Spesa digitale dei professionisti: attesi 2 miliardi nel 2024

Nel 2024 la spesa digitale di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro è prevista attestarsi a 1,982 miliardi di euro, +5% rispetto al 2023, anno in cui i professionisti italiani hanno investito complessivamente 1,888 miliardi di euro in tecnologie digitali (+7% rispetto al 2022).

A investire più in tecnologia si confermano gli studi multidisciplinari, con una spesa media di 25.100 euro, seguiti a distanza dai consulenti per il lavoro (12.900 euro), i commercialisti (12.100 euro) e gli avvocati, con investimenti medi di 9.500 euro.
Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano.

Gli avvocati investono meno

“Per avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari è il momento di correre – afferma Claudio Rorato, Responsabile scientifico e Direttore dell’Osservatorio -, per accelerare il livello di digitalizzazione e sostenibilità, sia all’interno delle loro organizzazioni sia nel trasferimento alle aziende clienti”.
In dettaglio, il 41% degli studi multidisciplinari investe più di 10.000 euro e il 37% tra 3mila e 10mila euro, mentre solo l’8% degli avvocati spende più di 10mila euro, il 35% tra 3-10mila euro.

Anche sul fronte della reddittività la categoria legale è quella più in sofferenza: il 40% registra una diminuzione del reddito nell’ultimo biennio, contro il 28% dei commercialisti, il 24% dei consulenti per il lavoro e il 27% dei multidisciplinari.

Le tecnologie

Nel patrimonio informatico, i software per la gestione della contabilità e paghe, per il processo civile telematico, i sistemi di fatturazione elettronica e i sistemi di videochiamate sono presenti nei diversi studi con percentuali oltre l’80%, le restanti tecnologie  al massimo nel 50%, raggiungendo il minimo in quelle evolute, come CRM, business intelligence, AI, workflow.

L’AI non è infatti ancora compiutamente entrata tra i professionisti, che pure manifestano grande interesse.
Oltre l’80% degli studi si sta documentando sulla tecnologia, tra il 5% e il 7% sta valutando lo sviluppo di progetti con altri colleghi, e solo tra il 3% e l’8% è passato all’azione, avviando progetti, con l’ausilio di consulenti esterni o insieme ad altri partner di business.

Cosa preoccupa i commercialisti?

Per commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari la prima preoccupazione per il futuro è la difficoltà di trovare personale adatto alle esigenze dello studio, al secondo posto ci sono il passaggio generazionale e la necessità di aumentare le dimensioni dello studio, ritenute inadeguate anche dagli avvocati.
Al terzo posto, per commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari, c’è la difficoltà di far percepire l’utilità di nuovi servizi alla clientela.

Per gli avvocati, invece, la principale preoccupazione è la capacità di elaborare da soli una nuova visione di studio, ma anche la difficoltà di trovare interlocutori con cui sviluppare collaborazioni stabili e la disponibilità di risorse finanziarie da investire in tecnologie evolute.

Adolescenti: perché aumenta il disagio psicologico?

Sono tanti i ragazzi e le ragazze che oggi soffrono di disturbi psicologici. Lo confermano i dati raccolti da Fondazione Soleterre con l’obiettivo di fornire un sostegno psicologico ai pazienti pediatrici e alle loro famiglie.

In 1 anno di lavoro nel contesto ospedaliero Fondazione Soleterre ha preso in carico 70 pazienti con una media di 5,8 casi al mese, di cui il 37% appartiene alla fascia d’età adolescenziale 14-18 anni. Le sintomatologie che hanno richiesto valutazione o presa in carico psicologica sono state differenti. Da casi di ansia e attacchi di panico (10%), anche in pazienti di età inferiore ai 10 anni e per situazioni legate ad agiti aggressivi o tentativi di suicidio, a sintomi fisici (intorpidimento degli arti, tosse psicogena, cefalea tensiva, simil crisi epilettiche) per i quali non sono state individuate cause organiche, ma fattori psicologici.

Depressione, ansia, problemi familiari

Sul fronte adolescenti emerge che 1 ragazzo su 2 sente di non stare bene perché non riesce o non si sente adatto ad affrontare le sfide quotidiane.
Gli adolescenti intervistati mostrano infatti di vivere una condizione di disagio psicologico, caratterizzata principalmente da depressione, ansia, problemi familiari, scarsi autostima e benessere.

