecnico, certo, ma importante per leggere correttamente i dati futuri.

Il quadro che ne esce è quello di un Paese che prova a rimettersi in moto senza però molte illusioni. Consumatori più fiduciosi sul domani, imprese che scommettono soprattutto sui servizi. La ripresa, se c’è, è decisamente cauta.

Cybersecurity: il viaggio dei dati rubati dal phishing al dark web

Gli esperti di Kaspersky hanno tracciato il percorso dei dati sottratti durante gli attacchi di phishing, mostrando come questi vengano successivamente utilizzati e scambiati sui mercati clandestini.
L’analisi mette in luce gli strumenti e i processi impiegati per raccogliere, verificare e monetizzare credenziali rubate (dati personali e informazioni finanziarie), evidenziando i rischi persistenti per le vittime anche a distanza di anni dalla violazione iniziale.

Secondo Kaspersky, nel 2025 in Europa sono stati cliccati oltre 131 milioni di link di phishing, tutti rilevati e bloccati dalle soluzioni dell’azienda.
Tuttavia, non tutti gli utenti utilizzano strumenti di protezione sui propri dispositivi e il phishing continua a essere una delle minacce informatiche più diffuse.

L’88,5% degli attacchi prende di mira credenziali online degli account

Gli aggressori attirano infatti le vittime su siti web falsi, inducendole a cedere inconsapevolmente credenziali di accesso, informazioni personali o dettagli delle carte di credito.

Secondo i risultati di Kaspersky, l’88,5% degli attacchi di phishing ha preso di mira le credenziali degli account online, il 9,5% si è concentrato su dati personali, come nomi, indirizzi e date di nascita, mentre il 2% aveva come obiettivo le informazioni relative alle carte di credito.
Una volta acquisiti, questi dati vengono convogliati attraverso sistemi automatizzati specializzati, progettati per gestire grandi volumi di informazioni.

Dump di informazioni venduti all’ingrosso

Tali sistemi sono offerti come Platform-as-a-Service (PaaS) e vengono sviluppati direttamente dagli aggressori, oppure sono basati su framework legittimi utilizzati per la creazione di siti web o applicazioni.
Secondo Kaspersky Digital Footprint Intelligence, gli hacker consolidano i dati sottratti in ‘dump’, ovvero, grandi lotti di informazioni verificate, spesso venduti sui forum del dark web a 50 dollari o meno per le vendite all’ingrosso.

Ma gli account di maggiore valore raggiungono prezzi più elevati. Gli accessi alle piattaforme di criptovaluta hanno infatti un prezzo medio di 105 dollari, i conti bancari di 350 dollari, i portali di e-government di 82,50 dollari e i documenti personali di 15 dollari.

Vittime occasionali trasformate in obiettivi a lungo termine

“I dati rubati diventano un’arma persistente per i criminali informatici. Sfruttando le informazioni disponibili pubblicamente e i dati provenienti da violazioni passate, gli aggressori possono mettere a punto truffe altamente personalizzate, trasformando vittime occasionali in obiettivi a lungo termine per furti di identità, ricatti o frodi finanziarie”, commenta Olga Altukhova, Security Expert di Kaspersky.

Per proteggersi da questi rischi, Kaspersky consiglia di bloccare immediatamente le carte bancarie compromesse, contattando il proprio istituto finanziario, oltre a modificare le password di tutti gli account potenzialmente compromessi, utilizzando combinazioni uniche e attivando l’autenticazione a più fattori (MFA).
Inoltre, verificare le sessioni attive nelle app di messaggistica, nell’online banking e in altri servizi. E utilizzare soluzioni di sicurezza affidabili per proteggere i dispositivi e monitorare eventuali fughe di dati.

Dopo le feste, i regali poco apprezzati si vendono online

Succede ogni anno, puntuale come il panettone avanzato. Passa Natale, si ripongono le decorazioni e, tra una sistemata e l’altra, salta fuori quel regalo che proprio non ci ha convinto. Nulla di grave: gusti diversi, taglia sbagliata, doppioni.

