Casa: l’Italia continua ad attirare gli acquirenti esteri

Anche nel 2024 l’Italia si conferma una delle mete preferite per chi cerca una nuova casa all’estero. In base ai dati del portale immobiliare italiano per l’estero Gate-away.com, gli Stati Uniti si confermano saldamente al primo posto nella classifica delle nazionalità più attive.

Il 29,92% delle richieste totali di abitazioni proviene infatti dagli USA, seguiti dal Regno Unito (9,78%), che nonostante le difficoltà legate alla Brexit, permette ai cittadini britannici di superare i tedeschi nella ricerca di immobili sul territorio italiano.
La Germania scende infatti al terzo posto (9,58%), registrando una performance annuale negativa del -21% e proseguendo in un trend al ribasso iniziato nel 2022.

Aumentano le richieste da Slovacchia, Grecia, Messico

Tra le prime dieci nazionalità più attive nella richiesta di case all’estero si trova anche l’Italia, che raggiunge il quarto posto della classifica. Come è possibile? Il motivo è semplice: il 5,6% di richieste totali sul portale viene effettuato da stranieri nel corso di un soggiorno nel nostro Paese.

In ogni caso, l’Italia è seguita da Francia (4,88%), Canada (4,39%), Olanda (4,07%), Belgio (3,07%), Svezia (2,75%) e Svizzera (2,45%).
Particolarmente interessante la crescita su base annua delle richieste provenienti da Slovacchia (+65,69%), Grecia (+47,2%) e Messico (+46,6%).

Dove e cosa cercano gli stranieri?

La Toscana guida la classifica delle richieste regionali, con il 16,89% del totale, seguita da Sicilia (10.16%), Lombardia (8.86%), Liguria (8,16%) e Puglia (8%).
Sul fronte provinciale, Como è al primo posto (4,7%), seguita da Perugia (4,62%), Lucca (4,57%) e Cosenza (4,36%).
Rispetto al 2023, performance significative si registrano a Ragusa (+78,47%), Nuoro (+59,41%) e Biella (+55,95%).
Le abitazioni più ricercate continuano a essere gli appartamenti (19,67%), seguiti da ville (15.71%) e case indipendenti (12.37%).

Non mancano alcune soluzioni tipiche del territorio italiano, come, ad esempio appartamenti (+18.3%) e dimore storiche (+6.56%), segnale dell’interesse per l’unicità e il fascino del patrimonio architettonico italiano. Ma si evidenzia un incremento anche per costruzioni tipiche del Sud Italia, come dammusi e sassi.

Il valore degli immobili

Il valore medio degli immobili richiesti nel 2024 si attesta a 423.286 euro (-2,46% rispetto al 2023).
Le richieste di acquisto si concentrano principalmente su immobili fino a 250mila euro (oltre il 60% del mercato). Domina la fascia fino a 100mila euro (41,61%), seguita da quella tra 100 e 250mila (25,06%).
Gli immobili tra 250 e 500mila euro rappresentano il 16,7%, quelli tra 500mila-1 milione sono il 9,66%.

Quanto alla metratura, gli acquirenti stranieri si orientano principalmente verso immobili con superfici superiori a 120mq (53,7%), seguiti da immobili tra 80-100mq (12,23%).
Predominano poi le abitazioni con 2 camere da letto (28,6%) e 3 camere da letto (21,93%), ma crescono le richieste per immobili con 7 camere o più (+9,49%), segno di un rinnovato interesse per le proprietà di grandi dimensioni.

Assicurazione e benzina, prezzi più stabili: possedere un’auto costerà meno?

Finalmente qualche buona notizia per chi possiede un’auto. NDopo anni in cui i costi erano in costante aumento, a gennaio 2025 il panorama delle spese legate al veicolo sembra finalmente stabilizzarsi. Secondo i dati raccolti da Facile.it, il premio medio per l’RC auto è intorno a 625,79 euro per un veicolo a quattro ruote, un valore sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente e in calo del 2,8% rispetto a dicembre.

Questo rallentamento, frutto della diminuzione dei sinistri stradali e di un allentamento della spinta inflattiva registrato nella seconda metà del 2024, rappresenta una ventata di sollievo per automobilisti e famiglie. Tuttavia, gli esperti mettono in guardia: un nuovo aumento dei costi energetici o tensioni a livello internazionale potrebbero invertire rapidamente questa tendenza positiva.