Preoccupante, in particolare, come il 51% del campione abbia scarsa o nulla autostima, il 27% presenta sintomi depressivi (21% con particolare difficoltà e presenza clinicamente significativa), nel 35% si riscontrano sintomi ansiosi (24% con presenza clinicamente significativa).
Un 13% ha problemi famigliari ma prevalgono su questi i conflitti personali (24%).

Il 51% ha scarsa autostima

Un adolescente su 2 dichiara si sentirsi senza valore, senza autostima. “Una situazione che spesso comporta auto invalidazione fino a meccanismi di ‘autodistruzione’ – afferma Damiano Rizzi, fondatore e Presidente di Fondazione Soleterre -. Da questo punto di vista si tratta di una vera e propria emergenza psicologica, che sposta l’attenzione non tanto sulle capacità cognitive quanto sulle dinamiche di disagio emotivo dei giovani. Il 51% dei ragazzi che abbiamo incontrato ha dichiarato di avere scarsa o nulla autostima, appunto, fattore che impedisce ai giovani di affrontare non tanto la maturità, a cui ci si prepara con cura, ma più in generale ‘la loro vita’. Le sfide quotidiane appaiono insormontabili. Il compito di noi adulti è di dare gli strumenti utili per muoversi in autonomia nel mondo”.  

Un futuro inaffrontabile in autonomia

Anche la scuola è spesso fonte di frustrazione e stress per studenti e studentesse.
Molti di loro affermano di non essere in grado di affittare una casa, pagare una bolletta, aprire un mutuo, e questo rende la scuola ‘inutile’ ai loro occhi e il futuro preoccupante e inaffrontabile in autonomia.

Lo stress correlato alla scuola è inoltre amplificato dalla mancata validazione dei loro bisogni da parte degli adulti, sia genitori sia insegnanti, e dall’inadeguatezza del corpo docente nel gestire le dinamiche relazionali all’interno della scuola.
È sempre più evidente come sia necessaria la presenza di uno psicologo di base, che possa occuparsi della salute mentale in ottica di prevenzione.

Vacanze estive, 7 milioni di italiani in ferie a giugno

Quest’anno, circa sette milioni di italiani hanno scelto di andare in vacanza a giugno, spinti dal ritorno del caldo, soprattutto al Sud. Secondo un’analisi Coldiretti/Ixe’, il fine settimana che coincide con la chiusura delle scuole segna l’inizio ufficiale della stagione delle ferie.

Mare e campagna le mete preferite

Il mare rimane la destinazione preferita, ma quest’anno si registra un incremento del 20% dei turisti che scelgono la campagna. In particolare, gli agriturismi stanno vedendo una crescita significativa delle prenotazioni. Lo rivela un recente monitoraggio di Terranostra Campagna Amica.

Le quasi 26.000 strutture agrituristiche italiane offrono molto più dei tradizionali servizi di alloggio e ristorazione. Oltre 6.000 aziende propongono degustazioni, mentre 13.000 offrono attività ricreative, sportive e culturali. Queste includono il wellness, l’equitazione, il tiro con l’arco, il trekking e il pilates. Gli ospiti possono anche partecipare a percorsi archeologici e naturalistici, degustazioni e corsi di cucina, nonché vivere momenti importanti dei cicli stagionali delle produzioni agricole, come la trebbiatura del grano e la raccolta della frutta.

Il turismo esperienziale

Il turismo esperienziale, che valorizza le relazioni con il territorio e i suoi residenti, sta diventando un elemento centrale nelle scelte dei viaggiatori. La cucina tradizionale e le esperienze enogastronomiche sono tra i motivi principali che spingono le persone a scegliere gli agriturismi. Dominga Cotarella, presidente di Terranostra Campagna Amica, spiega che l’agriturismo offre una vacanza completa che combina passione per il cibo e la natura con attività e hobby. Questo settore, grazie al percorso di qualità intrapreso, offre anche cammini a cavallo, in bicicletta o a piedi, permettendo di scoprire territori meno conosciuti.