Oggi, però, invece di lasciarlo a prendere polvere in un cassetto, molti italiani scelgono una strada più pratica e immediata: rimetterlo in circolo online.

Il dopo feste che anima il web

Il periodo subito successivo alle festività è diventato uno dei più dinamici per il mercato dell’usato digitale. Lo confermano i dati interni di eBay, che tra il 22 e il 29 dicembre registrano un’impennata di nuovi annunci caricati da utenti privati.

È il classico momento in cui si fa spazio in casa e, perché no, si prova a trasformare un regalo poco amato in qualcosa di utile, magari in vista dei saldi o di una spesa rimandata.

Articoli di bellezza e gioielli guidano la classifica del “riciclo”

A trainare questo movimento sono soprattutto alcune categorie. Gli articoli di bellezza segnano un aumento netto, con un +89% di inserzioni. Subito dietro ci sono i gioielli (+78%), seguiti dai fumetti (+70%) e dagli articoli per la casa (+66%).

Crescono anche i libri (+43%) e gli accessori moda (+25%). Numeri che raccontano una realtà trasversale, fatta di abitudini ormai diffuse e di un approccio sempre più disinvolto al riuso.

Regifting senza imbarazzi

Vendere un regalo ricevuto non è più un tabù. A dirlo è anche una recente ricerca Ipsos Doxa commissionata da eBay, secondo cui il cosiddetto regifting è oggi una pratica largamente accettata. Anzi, riferisce Askanews, per molti è diventata una scelta di buon senso: si recupera valore, si evita lo spreco e si dà una seconda possibilità a oggetti ancora nuovi.

Una seconda vita digitale

eBay si conferma così una grande piazza virtuale dove domanda e offerta si incontrano senza troppi formalismi. Quello che per qualcuno è stato un pensiero sbagliato, per altri può trasformarsi in un affare o in un acquisto desiderato da tempo.

È un meccanismo semplice, quasi naturale, che riflette un modo diverso di consumare.

Un segno dei tempi che cambiano

Il boom del post Natale online racconta più di una tendenza stagionale. Dice molto di come stanno cambiando le nostre abitudini: meno attaccamento agli oggetti, più attenzione all’utilità e alla sostenibilità. Dopo le feste, i regali non finiscono dimenticati. Cambiano semplicemente casa.

Cucina italiana: il riconoscimento dell’UNESCO spinge l’export agrifood

Secondo le previsioni di Nomisma, alla fine dell’anno in corso per la prima volta l’export agrifood italiano supererà 70 miliardi di euro.
Il calo dei consumi alimentari sul mercato nazionale italiano è compensato infatti dalla costante crescita delle esportazioni, che hanno fatto segnare un aumento a valore del +5% nel primo semestre del 2025.

Una spinta ulteriore alle nostre esportazioni arriva  dal riconoscimento dellUNESCO.  Durante la ventesima sessione del Comitato Intergovernativo della Convenzione del 2003 in corso di svolgimento a Nuova Delhi, “La cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale” è stata iscritta alla Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.

“Ristoranti italiani all’estero, i primi ambasciatori del nostro food&beverage nel mondo”

L’industria agroalimentare italiana oggi si trova a operare in un contesto dominato da una grande incertezza, in cui i fattori di instabilità e complessità si sommano e si rafforzano tra loro.

“Le nostre esportazioni agroalimentari beneficiano sia della presenza in molti Paesi di ampie comunità di cittadini di origine italiana – ha commentato il presidente di Nomisma, Paolo De Castro -, che difficilmente rinunceranno a utilizzare prodotti e materie prime della nostra tradizione culinaria, sia di una diffusa rete di ristoranti italiani, che sono i primi ambasciatori del nostro food & beverage nel mondo. Alla luce di questo, risulta particolarmente importante il riconoscimento dellUnesco alla cucina italiana patrimonio immateriale dellumanità”.

Il commercio globale sta diventando meno fluido

“Il riconoscimento riguarda lintero sistema culinario italiano – ha sottolineato Paolo De Castro -, che si fonda non solo su una straordinaria varietà di prodotti apprezzati su scala globale, ma anche su un modello culturale che trova il suo fondamento nella diversità che caratterizza la nostra cucina, nel forte legame con i territori, nellelevata sostenibilità delle nostre produzioni agricole, nella convivialità e socializzazione, nella trasmissione orale e pratica dei saperi e delle tecniche culinarie alle nuove generazioni.