Le Regioni dove si risparmia di più 

Un’analisi regionale rivela, infatti, un quadro eterogeneo. In alcune regioni, come Emilia-Romagna, Puglia, Umbria e Calabria, si osserva una riduzione dei premi assicurativi, segno che le dinamiche locali stanno contribuendo a contenere i costi. Al contrario, il Veneto e il Lazio continuano a registrare incrementi, rispettivamente del 5,5% e del 4,7%, mentre in Lombardia e nelle Marche l’aumento si attesta intorno al 2%.

Queste differenze indicano che, nonostante il trend generale di stabilizzazione, le condizioni del mercato assicurativo variano significativamente da zona a zona, influenzate da fattori specifici legati al territorio.

Prezzi in lieve discesa per il carburante

Sul fronte dei carburanti emergono notizie altrettanto interessanti. I dati indicano che, mentre il prezzo medio della benzina ha registrato un lieve incremento dell’1% su base annua, il diesel ha mostrato un calo del 2%. Facile.it ha simulato la spesa per un’auto di segmento intermedio che percorre 30 km al giorno, evidenziando che, a gennaio 2025, il costo mensile per la benzina si aggira intorno a 109 euro, mentre per il diesel si riduce a circa 82 euro.

I risultati, seppur positivi, devono essere considerati in relazione all’andamento degli ultimi mesi, durante i quali i prezzi alla pompa erano inferiori di alcuni euro, suggerendo che la situazione, pur migliorando, resta delicata.

Cosa prevedono gli analisti per il futuro?

Gli analisti sottolineano come la stabilizzazione attuale possa essere temporanea. Fattori esterni, quali i dazi americani e l’incremento dell’inflazione globale, potrebbero presto influire nuovamente sui costi, sia in ambito assicurativo che nel settore dei carburanti.

È dunque fondamentale continuare a monitorare attentamente il mercato, per comprendere se questo periodo di rilievo rappresenti un punto di svolta duraturo o semplicemente una tregua in un contesto economico ancora molto incerto.

Ristrutturare una casa in centro storico a Pavia: come rispettare le normative e valorizzare gli elementi architettonici

Ristrutturare una casa nel centro storico di Pavia pone di fronte a situazioni complesse che richiedono competenze specifiche e conoscenza del regolamento edilizio locale.

L’approccio ” chiavi in mano” può rivelarsi particolarmente vantaggioso in questi casi, poiché permette di affidare l’intero progetto ad un unico referente esperto, capace di gestire tutte le fasi della ristrutturazione nel rispetto delle normative vigenti e valorizzando al contempo gli eventuali elementi architettonici caratteristici.

Una azienda edile specializzata in interventi su edifici storici può occuparsi di tutti gli aspetti del progetto, dalla progettazione iniziale fino alla consegna finale, garantendo un risultato di qualità e conforme alle regolamentazioni del centro storico pavese.

Questo approccio permette al proprietario di evitare lo stress legato alla gestione di molteplici fornitori e alle complesse procedure burocratiche, concentrandosi invece sulla visione finale della propria abitazione rinnovata.

Le normative da rispettare per ristrutturare nel centro storico di Pavia

Ristrutturare un’abitazione nel cuore storico di Pavia richiede una profonda conoscenza delle normative locali e nazionali in materia di conservazione del patrimonio architettonico.

È importante per questo che il team di professionisti incaricato del progetto sia aggiornato sulle più recenti disposizioni e sappia come navigare attraverso i vari iter autorizzativi.

Tra gli aspetti chiave da considerare ricordiamo:

  1. Il rispetto dei vincoli paesaggistici e storici
  2. L’ottenimento dei permessi dalla Soprintendenza ai Beni Culturali
  3. L’aderenza ai regolamenti edilizi comunali specifici per il centro storico
  4. La conformità alle norme di sicurezza sismica e di efficienza energetica

Un partner con esperienza nel settore sarà in grado di gestire tutte queste pratiche, facendo in modo che ogni fase della ristrutturazione sia conforme alle leggi e ai regolamenti vigenti, evitando così potenziali sanzioni o rallentamenti nei lavori.