Una formula che piace

L’anno scorso, gli agriturismi hanno raggiunto e superato il record storico di arrivi e presenze, con oltre 4 milioni di arrivi e 15,5 milioni di presenze. Per l’estate 2024, si prevede un ulteriore incremento di ospiti, sia italiani sia stranieri. Già da maggio, con una forte presenza di stranieri, e poi a giugno con la domanda interna, l’alta stagione agrituristica è entrata nel vivo nel segno dell’ottimismo.

Giugno, perchè sì

Le vacanze a giugno offrono tranquillità e prezzi accessibili. Il boom degli agriturismi conferma la tendenza a scegliere i mesi meno affollati per scoprire l’Italia minore, dalle aree naturalistiche ai piccoli borghi. Inoltre, le partenze “fuori stagione” sono ideali per visitare le principali località turistiche senza affrontare le folle di agosto. Le tariffe per pernottamenti e servizi sono mediamente più basse del 15-25% rispetto all’alta stagione, anche se il caro ombrelloni per il mare rappresenta una delle criticità dell’estate 2024.

Aziende geo-distribuite: diversa “protezione” per sede centrale e filiali

Il 62% delle aziende geo-distribuite, ovvero con filiali situate in paesi diversi dal paese della sede centrale, ha evidenziato una disparità tra i livelli di protezione informatica delle proprie sedi. Quasi la metà di queste aziende ha ammesso questo problema, ma non lo ritiene critico, mentre il restante 14% ha dichiarato che le proprie filiali necessitano di misure di cybersecurity molto più rigorose. 

È quanto risulta dall’ultimo studio di Kaspersky, il report ‘Gestione delle aziende geograficamente distribuite: sfide e soluzioni’, che fornisce una visione approfondita delle sfide di sicurezza dei network e delle informazioni che le aziende geo-distribuite devono affrontare.

Una disparità che può mettere in pericolo l’intera azienda

Secondo il report, solo il 38% degli intervistati è convinto che la protezione dalle minacce informatiche della sede centrale (HQ) sia altrettanto efficace anche nelle filiali. Tuttavia, il 48% delle aziende ritiene che il problema esista ma non sia così critico, affermando che la maggior parte degli uffici locali è generalmente ben protetta.

Il 13% delle aziende non è così entusiasta delle misure di protezione, e sostiene che solo alcune filiali siano sotto controllo, mentre l’1% degli intervistati ha addirittura affermato che nessuna delle sedi locali è realmente protetta.
Gli esperti di Kaspersky avvertono le aziende con più sedi che questa disparità può mettere in pericolo l’intera azienda.

Vincoli di bilancio e poca fiducia

Nel 37% dei casi, le sedi centrali si sono assunte la responsabilità di tutte le attività di cybersecurity delle filiali, sostenendo che il personale locale non avesse conoscenze e qualifiche sufficienti.

Inoltre, nel 60% dei casi in cui i compiti di cybersecurity sono stati condivisi equamente tra la sede centrale e i team locali, tutte le attività sono state supervisionate dalla sede centrale.
Di fatto, oltre ai vincoli di bilancio, una delle ragioni di questa disparità è la mancanza di fiducia nelle competenze locali.

Ai criminali informatici non interessa quale luogo attaccare per accedere all’infrastruttura aziendale

“Anche se i dati più sensibili possono essere conservati a livello centrale, l’accesso alle risorse aziendali è chiaramente richiesto da diverse sedi, e quando queste non sono protette come la sede centrale, si creano rischi per la sicurezza dell’intera organizzazione – ha commentato Anton Solovey, Senior Product Manager (XDR) di Kaspersky -. Si pensa forse erroneamente che un livello di protezione inferiore sia sufficiente per le sedi che svolgono un ruolo secondario nella struttura aziendale. Tuttavia, ai criminali informatici non interessa quale luogo venga attaccato, sia esso la sede centrale o le filiali, perché possono accedere all’infrastruttura aziendale da qualsiasi posizione. È quindi importante attivare una protezione che sia ugualmente efficace in tutte le sedi”.

Intelligenza Artificiale in Sanità: cosa ne pensano gli italiani?

Poco più di sei italiani su dieci sono favorevoli all’uso dell’Intelligenza Artificiale (AI) in ambito sanitario, secondo l’indagine condotta dall’EngageMinds Hub – Centro di ricerca in psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica, campus di Cremona. Questi dati, riporta Agi, rivelano che l’88% degli intervistati vorrebbe utilizzare l’IA per semplificare il linguaggio dei referti, l’86% come supporto al medico per diagnosi più precise e l’80% per definire terapie farmacologiche adeguate. Quasi sei italiani su dieci considererebbero l’IA anche come strumento per autoanalisi. Tuttavia, il rapporto evidenzia un rischio: per sette italiani su dieci, l’uso dell’AI potrebbe comportare una perdita di relazione e contatto diretto con il medico.

Più favorevole chi abita al Sud e nelle isole

Gli italiani sembrano mostrare una buona accoglienza verso questa tecnologia innovativa, soprattutto quelli provenienti dal Sud e dalle isole (68%), orientati politicamente al centro (67%) e con fiducia nel Sistema Sanitario Nazionale (74%) e nelle istituzioni (77%). Inoltre, riferisce Agi, coloro che comprendono il ruolo della scienza nella società (71%), sono inclini alla ricerca di informazioni (71%) e attribuiscono importanza alla salute (67%) si mostrano favorevoli all’utilizzo dell’IA. Al contrario, chi si oppone all’IA proviene principalmente dal Nord-Est (57%) e non si schiera politicamente (49%).

IA fondamentale per la medicina moderna

Guendalina Graffigna, direttrice di EngageMinds Hub, afferma che l’IA sta diventando un elemento cruciale per il progresso nella medicina moderna, offrendo soluzioni innovative per le sfide sanitarie contemporanee.

I vantaggi delle tecnologie digitali in Sanità

Gli intervistati ritengono che l’adozione delle tecnologie digitali in campo sanitario porterà a miglioramenti nelle cartelle cliniche elettroniche, prenotazioni online e gestione delle malattie attraverso apposite apparecchiature. Inoltre, si prevede che ciò migliorerà l’accessibilità ai servizi sanitari, ridurrà lo spreco di carta e coinvolgerà maggiormente i pazienti.

E i rischi associati all’IA?  

Nonostante l’entusiasmo per le potenzialità dell’IA in ambito sanitario, gli italiani esprimono preoccupazioni riguardo alla perdita di contatto umano con i medici, possibili difficoltà nell’uso delle tecnologie digitali e preoccupazioni per la gestione dei dati sensibili. Graffigna sottolinea l’importanza di affrontare queste preoccupazioni con trasparenza e comunicazione efficace, puntando al coinvolgimento attivo dei pazienti nel percorso di cura.

Affitti brevi: nuove regole per affittuari, intermediari e gestori di portali telematici

Sono in arrivo nuove regole nell’ambito dei cosiddetti ‘affitti brevi’. Non solo per i proprietari, ma anche per gli intermediari immobiliari e i gestori di portali telematici di locazioni. Questi ultimi, all’atto del pagamento al locatore dovranno sempre operare, in qualità di sostituti d’imposta, una ritenuta del 21% a titolo d’acconto, indipendentemente dal regime fiscale adottato dal beneficiario.

Ma quando si applica la cedolare secca con aliquota al 26%? A dare una risposta è l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 10/E, che fornisce istruzioni agli uffici sulle novità introdotte relativamente alle locazioni brevi dalla Legge di bilancio 2024.

Le novità sulla cedolare secca

L’aliquota dell’imposta sostitutiva della cedolare secca sarà applicata al 26% a partire dal secondo immobile dato in locazione.
Nulla cambia invece per la prima o unica abitazione affittata, che sconta l’aliquota al 21%.

Il proprietario che mette in locazione diverse unità ha comunque la possibilità di sceglierne una per ciascun periodo d’imposta per cui fruire dell’aliquota ridotta del 21%. La scelta andrà indicata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta d’interesse. La nuova aliquota del 26% si applica sui redditi di locazione maturati dal 1° gennaio 2024, a prescindere dalla data di stipula dei relativi contratti e dalla percezione dei canoni.

Semplificazione per gli intermediari

Gli intermediari, tra cui i gestori di portali telematici, che incassano o intervengono nel pagamento dei canoni relativi ai contratti di locazione, dovranno operare sempre, in qualità di sostituti d’imposta, una ritenuta del 21%, a titolo d’acconto sull’ammontare dei canoni, all’atto del pagamento al beneficiario, indipendentemente dal regime fiscale che quest’ultimo ha scelto. Dal canto suo, il locatore dovrà determinare l’imposta (ordinaria o sostitutiva) dovuta, scomputare le ritenute d’acconto e corrispondere l’eventuale saldo entro il termine per il versamento delle imposte sui redditi.

Linee guida per non residenti

Il documento di prassi illustra nel dettaglio anche l’adeguamento della legislazione nazionale al contenuto della sentenza sugli adempimenti fiscali degli intermediari non residenti, emanata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea il 22 dicembre 2022.

Gli intermediari non residenti all’interno della Ue ed extra-Ue che hanno una stabile organizzazione in Italia operano attraverso la stessa, riporta Adnkronos. I soggetti residenti in uno Stato membro dell’Unione europea che non hanno una stabile organizzazione in Italia possono adempiere direttamente agli obblighi o nominare un rappresentante fiscale in Italia. I soggetti extra-Ue con una stabile organizzazione in uno Stato membro dell’Unione assolvono agli adempimenti tramite la stabile organizzazione, e in mancanza di questa, devono invece nominare un rappresentante fiscale.

Quanto costa generare notizie false con l’IA? Un esperimento lo rivela

E’ possibile creare un sito di notizie false con un investimento decisamente low budget? Assolutamente sì, grazie alle nuove tecnologie e in particolare con gli strumenti offerti dall’Intelligenza Artificiale. La scoperta – e la successiva messa in pratica di questo progetto – si deve a un incredibile esperimento condotto da Jack Brewster, redattore di Newsguard.

In poco tempo e con una manciata di dollari, il giornalista ha messo in piedi un vero e proprio generatore di fake news. Un fatto grave, anche perchè negli Stati Uniti si avvicina il delicato momento delle elezioni politiche.

100 dollari per produrre fake news

Il giornalista, riferisce Ansa, ha dimostrato che è possibile creare un sito di notizie locali faziose e false con poco più di 100 dollari, utilizzando esclusivamente l’intelligenza artificiale. Oltre al redattore, anche Newsguard, un’organizzazione internazionale che valuta l’affidabilità dei siti di notizie, aveva già lanciato un allarme dopo aver individuato circa 800 siti di notizie completamente generati dall’IA. Questi siti sono noti come ‘newsbot’, e vengono attivati in vista delle elezioni.

L’esperimento di Brewster

Con soli 105 dollari, Brewster ha assunto uno sviluppatore freelance per creare un sito di notizie basato sull’IA, progettato per produrre articoli politicamente distorti. Il sito, chiamato Buckeye State Press, è stato progettato nello stile di un tradizionale giornale dell’Ohio, con un focus sulla copertura delle notizie politiche dello stato.

Notizie generate in autonomia

In soli due giorni, lo sviluppatore ha programmato Buckeye State Press affinché generasse autonomamente articoli di notizie sull’Ohio, utilizzando strumenti come ChatGPT di OpenAI. L’IA è stata incaricata di produrre notizie che inizialmente favorivano lo sfidante repubblicano Bernie Moreno e successivamente il democratico in carica Sherrod Brown.

I risultati sono “stupefacenti”

I risultati dell’esperimento sono stati definiti “stupefacenti”. In particolare, l’esperimento ha rivelato la facilità con cui è possibile diffondere notizie false e distorte utilizzando l’IA. Questo solleva gravi preoccupazioni riguardo alla manipolazione dell’opinione pubblica e alla diffusione di informazioni fuorvianti, soprattutto in contesti politici delicati come le elezioni. In particolare, la prova ha evidenziato la necessità di norme di vigilanza e di regolamentazione più strette per contrastare la diffusione di informazioni false e potenzialmente pericolose.

Videogiochi: in Italia è un’industria da 2,3 miliardi di euro

Lo ha rilevato il rapporto dal titolo ‘I videogiochi in Italia nel 2023’, pubblicato da IIDEA (Italian Interactive Digital Entertainment Association), l’Associazione di categoria dell’industria dei videogiochi in Italia: nel 2023 il mercato dei videogiochi in Italia ha continuato a mostrare una fase di crescita positiva, superando i 2,3 miliardi di euro, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente.

L’arrivo delle nuove console in stock è il principale motore del mercato (+70%), che traina anche le vendite di accessori (+46%). In aumento anche l’acquisto di nuovi videogiochi (+6%).

L’identikit del giocatore tricolore

L’incremento del fatturato pone l’Italia tra i primi cinque mercati europei del settore, registrando 13 milioni di giocatori distribuiti tra tutti i device di gioco. Un numero che rappresenta il 31% della popolazione italiana tra i 6 e i 64 anni.

I videogiocatori italiani attualmente sono soprattutto uomini, 8 milioni (61%), con un’età media di 30 anni, mentre le videogiocatrici sono 4,9 milioni (38%), con un’età media di 31 anni. L’età media del campione italiano è di 30 anni.
Un numero pari a 0,1 milioni persone non si identificano né come donne né come uomini, un dato rilevato quest’anno per la prima volta.

Dispositivi mobili più usati delle console 

Anche nel 2023 i dispositivi mobili risultano essere i più utilizzati dai videogiocatori, con 9,2 milioni di utenti che utilizzano lo smartphone soprattutto per giocare ai generi Brain/Puzzle (20%), Trivia (18%) e Giochi di ruolo/Strategia (16%).
Ai dispositivi mobili seguono le console, con 5,6 milioni di videogiocatori, che giocano principalmente a titoli di genere Sport (29%), Racing (26%) e Shooter (22%).

Al terzo posto i PC, con 4,6 milioni di videogiocatori, che si cimentano prevalentemente in titoli di genere Strategy (19%), Shooter (16%) e Sport (14%).
Quanto al tempo dedicato al gaming, il 73% dei videogiocatori gioca almeno un’ora a settimana, per un tempo di gioco medio totale pari a circa 6,53 ore a settimana, un’ora in meno rispetto al 2022.

Record per il segmento hardware

Il 2023 ha segnato anche un anno record per il segmento hardware, che ha visto un aumento senza precedenti, pari al 63% rispetto all’anno precedente, grazie alla disponibilità di nuove console.
Questo ha portato le vendite di hardware a un valore stimato di 487 milioni di euro, con un incremento del 70% su base annua. Anche le vendite di accessori hanno visto una crescita robusta, aumentando del 46%, e raggiungendo un valore di 178 milioni di euro.

Nonostante un calo complessivo dell’8%, il software rimane il segmento più significativo dell’ecosistema, con un valore stimato di 1,6 miliardi di euro, il 71% del mercato totale. L’acquisto di nuovi videogiochi è aumentato del 6% rispetto al 2022, portando a un totale di 777 milioni di euro. Di questi, il 46% proviene da vendite fisiche mentre il 54% da canali digitali.

Cosa cercano le aziende nei candidati? Competenze ed esperienza

Competenze ed esperienza sono ora i principali punti di riferimento nel panorama attuale del mercato del lavoro. È evidente che sia giunta al termine l’era in cui il possesso di un titolo di studio garantiva accesso a opportunità lavorative. Le aziende danno ora maggiore importanza alle competenze pratiche e all’esperienza professionale dei candidati. Questo cambiamento, noto come ‘Skills economy’, è stato avviato già nel 2008 con la Grande Recessione e accentuato dalla pandemia, sottolineando che la laurea da sola non garantisce né un lavoro ben remunerato né una carriera di successo.

Il mercato del lavoro in costante evoluzione richiede competenze diverse ogni giorno, il che rappresenta una sfida per molte aziende. Un recente sondaggio condotto da Springboard ha rivelato che più di un terzo dei leader aziendali ritiene che la durata delle competenze tecniche attuali sia inferiore a 2 anni, e il 78% prevede che le “hard skill” diventeranno obsolete entro 5 anni.

Entro il 2028 il 44% delle competenze attuali non servirà più

Questi dati sono confermati dall’ultimo Future of Jobs Report del World Economic Forum, che indica che entro il 2028 il 44% delle competenze dei lavoratori subirà cambiamenti significativi, rendendo alcune competenze obsolete o richiedendo aggiornamenti sostanziali. Attualmente, il 70% dei leader aziendali riconosce l’esistenza di un divario di competenze che influisce negativamente sulle prestazioni aziendali, limitando l’innovazione e la crescita.

Come acquisire le giuste competenze

La mancanza di competenze è un problema sia per le aziende, che faticano ad attirare i talenti giusti, sia per i giovani, che hanno difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro senza le competenze richieste. Zeta Service, azienda specializzata in servizi HR e payroll, ha istituito un Campus gratuito per formare le future generazioni, condividendo know-how e coltivando il talento.

Se da un lato il reclutamento rappresenta una sfida per le imprese a causa della mancanza di competenze, dall’altro i giovani riconoscono l’importanza della formazione. Secondo un recente rapporto di LinkedIn, il 53% della Generazione Z ritiene che “imparare” sia fondamentale per progredire nella carriera.

La Gen Z sta ridefinendo il mondo del lavoro

La Gen Z, insieme ai Millennial, sta ridefinendo il mondo del lavoro, ponendo maggiore attenzione alla soddisfazione lavorativa e rifiutando ruoli che non rispecchiano i propri valori. Gli studenti universitari considerano essenziali i benefici derivanti dalla formazione quando valutano opportunità lavorative.

La maggior parte dei dipendenti desidera imparare nuove competenze, ma molti ritengono che le aziende non dedichino abbastanza risorse all’apprendimento. Il Campus Zeta Service si propone di colmare il divario tra conoscenze e competenze, offrendo un investimento a lungo termine per adattarsi al rapido cambiamento del mercato del lavoro e per promuovere lo sviluppo personale e professionale dei partecipanti. Alla fine del Campus nel 2023, il 73,3% dei partecipanti è stato inserito in azienda.

Contenuti digitali: quanto e come li vivono gli italiani?

Fa parte della nostra normale quotidianità: ogni giorno, ci troviamo immersi in un flusso continuo di intrattenimento e informazione attraverso gli infiniti device a nostra disposizione. Smartphone, computer portatili, smart TV, tablet e molti altri dispositivi fanno parte integrante della nostra vita, con una media di utilizzo di 5,3 dispositivi per persona. Questo scenario, tra l’altro in continua evoluzione, richiede un’attenzione particolare al modo in cui i consumatori fruiscono dei contenuti digitali e alle loro abitudini di spesa, al fine di indirizzare in modo più efficace le attività di marketing.

Un’analisi approfondita con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

A questo proposito, BVA Doxa ha presentato le sue ricerche alla seconda edizione di IAB Showcase, un evento che ha riunito oltre 1000 partecipanti tra brand e centri media. L’analisi, condotta in collaborazione con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, ha offerto una fotografia dettagliata del mercato italiano dei contenuti digitali, includendo numeri, tendenze e valutazioni iniziali degli italiani riguardo ai contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale.

Le tendenze chiave dei consumi digitali

La ricerca ha evidenziato diverse tendenze significative, che segnano il nostro presente e sicuramente il nostro immediato futuro. Per quanto riguarda la fruizione die contenuti digitali nel tempo libero, i social vincono a mani basse.  Sono la fonte principale di contenuti, seguiti da informazioni e notizie. La scelta dei contenuti è influenzata principalmente da anteprime, eventi, cataloghi delle piattaforme e opinioni personali. Un altro dato da tenere d’occhio è la spesa dei consumatori per i contenuti digitali: dal 2018 è in costante crescita, con il 77% degli utenti che fruisce di almeno un contenuto a pagamento.
E la percezione della pubblicità? Quella all’interno dei contenuti è percepita dalla maggioranza dei consumatori come una distrazione. Tuttavia, i contenuti a pagamento sono associati a una qualità superiore. Alcuni utenti accettano la pubblicità a condizione che sia profilata sui loro interessi.

Qual è il sentiment in merito ai contenuti generati dall’AI?

Solo una minoranza degli italiani ha già usufruito di contenuti “sintetici”, ovvero prodotti con Intelligenza Artificiale. Questo dato, però, è in crescita soprattutto nella GenZ. Le opinioni sui contenuti dell’AI sono diversificate. In generale emergono preoccupazioni riguardanti la trasparenza, la veridicità delle notizie e l’etica.
In conclusione, il panorama dei contenuti digitali in Italia è in continua evoluzione, con una crescente attenzione verso la qualità, la personalizzazione e l’etica nella produzione e nella fruizione dei contenuti.