Ma se la diversificazione dei mercati di destinazione rappresenta la principale strategia per creare nuove opportunità di sviluppo per lintera filiera, va considerato che il commercio globale sta diventando meno fluido, condizionato anche dalle politiche doganali introdotte dallAmministrazione USA.

“Chi sfrutta la reputazione del ‘Made in Italy’ ci sottrae significative quote di mercato”

“Oltre a rafforzare lidentità culturale dei nostri prodotti, liniziativa avviata presso lUNESCO dal Ministro dellAgricoltura Lollobrigida insieme al Ministero della Cultura potrà giocare un ruolo fondamentale anche per promuovere le nostre eccellenze, e per proteggere il cibo italiano ‘dallitalian sounding’ – ha affermato  De Castro -. che sfruttando la straordinaria reputazione del ‘Made in Italy’, oggi ci sottrae significative quote di mercato”.

Startup, in Italia l’ecosistema è in stallo. Investimenti fermi a 1,46 miliardi

Il 2025 si conferma un anno di stallo per l’ecosistema italiano delle startup. Il volume complessivo degli investimenti in equity resta sostanzialmente stabile, ma sempre più polarizzato attorno a pochi casi di successo. L’area centrale dell’ecosistema, composta da startup ad alto potenziale, ma ancora con limitata dotazione di capitale, continua a faticare a scalare.

Gli investimenti risultano pertanto stabili a 1,46 miliardi di euro, ma ancora lontani dai picchi pre-crisi. L’assenza di exit strutturali, calo dell’equity crowdfunding (–9,2%) e una crescita solo timida del capitale internazionale (+8%) dipingono il quadro di un sistema resiliente, ma fermo
Emerge dall’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech del Politecnico di Milano, svolto in collaborazione con InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem.

Un equilibrio fragile

Gli investimenti in equity nelle startup e scaleup hi-tech si attestano in particolare a 1.456 milioni di euro, in lieve crescita (+2,8%) rispetto al 2024 (1.416 milioni), ma ancora nettamente inferiori al record del 2022 (2.160 milioni). Nessun crollo, ma nemmeno quel ‘cambio di passo’ che molti auspicavano.

“Dopo due anni di resilienza, il 2025 è l’anno della consapevolezza – dichiara Antonio Ghezzi, Direttore dell’Osservatorio -, il sistema italiano regge, ma è fermo. La carenza di grandi round, l’assenza di exit e la frammentazione normativa sono solo alcuni degli ostacoli. Il rischio? un ecosistema che fatica a valorizzare pienamente i suoi talenti e ad attrarre investitori, dove le startup incontrano difficoltà nel percorso di trasformazione in scaleup”.

Il nodo non è la quantità di innovazione, ma la qualità delle condizioni di “contorno”

“Il 2025 ci restituisce un quadro già visto – continua Andrea Rangone Responsabile Scientifico dell’Osservatorio -. Il Venture Capital italiano resiste, ma non accelera. Il nodo non è la quantità di innovazione, ma la qualità delle condizioni che la circondano. Senza un’evoluzione strutturale del sistema del valore, che includa anche exit concrete, capitali internazionali e una visione di lungo periodo, continueremo a osservare un ecosistema incompleto”.

Per sbloccare il potenziale italiano, è necessario un cambio di passo lungo tre direttrici: più integrazione tra impresa e ricerca, più investimenti istituzionali, più strategia condivisa a livello europeo.

“Serve un’azione mirata per attrarre nuovi capitali”

La proposta europea di un ‘28th Regime’ rappresenta quindi un’opportunità per ridurre la frammentazione e costruire un ambiente normativo a favore dell’innovazione e della competitività.

“Quella che serve – aggiunge Rangone -, è un’azione mirata per attrarre nuovi capitali, favorire le operazioni di M&A e semplificare le regole per le IPO. E servono strumenti dedicati al Deep Tech, dove oggi si gioca la vera frontiera della competitività”.
Tra i settori in maggiore fermento emerge infatti il Deep Tech, grazie ad alcuni round significativi. Ma il trend è ancora troppo isolato per trainare l’intero sistema.

Quando la sicurezza digitale diventa una priorità per le PMI

Con l’arrivo del periodo più intenso dell’anno per il commercio europeo – quello che corre dal Black Friday fino alle festività natalizie – le piccole e medie imprese si ritrovano davanti a un nemico silenzioso ma sempre più presente: le frodi digitali.

Secondo un recente sondaggio condotto da Qonto insieme ad Appinio, una PMI su tre considera sicurezza e privacy come i principali freni alla piena adozione della finanza digitale. Un dato che parla chiaro e che riflette la crescente vulnerabilità delle imprese nei momenti di picco dei pagamenti.

Un’impennata di attacchi

Le cifre raccolte negli ultimi anni non lasciano spazio ai dubbi. Nel 2024 gli attacchi di phishing legati al Black Friday sono aumentati del 692%, mentre quelli a tema natalizio hanno registrato un +327. A livello globale, quasi la metà dei tentativi di truffa connessi al Black Friday si è concentrata in Europa. E spesso questi attacchi trovano terreno fertile proprio quando i team sono più stanchi e concentrati sulle scadenze di fine anno.

Parallelamente, le frodi sui pagamenti nell’Area Economica Europea hanno raggiunto i 4,3 miliardi di euro, con oltre un miliardo di euro di bonifici manipolati solo nei primi sei mesi del 2023. Una buona parte di questi raggiri nasce dalla manipolazione del pagatore, esattamente il tipo di rischio che le imprese cercano disperatamente di evitare.

La risposta europea: verificare prima di inviare

Per far fronte a un problema ormai strutturale, l’Unione Europea ha reso obbligatoria la Verifica del Beneficiario (VoP) all’interno del Regolamento sui Pagamenti Istantanei. Dal 9 ottobre 2025 tutti i prestatori di servizi di pagamento nell’area euro sono tenuti a offrire questo controllo prima di ogni trasferimento.

Qonto, che serve oltre mezzo milione di clienti in Europa, ha già integrato questa funzionalità nella propria piattaforma. In pratica, il sistema controlla che il nome associato al conto ricevente coincida con quello del beneficiario indicato dall’utente, fermando sul nascere errori o tentativi di frode. Un passaggio rapido, che dura pochi istanti, ma che può evitare conseguenze pesanti.

Una questione di fiducia

Per molte imprese la sicurezza non è solo un requisito tecnico: è una leva di crescita. Con il 67% dei consumatori europei timorosi di essere truffati, essere percepiti come affidabili diventa decisivo per mantenere la clientela. Non a caso, soprattutto tra gli imprenditori più giovani, il timore di cadere vittima della criminalità informatica è molto alto: secondo la ricerca, oltre un terzo dei titolari Gen Z vive con questa preoccupazione quotidiana.

La combinazione tra VoP e la Strong Customer Authentication – già in grado di ridurre fino a dieci volte i tassi di frode – rappresenta quindi un passo importante verso un ecosistema finanziario più sicuro. Un ecosistema in cui le imprese possano finalmente concentrarsi sulla crescita, e non sulla paura di un clic sbagliato.

Donne e lavoro: fiducia in crescita, ma ancora pregiudizi sulle competenze

Oggi esiste una sostanziale parità nella percezione che leader uomini e donne hanno delle proprie capacità e performance. Tuttavia, i dati del nuovo studio del Capgemini Research Institute, “Gender and leadership: Navigating bias, opportunity and change”, mostrano come gli stereotipi di genere siano ancora radicati. E continuino a influenzare il modo in cui vengono valutate le capacità di leadership.
In particolare, quelle tecniche legate a Intelligenza artificiale, analisi dei dati e innovazione.

Dagli uomini, tali abilità sono percepite prevalentemente come ‘maschili’, rischiando così di ampliare ulteriormente il divario di genere, e di ostacolare la crescita professionale, non solo delle donne, ma anche degli uomini stessi.