Valorizzare gli elementi architettonici originali

Una delle fasi più affascinanti e particolari nella ristrutturazione di una casa nel centro storico di Pavia è quella di preservare e valorizzare gli elementi architettonici originali, creando al contempo uno spazio abitativo moderno e funzionale.

Qui è necessario raggiungere quel delicato equilibrio tra conservazione ed innovazione.

Tra gli elementi che meritano particolare attenzione ricordiamo:

  • Soffitti a volta o con travi a vista
  • Pavimentazioni in cotto o pietra naturale
  • Affreschi o decorazioni murarie
  • Infissi e porte d’epoca
  • Scale in pietra o legno antico

Un team di progettazione specializzato saprà come integrare questi elementi preziosi nel nuovo design, utilizzando tecniche di restauro appropriate e materiali compatibili con quelli originali.

L’obiettivo è quello di creare un ambiente che rispetti la storia dell’edificio, pur soddisfacendo le esigenze di comfort e stile di vita contemporanei.

Soluzioni innovative per l’efficienza energetica nel rispetto della tradizione

Uno degli aspetti più complessi nella ristrutturazione di edifici storici è ad esempio il pensare a soluzioni per l’efficienza energetica che non compromettano l’integrità architettonica della struttura.

Nel centro storico di Pavia, dove molti edifici risalgono a secoli fa, questo può rappresentare una sfida significativa.

Un partner esperto in ristrutturazioni chiavi in mano sarà in grado di proporre e implementare soluzioni su misura che migliorino l’efficienza energetica dell’abitazione senza alterarne il carattere storico.

I vantaggi di affidarsi a professionisti esperti

Ristrutturare una casa nel centro storico di Pavia è un’impresa complessa che richiede certamente competenze specifiche e una grande attenzione ai dettagli.

Affidarsi ad una azienda specializzata in progetti “chiavi in mano” può fare la differenza tra una ristrutturazione stressante e problematica ed un’esperienza gratificante che porta alla realizzazione della casa dei propri sogni.

In questo caso è infatti possibile trasformare un’abitazione antica in uno spazio moderno e confortevole, preservando al contempo il fascino e l’autenticità che rendono unico il patrimonio architettonico pavese.

Fiducia nella tecnologia: l’Italia ne ha ancora troppo poca

Emerge dai risultati della seconda edizione del ‘Confidence Barometer’ di Viva Technology condotto da OpinionWay: il 100% degli executive intervistati riconosce i vantaggi dell’adozione tecnologica, poiché aumenta la produttività (62%) riducndo i costi (48%).

Lo studio analizza il grado di fiducia dei top manager nel settore tech, e mostra come i decision-maker aziendali siano sempre più orientati verso l’innovazione. L’81% dei dirigenti ha visto migliorare la propria percezione del ruolo delle nuove tecnologie nella competitività, tuttavia, il barometro evidenzia alcune differenze ‘geografiche’. Gli Stati Uniti si distinguono per un maggiore ottimismo, mentre l’Europa procede a velocità diverse.
“Da un lato, Paesi come Francia, Germania e Regno Unito mostrano un atteggiamento chiaramente positivo, dall’altro, realtà come Italia e Spagna appaiono meno fiduciose”, commenta François Bitouzet, Managing Director Viva Technology.

Ai in testa agli investimenti

L’ Intelligenza artificiale si conferma come la tecnologia con maggiore impatto potenziale (65%), seguita da cybersecurity (41%) e cloud computing (39%). L’85% delle aziende prevede infatti di aumentare gli investimenti in AI nei prossimi 12 mesi. 

Ma se la grande maggioranza degli executive considera in generale la tecnologia cruciale per la competitività internazionale, la fiducia nella propria posizione varia notevolmente. Stati Uniti (92%) e Regno Unito (81%) si percepiscono all’avanguardia, seguiti da Francia e Germania (76%). L’Italia, con solo il 64% degli ottimisti, mostra minore fiducia nelle proprie capacità tecnologiche.
Anche nell’adozione di nuove tecnologie, USA (87%) e UK (82%) si percepiscono come leader, mentre l’Italia (44%) accredita un ritardo significativo.

L’ingrediente della competitività

Per garantire la competitività, si punta su personale qualificato (45%), investimenti in R&D (44%) e reputazione internazionale (43%). Stati Uniti e Francia sottolineano l’importanza della collaborazione internazionale.
La mancanza di personale qualificato (41%) e la resistenza al cambiamento (39%) sono considerati i principali ostacoli all’innovazione. Negli Stati Uniti, preoccupa anche la conformità normativa e la protezione dei dati (50%).

Del resto, nonostante il suo potenziale, la tecnologia porta con sé alcune preoccupazioni. Il 77% degli executive teme l’invasione della privacy e la diffusione di fake news. La privacy, in particolare, è un tema sentito un po’ in tutti i Paesi, soprattutto USA (83%) e Spagna (90%. Germania e Italia appaiono meno preoccupate.

La soluzione alle sfide sociali è tech

Per affrontare questi rischi, 9 aziende su 10 hanno implementato misure informative, ma oltre la metà delle aziende prevede una maggiore complessità nella gestione dei dati in futuro.
L’impatto ambientale della tecnologia preoccupa invece il 70% degli intervistati, in particolare startup e scaleup (47% molto preoccupato).

Anche gli Stati Uniti mostrano una crescente sensibilità al tema (74%), riporta Adnkronos, ma nonostante le preoccupazioni, il 90% degli executive vede la tecnologia come soluzione alle sfide sociali. In particolare, nell’ambito dell’educazione (45%) e della lotta alla disinformazione (42%). Inoltre, l’81% ritiene che l’ecosistema tech promuova diversità e inclusione.

Trasporto su gomma: è ancora strategico per l’economia italiana?

Nonostante le criticità, come la loro anzianità, le autostrade italiane si confermano un elemento strategico per la crescita economica e sociale del Paese. Secondo lo studio di Nomisma, “Il Ruolo delle autostrade per lo sviluppo del Paese,” realizzato con il supporto di Aiscat e presentato all’Associazione della Stampa Estera, il sistema autostradale italiano emerge come un’infrastruttura essenziale per il trasporto passeggeri e merci.

Con quasi il 90% dei passeggeri e l’87% delle merci che si muovono su strada, il trasporto su gomma rappresenta la colonna portante della rete logistica nazionale, destinata a crescere ulteriormente entro il 2050.

Record di traffico, ma servono investimenti 

Nel 2023, il traffico autostradale italiano ha raggiunto livelli record, con 86,6 miliardi di veicoli-km. La rete è utilizzata prevalentemente da veicoli leggeri, che rappresentano oltre il 75% del traffico totale, un incremento di sei volte rispetto agli anni Settanta.

Questa crescita, però, evidenzia la necessità di investimenti significativi per ammodernare una rete che, seppur datata, è la più trafficata e complessa d’Europa, con oltre 1.200 km di ponti e 500 km di gallerie.

Necessari subito interventi strutturali e manutentivi 

Le condizioni attuali richiedono interventi strutturali e manutentivi non più rinviabili. Tra il 2009 e il 2022, sono stati stanziati oltre 20 miliardi di euro per la rete, ma il fabbisogno stimato per il periodo 2024-2050 si attesta tra i 40 e i 50 miliardi. Questi fondi sono necessari per rigenerare infrastrutture obsolete e potenziare la capacità di trasporto.

Nomisma sottolinea l’importanza di trovare soluzioni sostenibili per finanziare questi interventi, garantendo un equilibrio tra tariffe accessibili e adeguati livelli di servizio.

Un sistema competitivo

Nonostante la sua complessità, la rete autostradale italiana si distingue per le tariffe più basse tra i Paesi europei con pedaggio, secondo un’analisi comparativa. Per un viaggio di 650 km, i costi del pedaggio incidono solo per il 10% della spesa complessiva, percentuale che scende all’8% per il trasporto merci.

Conclusioni

Come evidenziato da Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma, il sistema autostradale è cruciale per il Paese. Investire nel suo sviluppo è fondamentale per assicurare competitività e sostenibilità, beneficiando sia le generazioni attuali che future.

Gaming: le preferenze e le abitudini degli italiani nel 2024

Qual è il rapporto degli italiani con il mondo gaming? Risponde l’ultimo capitolo di Samsung Trend Radar, realizzato da Human Highway: nel 2024 lo smartphone domina il panorama, con il 44% dei giocatori che lo utilizza almeno una volta a settimana. Portabilità e accessibilità rendono il mobile gaming una scelta popolare, soprattutto tra le donne (50%). Tuttavia, PC (24%) e console (22,7%) continuano a essere apprezzati per esperienze più immersive, specie dai giovani GenZ e Millennials. 

Per il 57,2% degli intervistati, il gaming è sinonimo di divertimento, mentre il 43,7% lo utilizza per evadere dalla routine. La dimensione sociale, poi, resta significativa: 1 gamer su 5 apprezza la possibilità di sfidare amici e familiari, o connettersi con giocatori di tutto il mondo.
Tuttavia, il gaming è anche un momento personale. L’82,2% gioca da solo per rilassarsi. E per 1 su 2 giocare rappresenta un momento ‘sacro’ dove tutto deve essere perfetto.

Un ambiente dedicato al gioco

Tra i generi preferiti, i giochi di carte sono i più amati (29,1%), seguiti da enigmi/puzzle e casual game.
E se le donne preferiscono passatempi leggeri, come puzzle ed enigmi, gli uomini si orientano verso ‘sportivi’ e ‘sparatutto’. Inoltre, se la Gen Z si distingue per la passione per giochi d’azione e arcade, i Boomer apprezzano titoli che stimolano la mente, come i giochi di carte.

Ma dove si gioca di più? Il 46,4% ha uno spazio dedicato al gaming in casa, con dispositivi di qualità come monitor avanzati e controller ergonomici.

Strumenti di qualità fanno la differenza

A testimonianza della tendenza ad avere uno spazio dedicato al gioco, 6 giocatori su 10 ritengono che strumenti di qualità, come monitor performanti, mouse, tastiere ergonomiche e controller avanzati, possano migliorare significativamente l’esperienza, e siano importanti quanto il gioco stesso.

La metà dei giocatori si tiene informata sulle ultime innovazioni tecnologiche, mentre il 47% acquista esclusivamente strumentazione di marca, dimostrando una crescente attenzione alla qualità e alle prestazioni.
Inoltre, la personalizzazione degli accessori è un aspetto rilevante per il 45% dei giocatori, che desiderano esprimere la propria individualità anche attraverso gli strumenti di gioco.

“Un prezioso momento gratificante in un mondo frenetico”

“Il Samsung Trend Radar evidenzia che all’interno del mondo gaming convivono diverse anime – dichiara Emanuele De Longhi, Head of Corporate Marketing di Samsung Electronics Italia -: l’accessibilità del gioco da mobile, che conquista quasi la metà dei giocatori, si affianca alla ricerca di esperienze più immersive e specializzate offerte da PC e console. La crescente importanza della personalizzazione e della qualità dei dispositivi utilizzati per giocare è un altro aspetto chiave. Per giocatori sempre più attenti alla scelta di accessori performanti e alla creazione di spazi dedicati al gioco, il gaming rappresenta un prezioso momento gratificante in un mondo iperconnesso e frenetico”.

WhatsApp: addio ai vecchi Android nel 2025

La decisione di Meta mira a garantire una maggiore sicurezza e un’esperienza d’uso migliore: dal 1° gennaio 2025 WhatsApp non funzionerà più su una serie di dispositivi Android risalenti ai primi anni 2010 e ritenuti ormai obsoleti. In pratica, circa venti modelli di smartphone con questo sistema operativo.
In particolare, i dispositivi che operano con il sistema Android KitKat o versioni precedenti non più in grado di supportare le nuove funzionalità e i protocolli di sicurezza di WhatsApp.

Ma il termine del supporto riguarderà anche alcuni modelli di iPhone. Dal 2009, anno della sua creazione, l’app di messaggistica si è evoluta, integrando tecnologie avanzate, migliorando costantemente la sicurezza, ma richiedendo hardware e software aggiornati che non sono più compatibili con smartphone troppo ‘vecchi’.

La lista dei modelli “eliminati”

I modelli che non saranno più supportati dal 2025 includono Samsung Galaxy S3, Galaxy Note 2, Galaxy Ace 3, Galaxy S4 Mini, Motorola Moto G (1a Gen), Razr HD, Moto E 2014, HTC One X, One X+, Desire 500, Desire 601, LG Optimus G, