Case e affitti, il mercato si muove: cresce la domanda fuori Milano
Quali sono le tendenza nel mercato del real estate nelle dinamicissime zone di Milano e dintorni? A fare il punto sulla situazione sono gli agenti immobiliari FIMAA di Milano, Lodi, Monza e Brianza, che evidenziano come il primo trimestre 2025 sia positivo a metà.
I dati elaborati dal Centro Studi Confcommercio MiLoMB per FIMAA Milano, Lodi, Monza e Brianza rivelano che quasi un agente su due (47%) ha rilevato un incremento della richiesta di abitazioni, in particolare nelle aree di Monza (75%) e dell’hinterland milanese (55%). Più stabile, invece, il mercato degli uffici, mentre negozi e capannoni vedono un calo della domanda, specialmente tra Milano e Lodi.
Vendite residenziali: trilocali in pole position
Nelle preferenze degli acquirenti domina il trilocale, richiesto dal 66% degli operatori. Seguono i bilocali, più diffusi nell’area metropolitana. In città come Monza e in provincia, la richiesta di trilocali supera l’80%. L’acquisto per uso personale è la motivazione principale (81%), mentre l’investimento rappresenta una quota minoritaria, ma rilevante a Milano (24%).
Sul fronte dell’offerta, si registra una generale stabilità: secondo gli operatori, anche l’aumento degli immobili invenduti contribuisce a mantenere costante il volume sul mercato. I prezzi, per lo più, non subiscono variazioni (43%), anche se il 41% segnala rialzi. Gli sconti più comuni si attestano tra il 5% e il 10%, mentre i tempi di vendita si allungano, così come il numero di appuntamenti necessari per chiudere una trattativa.
Locazioni: la domanda c’è, i prezzi si alzano
Nel settore degli affitti si evidenzia una dinamica più vivace. Il 59% degli agenti segnala un aumento della richiesta di abitazioni in affitto, con conseguente crescita dei canoni, rilevata dal 56% degli operatori. Resta stabile, invece, l’andamento di uffici, negozi e capannoni.
Le tipologie più cercate in locazione sono i trilocali e quadrilocali per uso abitativo, mentre monolocali e bilocali sono preferiti da chi cerca un rendimento. Il contratto a canone libero è il più utilizzato (65%). Anche per i prossimi mesi si prevede una sostanziale stabilità dei canoni, secondo la maggioranza degli intermediari.
Analisi e prospettive per il futuro
Marco Zanardi, consigliere FIMAA con delega all’Ufficio Studi, sottolinea: “Il mercato sta vivendo una fase di equilibrio: i prezzi restano sostenuti, ma i tempi di chiusura si allungano. Il trilocale è l’opzione più ambita, anche fuori città. I tassi più bassi dei mutui aiutano, ma la selezione tra domanda e offerta resta severa”.
Per il secondo trimestre 2025, le previsioni indicano un andamento simile, con un graduale allineamento tra prezzi richiesti e disponibilità effettive dei compratori.
Italiani e qualità della vita: perché aumenta il livello di insoddisfazione?
Gli italiani sono contenti della propria vita? Così così, e comunque meno di qualche mese fa. Il 2024 registra infatti un leggero passo indietro sul fronte del benessere soggettivo.
Secondo l’indagine annuale dell’Istat sugli Aspetti della vita quotidiana, la percentuale di italiani che assegna un punteggio alto (tra 8 e 10) alla propria soddisfazione generale si attesta al 46,3%, in lieve calo rispetto al 46,6% dell’anno precedente. Un dato che segnala una stagnazione emotiva dopo i segnali di ripresa post-pandemia.
Vita quotidiana: calano le vere “gioie”
Le rilevazioni Istat evidenziano una flessione diffusa anche nei giudizi riferiti a specifiche aree della vita. In particolare, la soddisfazione per le relazioni familiari scende all’87,9%, mentre quella verso le amicizie si ferma al 79,7%. Ma il calo più netto riguarda il tempo libero, che passa dal 68,1% al 66,3%. Segnali, questi, che mostrano un clima di crescente fatica nelle dinamiche personali e relazionali.
Anche la salute viene vissuta con minor entusiasmo: solo il 78,5% si dichiara soddisfatto, con un calo di oltre un punto percentuale.
Economia e lavoro: aumenta la sensazione di incertezza
Dal punto di vista economico e lavorativo, la fotografia dell’Istat mostra tinte spente. La soddisfazione legata alla propria condizione economica cala al 57,6%, mentre quella riferita al lavoro scivola al 77,6%. Migliora, seppur lievemente, la percezione sulla situazione economica generale: diminuisce la percentuale di famiglie che segnalano un peggioramento (dal 34% al 29,6%).