La capacità di leadership supera i confini di genere

In ogni caso, il report lo conferma: oggi uomini e donne sono ugualmente preparati. Oltre tre quarti degli intervistati (77%) riconoscono che le donne sono efficaci quanto gli uomini nei ruoli di leadership.
Si tratta di un cambiamento rispetto al passato, quando le donne tendevano a sottovalutare le proprie capacità.

I dati di quest’anno mostrano che il 58% delle donne si dichiara fiduciosa delle proprie competenze, un livello molto vicino a quello degli uomini (59%).
Inoltre, il 68% degli intervistati sottolinea come una maggiore presenza femminile nei ruoli apicali contribuisca a migliorare le performance aziendali.

Emergono stereotipi nella percezione delle competenze del futuro

Nonostante la diffusione di un approccio più inclusivo alla leadership, quando si analizzano le singole competenze riaffiorano gli stereotipi.
Molti uomini, ad esempio, considerano ‘intrinsecamente maschili’ abilità cruciali per il futuro, come l’uso dell’Intelligenza artificiale e l’automazione, oltre all’innovazione, l’agilità̀ e l’analisi dei dati.

Al contrario, la maggioranza delle donne tende a vedere queste abilità come neutre rispetto al genere, o in alcuni casi addirittura ‘femminili’. Per l’innovazione, ad esempio, il 36% delle donne intervistate la percepisce come una competenza tipicamente femminile, rivelando un significativo divario di percezione.

Il divario si manifesta anche nelle opportunità̀ di avanzamento

Il 53% delle leader donne ha sperimentato un pregiudizio negativo sulla retribuzione a causa del proprio genere, mentre il 40% degli uomini ritiene di aver beneficiato di un vantaggio economico per lo stesso motivo.
Al di là degli aspetti retributivi, il divario si manifesta anche nelle opportunità̀ di avanzamento. Il 52% dei leader concorda sul fatto che uomini e donne abbiano pari possibilità̀ di promozione dentro la propria organizzazione. Ma il 39% riconosce che donne qualificate vengono spesso trascurate per ruoli di leadership nelle aziende in cui lavorano.

Non sono però solo le leader donne a subire gli effetti dei bias. Quasi quattro uomini su dieci (38%) indicano lo scarso equilibrio tra vita privata e lavoro come uno dei principali ostacoli alla crescita di carriera.

I sogni difficili, ma profondi, della Generazione Alpha

C’è un’intera generazione che cresce tra la scuola, i social e un mondo in continua trasformazione. È la Generazione Alpha, i nati dopo il 2010, protagonisti della nuova ricerca firmata Henkel Italia e Eumetra, intitolata “I sogni ad ostacoli della Generazione Alpha”.

L’indagine fa parte dell’Osservatorio Genere e Stereotipi 2025 e prova a capire come i più giovani guardino al futuro: con entusiasmo, sì, ma anche con qualche timore, specie quando si parla di parità.

Ragazze e ragazzi tra fiducia e timori

I dati, letti con calma, raccontano una gioventù viva e curiosa. Il 44% delle ragazze e il 39% dei ragazzi dichiara di avere sogni ambiziosi, progetti grandi, a volte più grandi di loro. A sostenerli, in molti casi, c’è la famiglia: oltre il 70% dice di sentirsi incoraggiato.

Eppure la fiducia non è la stessa per tutti. Tra i ragazzi, il 78% crede di poter lasciare un segno; tra le ragazze, il dato scende al 70%. E solo il 16% delle ragazze pensa davvero di potercela fare, contro il 21% dei coetanei maschi.
Il nodo resta quello delle discriminazioni: il 28% delle ragazze teme penalizzazioni legate al genere e il 31% vede nella maternità un potenziale ostacolo. Molte lo dicono apertamente: vedono le proprie madri dividersi tra lavoro e casa, mentre i padri — pur più presenti — non affrontano la stessa fatica quotidiana.

I modelli? Restano in famiglia

Una sorpresa emerge chiara: i ragazzi non si riconoscono negli influencer. Il 70% degli adulti pensa che siano loro a dettare le mode, ma solo il 2% dei giovani li cita come esempio da seguire.
I veri modelli restano mamma e papà, figure concrete, capaci di ispirare con il loro modo di vivere, più che con le parole.

Media, linguaggio e voglia di verità

La Generazione Alpha guarda i media con occhio critico. L’84% delle ragazze e l’81% dei ragazzi nota come le donne vengano ancora scelte per la bellezza, e come la maschilità venga raccontata solo attraverso forza e successo.

Anche sul linguaggio, chiedono sincerità: meno artifici, più sostanza. Non servono simboli nuovi, dicono, se poi il rispetto resta solo sulla carta.

Ascoltare per cambiare davvero

Per Eumetra, che segue l’Osservatorio fin dall’inizio, questa ricerca è un tassello importante per capire dove stiamo andando come società.
Ascoltare i ragazzi significa accettare le loro domande, anche quando scomode, e imparare da loro un modo nuovo di pensare alla parità.

Un impegno che si traduce anche nel rinnovo della Certificazione per la Parità di Genere, che l’istituto ha appena confermato: un segno concreto di coerenza, ma anche la prova che un futuro più equo è possibile — a patto di crederci davvero.

I tifosi vogliono sentirsi parte della loro squadra del cuore

I tifosi? Si sentono esclusi dalla loro squadra del cuore. Sembra una dato “strano”, eppure è così. Lo riferisce un nuovo studio internazionale: molti tifosi oggi si sentono tagliati fuori dal mondo delle loro squadre. Anche se i club sono attivi sui social e in generale on line, i tifosi percepiscono il rapporto come distante. E comunque avvertono il bisogno di vivere l’esperienza sportiva in modo più personale.

La ricerca, condotta su un campione di 1.500 appassionati di calcio, football americano, baseball e cricket in Europa, Stati Uniti e India, ha messo in evidenza che due tifosi su tre si percepiscono “disconnessi” dalle proprie squadre. Il dato cresce fino all’81% tra gli under 35, la fascia d’età che più utilizza i canali digitali e che, paradossalmente, sembra sentirsi la più esclusa.

Comunicazione insufficiente, e comunque poco ad personam 

Dai risultati dello studio emerge un bisogno ben definito: la richiesta di un dialogo più profondo e autentico. Molti intervistati, infatti, lamentano un rapporto unidirezionale, fatto soprattutto di messaggi promozionali e comunicazioni generiche. La maggioranza desidera invece un’interazione più continua, anche al di fuori delle giornate di campionato.

Oltre il 70% dei tifosi, infatti, vorrebbe restare in contatto con la propria squadra anche durante la pausa tra le stagioni, ricevendo contenuti “dietro le quinte”, curiosità o storie personali dei giocatori. L’obiettivo non è soltanto informarsi, ma sentirsi parte del gruppo, come se la relazione non si interrompesse mai.

I social non bastano più

Anche se l’82% dei fan segue abitualmente la propria squadra sui social, la gran parte degli intervistati sostiene che questo non è sufficiente. Le piattaforme, spiegano, offrono un’esperienza troppo dispersiva e simile per tutti.
C’è voglia di contenuti esclusivi, accessibili attraverso canali più diretti come app dedicate o messaggistica privata, dove i tifosi possano vivere un rapporto personalizzato.

I prezzi aumentano, ma l’entusiasmo cala 

C’è poi un altro tema importante, quello relativo ai costi: il 61% degli intervistati afferma che l’aumento di prezzi di biglietti, abbonamenti e merchandising rischi di ridurre l’entusiasmo.
Nel calcio, il 77% ritiene che i tifosi dovrebbero poter acquistare i biglietti a tariffe più accessibili, mentre oltre un quinto dichiara che comprerebbe più prodotti ufficiali se si sentisse più coinvolto dal club.

Un’occasione per i club

Lo studio sottolinea infine un aspetto positivo: la tecnologia può colmare la distanza tra squadre e pubblico. Strumenti digitali più mirati, esperienze interattive e comunicazione personalizzata potrebbero ridare centralità ai tifosi, trasformandoli da semplici spettatori in parte attiva del gioco.