Fiducia sociale ai minimi: solo uno su cinque si fida
Preoccupa anche il dato relativo alla fiducia verso gli altri: nel 2024 solo il 22,5% degli italiani afferma di fidarsi del prossimo, in discesa di oltre due punti rispetto all’anno precedente. Un indice che misura indirettamente la qualità del tessuto sociale.
Giovani più positivi, anziani più critici
A livello demografico, si conferma la maggiore soddisfazione tra i giovani: nella fascia 14-17 anni oltre il 60% assegna un voto alto alla propria vita. All’opposto, tra gli over 75 la quota scende drasticamente al 40,1%. Interessante l’aumento dell’insoddisfazione tra i 25-34enni, con il 12,2% che valuta negativamente la propria situazione, contro il 9,8% dell’anno precedente.
Rallentare è il nuovo benessere, e i giovani scelgono di disconnettersi
In occasione della Giornata Mondiale della Lentezza, ScuolaZoo e TheFork, la piattaforma per la prenotazione online di ristoranti, hanno realizzato un Osservatorio sullo slow living, con l’obiettivo di monitorare e raccontare come i ragazzi e le ragazze under 30 stanno cambiando il proprio stile di vita. A partire dal tempo trascorso a tavola.
Il sondaggio, condotto su un campione di oltre 500 ragazzi e ragazze tra 14 e 26 anni, fa emergere un quadro chiaro.
I giovani vogliono rallentare, vivere con più consapevolezza e riscoprire il valore del tempo, della natura e della convivialità.
In un’epoca dominata dalla velocità e dalla connessione costante, sono proprio i giovani a riscoprire il valore del tempo, della lentezza, e dei momenti autentici vissuti insieme lontano dalla tecnologia.
Un segnale di stanchezza verso il costante multitasking
Secondo la ricerca di ScuolaZoo e TheFork, il dato più sorprendente arriva dal rapporto con la tecnologia.
L’82% dei giovani ha già fatto o vorrebbe fare un digital detox, ovvero un periodo senza social o notifiche.
Che sia o meno un segnale di stanchezza verso l’iperconnessione e il multitasking costante, tra chi ha già provato a disconnettersi c’è una minoranza attiva (16%) che lo fa regolarmente, e un’ampia fascia (40%) che ci sta pensando.
Quando si tratta di staccare davvero, le scelte sono eloquenti: attività fisica e uscite con gli amici per il 35%, musica soft o una serie tv rilassante per il 34%, natura e silenzio per un altro 26%.
Solo il 5% sceglie contenuti social.
Riscoprire il valore della tavola
Il modo in cui si mangia, si sa, racconta molto di noi. E dai dati raccolti da ScuolaZoo e TheFork emerge che oggi è il pasto un momento da vivere con lentezza e presenza.
Secondo il 54% dei giovani mangiare con calma è una pratica che si cerca di rispettare il più possibile, mentre il 29% considera il pasto una parte essenziale del proprio benessere.
Solo una piccola minoranza continua a mangiare ‘per dovere’, ovvero, in fretta.
Le abitudini a tavola confermano questo trend. Il 34% guarda la TV, mengtre mangia, ma un 46% preferisce conversare con familiari e amici.
La scelta del ristoranti riflette questo cambio di paradigma
C’è poi ancora chi non riesce a staccarsi dallo smartphone (13%), ma il dato è in calo. E il pasto come esperienza solitaria e mindful resta un’abitudine di pochi (7%).
Anche la scelta dei ristoranti riflette questo cambio di paradigma. Il 41% preferisce scoprire ristoranti e cucine diverse, mentre il 37% preferisce cene a casa, con calma e convivialità.
L’11% invece opta per locali immersi nella natura, e un altro 11% ama organizzare picnic all’aperto.
Il 57% degli intervistati privilegia atmosfere rilassate a prezzi accessibili, ma cresce anche l’interesse per esperienze originali, come cene a tema o degustazioni (10%).
A marzo 2025 meno occupazione e inattività
Secondo le previsioni Istat, a marzo 2025 la diminuzione degli occupati su base mensile si associa alla crescita dei disoccupati e al calo degli inattivi.
La diminuzione dell’occupazione (-0,1%, pari a -16mila unità) riguarda le donne, i minori di 35 anni, i dipendenti a termine e gli autonomi.
Nelle altre classi d’età, tra uomini e dipendenti permanenti, il numero di occupati cresce. Il tasso di occupazione è stabile al 63,0%.
L’aumento delle persone in cerca di lavoro (+2,1%, +32mila) si osserva soltanto per uomini e under50. Il tasso di disoccupazione sale al 6,0% (+0,1%), quello giovanile al 19,0% (+1,6%).
Il calo degli inattivi tra 15 e 64 anni (-0,1%, -11mila) coinvolge gli uomini e i 35-49enni, a fronte di un aumento tra le donne e nelle altre classi d’età. Fanno eccezione i 15-24enni, che registrano una stabilità. Il tasso di inattività è invariato al 32,9%.
In tre mesi +0,9% occupati
Confrontando il primo trimestre 2025 con il quarto 2024, si osserva un aumento di 224mila occupati (+0,9%).
La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa all’aumento delle persone in cerca di lavoro (+0,5%, +7mila) e alla diminuzione degli inattivi (-1,7%, -217mila).
A livello tendenziale, a marzo 2025 il numero di occupati supera quello di marzo 2024 dell’1,9% (+450mila).
L’aumento riguarda uomini, donne e under35, mentre per i 15-34enni si osserva una diminuzione. Il tasso di occupazione, in un anno, sale del +0,9%.
Sempre rispetto a marzo 2024, diminuiscono anche il numero di persone in cerca di lavoro (-11,8%, -208mila) e quello degli inattivi (-0,9%, -107mila).
Dipendenti e indipendenti
Su base annua, sia per gli uomini sia per le donne si osserva la crescita del tasso di occupazione (+0,8, +1,0%) e la diminuzione di quelli di disoccupazione (-0,3% uomini, -1,7% donne) e di inattività (-0,6%, -0,1%).
La diminuzione congiunturale del numero di occupati, registrata a marzo 2025,è il risultato del calo dei dipendenti a termine (-2,4%) e degli autonomi (-0,3%) associato alla crescita dei dipendenti permanenti (+0,4%).
In termini tendenziali, l’occupazione cresce tra i dipendenti permanenti (+4,2%) e gli autonomi (+0,9%), mentre cala tra i dipendenti a termine (-9,4%).
La partecipazione al mercato del lavoro per classi di età
Tra febbraio e marzo 2025, per gli under35 il calo del tasso di occupazione si associa all’aumento di quello di disoccupazione (particolarmente marcato per i 15-24enni), e l’inattività cresce tra i 25-34enni e diminuisce tra i più giovani.
Tra i 35-49enni aumentano i tassi di occupazione e disoccupazione e cala il tasso di inattività. Inoltre, tra chi ha almeno 50 anni la stabilità dell’occupazione si accompagna alla diminuzione della disoccupazione e alla crescita dell’inattività.
Su base annua, per i 15-34enni cala l’occupazione e cresce l’inattività. Al contrario, per chi ha almeno 35 anni l’occupazione aumenta e l’inattività diminuisce.
La disoccupazione, invece, si riduce in tutte le classi d’età, a eccezione dei 25-34enni.
Perché la natura fa bene alla salute (e alla coscienza ecologica)?
L’occasione di riflessione è la Giornata della Terra, che ricorre ogni anno il 22 aprile. Un’opportunità preziosa per riflettere sull’importanza del nostro rapporto con l’ambiente. Non si tratta solo di un evento simbolico: passare più tempo all’aperto, immersi nel verde, ha effetti positivi sulla salute mentale e fisica e stimola una maggiore attenzione alla sostenibilità.
Un legame, quello tra natura e benessere, che non riguarda solo il singolo individuo, ma che coinvolge l’intera collettività, come conferma una recente indagine internazionale.
Non per tutti: il mondo diviso dall’accesso al verde
Secondo la Worldwide Survey di WIN, condotta su quasi 35.000 persone in 39 Paesi, l’accesso agli spazi verdi è tutt’altro che equo. Solo il 47% degli intervistati afferma di frequentare spesso ambienti naturali, mentre uno su quattro ci va raramente. Fattori come livello di istruzione, occupazione ed età influenzano fortemente questa relazione.
Chi ha un’istruzione elevata tende a passare più tempo nella natura rispetto a chi ha un livello di studio più basso. Ad esempio, solo il 16% di chi ha un master o un dottorato dichiara di non frequentare ambienti naturali, contro il 39% tra coloro con scarsa scolarizzazione.
Anche lo stato occupazionale fa la differenza: pensionati e persone con disabilità sono i più presenti nella natura (57%), seguiti da chi lavora a tempo pieno (48%). Studenti e casalinghe risultano meno coinvolti.
Il caso italiano: tra fiducia nel singolo e sfiducia nelle istituzioni
In Italia, il 16,4% della popolazione si dichiara a stretto contatto con la natura. Le differenze territoriali sono marcate: il Nord Ovest e il Nord Est guidano la classifica, mentre il Sud e le isole restano indietro. I dati sono stati raccolti da BVA Doxa.
Gli italiani mostrano grande fiducia nelle azioni individuali per migliorare l’ambiente: oltre l’86% si dice d’accordo, almeno in parte, con questa affermazione. Tuttavia, lo scetticismo verso le politiche pubbliche è forte: appena il 4,7% ritiene che il governo stia facendo abbastanza per la sostenibilità ambientale.
Natura e salute: un binomio sempre più evidente
L’indagine mostra anche una stretta relazione tra benessere percepito e contatto con la natura: l’81% di chi trascorre molto tempo all’aria aperta si considera in buona salute, rispetto al 67% tra chi frequenta raramente ambienti naturali.
Camminare, coltivare un orto o semplicemente stare in un parco sembrano dunque contribuire a un migliore equilibrio psicofisico.
Imprese sotto osservazione: tra greenwashing e buone pratiche
Il rapporto con la natura influisce anche sulla percezione delle imprese. Chi è più a contatto con l’ambiente tende ad avere una visione più critica e consapevole: quasi la metà degli italiani (49,7%) crede che la responsabilità sociale d’impresa sia spesso una strategia di facciata. Solo l’11% ha fiducia nelle aziende quando si parla di vera sostenibilità.
La Giornata della Terra non è dunque solo una ricorrenza da segnare ogni anno sul calendario: è un’occasione concreta per riscoprire il valore del nostro legame con la natura e riconsiderare le scelte quotidiane, personali e collettive. Perché la salute del pianeta è, in fondo, anche la nostra.
Affitti: nel I trimestre 2025 aumentano del +2,6%
Nel primo trimestre 2025 i valori dei canoni di locazione in Italia sono in aumento del 2,6%, e rispetto a marzo 2024, crescono del +7,8%. Secondo l’ultimo report pubblicato da idealista, il prezzo medio al metro quadro arriva a 14,2 euro.
“In molte città italiane, soprattutto nelle zone ad alta domanda, come alcuni quartieri metropolitani o le località turistiche, l’offerta di immobili in affitto non riesce a tenere il passo con la richiesta – spiega Vincenzo De Tommaso, Responsabile dell’Ufficio Studi di idealista -. Lo squilibrio tra offerta e domanda, quindi, è la causa principale della continua crescita dei canoni”.
Di fatto, l’aumento dei canoni di locazione è legato principalmente alla persistente scarsità di offerta nel mercato immobiliare.
La diminuzione dei tassi incentiva le compravendite
Allo stesso tempo, si assiste a un allentamento della pressione sulla domanda di locazioni, “dovuto al rinnovato interesse nei confronti della compravendita – continua De Tommaso -. La recente stabilizzazione dell’inflazione e la riduzione dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea hanno contribuito a raffreddare parte della pressione sui prezzi, e a spostare, almeno in parte, la domanda dal settore della locazione a quello dell’acquisto. La diminuzione dei tassi, infatti, ha incentivato la domanda nel mercato delle compravendite, spingendo molti inquilini a considerare l’acquisto della casa come un’opzione più conveniente rispetto al proseguimento dell’affitto”.
Milano è la città con i canoni più cari
Il 74% dei capoluoghi registra un incremento, con Siena (10,4%), Monza (9,4%), Trieste (9%) e Caserta (8,3%) che segnano gli aumenti maggiori del trimestre. In forte rialzo anche Roma (+7,5%), un po’ meno Milano (1,2%), che si conferma anche a marzo come la città con gli affitti più elevati: 23,6 euro al metro quadrato.
A seguire, Firenze (21,6 euro/m²), Venezia (21,2 euro/m²) e Roma (18,6 euro/m²), che nel primo trimestre dell’anno, insieme a Milano, ha toccato il suo prezzo massimo storico.
Nella top 10 delle città con i canoni di affitto più alti figurano anche Bologna (18,1 euro/m²), Napoli (15,7 euro/m²) e Cagliari (14 euro/m²).
Al contrario, i canoni più bassi sono a Caltanissetta (4,5 euro/m²), Vibo Valentia e Reggio Calabria (5,5 euro/m² entrambe).
Prezzi locazioni scendono solo in Calabria, Basilicata, Liguria, Piemonte
Nel primo trimestre 2025, la tendenza positiva dei canoni di locazione riguarda 15 regioni, soprattutto Lazio (12,3%), Friuli-Venezia Giulia (6,3%), Umbria (5,8%), Abruzzo (4,8%).
Il Molise è l’unica regione a mantenere prezzi stabili nel corso del primo trimestre, mentre, i valori degli affitti calano in Calabria (-7,7%), Basilicata (-0,7%), Liguria (-0,6%) e Piemonte (-0,4%).
La Valle d’Aosta è la regione con i canoni più elevati d’Italia, con una media di 19,8 euro al metro quadrato, seguita da Lombardia (19,5 euro/m²) e Toscana (17,7 euro/m²).
Anche Lazio (15,2 euro/m2), Trentino-Alto Adige (14,8 euro/m²) ed Emilia-Romagna (14,6 euro/m²) superano la media nazionale di 14,2 euro al metro quadro. Tutte le altre regioni presentano valori degli affitti inferiori.
Linee vita tetto caratteristiche tecniche: Guida Essenziale per l’Installazione Sicura
Il sistema di ancoraggio noto come “linea vita” è fondamentale per garantire la sicurezza quando si effettuano lavori in quota sui tetti. Una linea vita è obbligatoria quando i lavori si svolgono oltre i 2 metri di altezza rispetto a un piano stabile. Questi sistemi sono utilizzati per prevenire cadute e garantire che i lavoratori possano eseguire le loro mansioni in modo sicuro ed efficiente.
Esistono diverse tipologie di linee vita , tra cui il sistema di tipo C, progettato per i tetti, che permette agli operatori di agganciarsi con i propri dispositivi di protezione individuale, consentendo loro di muoversi liberamente mentre lavorano. Le norme tecniche, come la UNI 11560, forniscono indicazioni dettagliate sulla progettazione e installazione di tali sistemi, sottolineando l’importanza di componenti ben progettati e di una corretta installazione.
Queste caratteristiche tecniche sono essenziali non solo per la sicurezza del lavoratore, ma anche per garantire l’integrità strutturale della copertura dell’edificio. Elementi come l’impermeabilità e l’efficienza nella distribuzione del peso sono presi in considerazione durante la progettazione delle linee vita, assicurando che la sicurezza non comprometta la funzionalità del tetto.
Nozioni di Base sulle Linee Vita
Ci fornisce le seguenti informazioni la STE Lineevita, che installa linee vita a Milano , Varese, Como, Monza e Lecco. Le linee vita sul tetto sono dispositivi essenziali per garantire la sicurezza durante i lavori in quota. Questi sistemi aiutano a prevenire cadute, essendo fondamentali per chi svolge attività su tetti o strutture elevate.
Definizione e Utilizzo
Le linee vita si riferiscono a sistemi di ancoraggio installati permanentemente o temporaneamente su superfici elevate. Sono parte integrante dei dispositivi di protezione individuale che gli operatori utilizzano per agganciarsi quando lavorano in altezza. Questi sistemi sono costituiti da una serie di ancoraggi fissi o mobili a cui si collegano le imbracature degli operatori.
L’uso delle linee vita è cruciale per lavori come la manutenzione dei tetti, l’installazione di pannelli solari, e interventi su ponteggi. Ogni sistema è progettato per resistere a specifiche sollecitazioni, garantendo la sicurezza anche in condizioni estreme. Gli operatori devono essere adeguatamente formati per utilizzare questi dispositivi, assicurando un corretto aggancio e gestione.
Normative di Riferimento
Diversi regolamenti civili e norme tecniche regolano l’installazione e l’uso delle linee vita in Italia. La norma UNI 11560, ad esempio, offre direttive su progettazione e installazione di ancoraggi lineari o removibili. Le normative mirano a garantire la sicurezza, obbligando gli edifici a dotarsi di tali dispositivi per specifiche attività.
Ogni regione può avere requisiti aggiuntivi rispetto a quelli nazionali, rendendo fondamentale un’adeguata consultazione locale. Gli installatori e gli operatori devono garantire conformità a questi regolamenti, riducendo il rischio di incidenti e promuovendo la sicurezza sul luogo di lavoro.
Caratteristiche Tecniche delle Linee Vita
Le linee vita sono essenziali per la sicurezza sui tetti, offrendo punti di ancoraggio robusti per i lavoratori in quota. Sono generalmente composte da materiali resistenti e progettate per adattarsi a diversi tipi di coperture e condizioni ambientali.
Materiali e Componenti
Le linee vita sono comunemente realizzate in acciaio inossidabile grazie alla sua elevata resistenza alla corrosione e durata nel tempo. Altri materiali come l’alluminio possono essere utilizzati per applicazioni specifiche, dove il peso deve essere minimizzato. I componenti principali includono cavi flessibili, ancoraggi sicuri e dispositivi di collegamento personalizzati per l’operatore. Questi elementi sono progettati per essere facilmente installabili, mantenendo un’elevata resistenza meccanica.
Tipologie di Linee Vita
Esistono diverse tipologie di linee vita, adatte a differenti esigenze di lavoro in quota. Linea Vita Tipo C prevede un sistema orizzontale che permette una maggiore libertà di movimento. Le linee verticali, invece, sono preferite per l’uso in strutture con forte pendenza. Alcuni sistemi utilizzano ganci e altre funi flessibili, offrendo diversi livelli di mobilità e sicurezza per le diverse configurazioni del tetto.
Requisiti di Sicurezza
I requisiti di sicurezza per le linee vita includono certificazioni specifiche e conformità a normative europee e nazionali. Devono essere progettate per supportare il peso dell’operatore in caso di caduta, offrendo componenti con un alto livello di affidabilità. Gli installatori devono garantire l’impermeabilità del tetto una volta completata l’installazione, senza compromettere l’integrità strutturale dell’edificio.
Installazione e Manutenzione
Per garantire la sicurezza durante i lavori in altezza, è essenziale installare correttamente la linea vita e seguirne un programma di manutenzione rigoroso. La corretta installazione e manutenzione aiutano a prevenire incidenti e garantiscono la conformità alle normative vigenti.
Procedure di Installazione
L’installazione di una linea vita richiede l’intervento di professionisti qualificati. Prima di iniziare, è fondamentale effettuare un’analisi dettagliata della struttura del tetto. Gli ancoraggi devono essere posizionati in punti strategici, tenendo conto delle linee di carico e del tipo di materiali impiegati.
Una volta stabiliti i punti di ancoraggio, si procede con il montaggio dei cavi di sicurezza e dei dispositivi di protezione individuale (D.P.I.). L’intero impianto deve essere conforme alle normative UNI 11560, che stabiliscono sia i materiali utilizzabili che le metodologie di montaggio.
Protocolli di Manutenzione
La manutenzione delle linee vita è obbligatoria e deve essere eseguita da tecnici esperti. Viene effettuata una verifica periodica dello stato degli ancoraggi e dei cavi. Eventuali segni di usura o danni devono essere immediatamente riparati o sostituiti.
Le ispezioni comprendono un controllo del corretto funzionamento dei D.P.I. utilizzati dagli operatori. È essenziale tenere un registro delle manutenzioni eseguite, dove annotare la data, l’intervento effettuato e l’identità del tecnico responsabile. Questo garantisce la tracciabilità degli interventi e assicura che tutte le procedure siano state correttamente seguite.
Pubblicità Outdoor: il Digital Out of Home traina il mercato e raggiunge 227 milioni
Nel 2024 la raccolta pubblicitaria Out of Home (OOH) ha raggiunto quota 709 milioni di euro (+2% sul 2023). La dinamica positiva della prima metà dell’anno nell’ultimo quadrimestre ha tuttavia subito un rallentamento, legato principalmente alla situazione economica instabile.
Secondo i risultati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, la componente OOH del mercato pubblicitario non ha evidenziato poi una crescita rilevante degli investimenti. In primo luogo, a causa dell’andamento della componente ‘tradizionale’ dell’ OOH, che nel 2024 ha registrato un segno negativo.
Al contrario, la componente digitale (Digital Out of Home, DOOH) è cresciuta del +13%, raggiungendo quota 227 milioni e toccando il 32% della raccolta totale del mezzo.
OOH: nel 2025 prevista crescita del 10%
Già nei primi mesi del 2025, il mercato OOH sta però mostrando segnali di ripresa, con una crescita del +10%, che porterà il valore complessivo a 781 milioni di euro a fine anno.
Ma è la componente digitale, che grazie all’evoluzione tecnologica degli ultimi anni, sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel contesto Outdoor, generando nuove opportunità in termini di crescita, creatività, personalizzazione, targeting e integrazione con gli altri mezzi.
La raccolta pubblicitaria complessiva DOOH si suddivide in tre tipologie e presenta gerarchie simili a quelle del mezzo complessivo.
Nel 2024 la quota principale (65%) riguarda gli impianti Roadside (pensiline, affissioni, arredo urbano).
“Al digitale è attribuibile il 78% della crescita complessiva”
Agli gli impianti Roadside seguono quelli Transit Media (31%, mezzi di trasporto, aeroporti, stazioni, metropolitane), e dal segmento Retail & Leisure (negozi, centri commerciali, stadi, palazzetti, 4%) che sebbene ancora marginale, presenta dinamiche di crescita grazie allo sviluppo del Retail Media in-store.
Nel 2024 la raccolta pubblicitaria legata al DOOH ha aumentato l’incidenza sul totale OOH (32%, +3%). “L’importanza di questo canale per la crescita del mercato sarà evidente anche nel 2025 – dichiara Denise Ronconi, Direttrice dell’Osservatorio -: al digitale è attribuibile il 78% della crescita complessiva del mezzo OOH prevista e raggiungerà 283 milioni (+25%), con un peso del 36% (+4% rispetto al 2024) sull’intero mercato”.
La rivoluzione del Programmatic Digital Out of Home
Il Programmatic Digital Out of Home (pDOOH, l’automazione del processo di acquisto, vendita e distribuzione dell’inventory degli impianti digitali Outdoor), è andato incontro a una significativa evoluzione negli ultimi anni, diventando sempre più sofisticato e rivoluzionando il panorama della pubblicità esterna grazie all’integrazione di dati e tecnologie digitali.
Nel 2024 la raccolta pubblicitaria del pDOOH in Italia valeva 11,9 milioni (+19%) e pesava poco più del 5% del DOOH.
Nonostante si tratti di un mercato ancora contenuto, il pDOOH sta crescendo rapidamente anche in Italia, sostenuto da una diffusione sempre più capillare sul territorio, la nascita di realtà specializzate e nuove partnership tra gli attori del mercato.
Una crescita che apparirà ancora più evidente nei prossimi anni. Secondo le stime, nel 2025 raggiungerà 16,4 milioni di euro (+38%).
Spazio: l’Italia raccoglie la sfida della New Space Economy
L’Italia è il sesto Paese al mondo per rapporto fra investimenti nello spazio e Pil, e il terzo in Europa. Un rapporto che negli ultimi anni è quasi raddoppiato, con una crescita media annua del 9,5%.
Inoltre, degli 88 Paesi che investono in programmi spaziali, di cui 14 hanno capacità di lancio, l’Italia è tra i 9 dotati di un’agenzia spaziale, con un budget di oltre 1 miliardo di dollari all’anno.
Nel 2023 il Made in Italy nel settore spaziale, poi, ha prodotto esportazioni per 7,5 miliardi, in crescita del 14% rispetto al 2022. Nei primi otto mesi 2024 il dato delle esportazioni italiane nel settore è stato di 4,3 miliardi.
A livello di Pil mondiale, la New space economy rappresenta circa lo 0,35%. E secondo il World Economic Forum, nel 2023 ha raggiunto il valore di 630 miliardi di dollari, e potrebbe raggiungere gli 1,8 trilioni di dollari entro il 2035.
Un comparto composto per l’80% da PMI
Il comparto spaziale italiano è ancora composto per circa l’80% da Pmi altamente specializzate nei diversi àmbiti. Inoltre, l’Italia possiede una filiera completa su tutto il ciclo, dall’accesso allo spazio alla manifattura, dai servizi per i consumatori ai poli universitari e di ricerca, con un’ottima distribuzione delle attività su tutto il territorio e un mercato in cui operano all’incirca 200 aziende con un fatturato annuo di più di 2 miliardi di euro.
Dal 2016 l’Italia è dotata di un ‘Piano strategico Space Economy’ il cui investimento è stato di circa 4,7 miliardi di euro, di cui circa il 50% finanziato con risorse pubbliche aggiuntive.
Un piano per garantire sostegno strutturale alla filiera produttiva
Nel periodo 2023-2027, riporta un comunicato di Eurispes, i finanziamenti pubblici destinati all’ecosistema spaziale nazionale ammonteranno, complessivamente, a oltre 7 miliardi di euro.
Tali prospettive di attenzione e sviluppo sono in linea con l’approvazione del primo disegno di legge per una normativa organica nazionale sulla space economy.
In definitiva, il ‘piano’ consiste nel permettere alle imprese di superare le proprie limitazioni dimensionali e accedere a capitali più consistenti. Senza un sostegno strutturale alla filiera produttiva, le imprese rischiano di perdere la capacità di rispondere alle sfide del mercato globale.
Investire nello Spazio è una scommessa win-to-win
La futura ‘guerra spaziale’, in realtà già in corso, si combatterà prima di tutto sul fronte economico, e le motivazioni sono chiare. Dall’estrazione mineraria sugli asteroidi la NASA stima un ricavo pari a 700 quintilioni di dollari.
Investire nella space economy rappresenta una scommessa win-to-win, dato che il ritorno degli investimenti in tale settore è pari ad almeno il doppio.
Ma nonostante le grandi potenzialità, le aree di miglioramento e i ritardi europei nei confronti dei principali competitor internazionali sono numerosi. Ad esempio, nei soli investimenti privati il gap è stimato in 10 miliardi di euro per i prossimi 5 anni.
Non c’è quindi tempo per ‘contemplare’ dello spazio. È il momento di implementare le nostre capacità in questo settore.
Retail in Italia: qual è l’evoluzione del rapporto tra consumatori e insegne?
Il settore retail in Italia sta attraversando un importante cambiamento, guidato da nuovi comportamenti d’acquisto e dall’esigenza di un’offerta più in linea con i valori dei consumatori. Secondo uno studio condotto da Ipsos, la condivisione dei valori rappresenta un elemento sempre più determinante nella scelta di un prodotto, mentre il legame con le insegne della distribuzione pare via via affievolirsi.
Questo gap potrebbe derivare da un’offerta che non soddisfa più appieno le aspettative dei clienti e da programmi di fidelizzazione che, non distinguendosi, non riescono a creare un senso di esclusività. Tuttavia, le iniziative dei retailer in ambito ESG ricevono un giudizio positivo, dimostrando che i consumatori riconoscono e apprezzano l’impegno delle aziende per la sostenibilità e la responsabilità sociale. In questo contesto, il canale digitale è uno strumento chiave per rafforzare la connessione tra brand e cliente, permettendo una comunicazione più mirata e personalizzata.
L’analisi del settore
I dati della ricerca “Migliore Insegna 2025” sono stati presentati al convegno Pianeta Distribuzione 2025, organizzato da Largo Consumo agli IBM Studios di Milano. L’evento ha riunito oltre 200 top manager di aziende leader nella distribuzione e nell’industria, offrendo un’occasione di confronto sulle tendenze emergenti e sulle strategie per rafforzare il legame tra insegne e consumatori.
L’indagine ha coinvolto oltre 7.500 intervistati, analizzando più di 22.500 esperienze di acquisto nei punti vendita fisici e 11.500 online. Ne è emersa una visione approfondita sul rapporto tra cliente e retailer, evidenziando il bisogno di un’offerta più centrata sulle reali aspettative dei consumatori.
Un’offerta da rinnovare e programmi fedeltà da ripensare
Secondo Ipsos, il 69% dei consumatori italiani predilige marchi che rispecchiano i propri valori. Tuttavia, l’indagine evidenzia un raffreddamento della relazione con le insegne del retail, in particolare a causa di un calo nella percezione della qualità e dell’assortimento dei prodotti. Inoltre, i programmi di fidelizzazione risultano meno efficaci, con il 38% dei clienti che si dichiara insoddisfatto.
Esperienza d’acquisto tra fisico e digitale
Negli ultimi anni, il digitale ha consolidato il proprio ruolo nel retail, offrendo ai clienti maggiori opportunità di scelta e convenienza. Il 73% dei consumatori ritiene che gli acquisti online garantiscano offerte migliori rispetto ai negozi tradizionali, mentre cresce l’integrazione tra canali fisici e digitali per un’esperienza d’acquisto sempre più fluida e personalizzata.
Parole d’ordine: tecnologia e innovazione
L’adozione di soluzioni digitali all’interno dei negozi rappresenta una grande opportunità per migliorare l’esperienza cliente. Strumenti come chioschi interattivi, realtà aumentata e nuove modalità di pagamento stanno trasformando il modo in cui i consumatori vivono l’acquisto. La multicanalità diventa quindi essenziale: il 21% dei clienti oggi utilizza abitualmente sia il canale fisico che quello digitale, con la percentuale che sale al 29% tra la Gen Z.
Per rispondere alle esigenze dei consumatori moderni, le insegne devono quindi investire in un’esperienza integrata e personalizzata, valorizzando il digitale senza perdere il contatto umano indispensabile per fidelizzare la clientela.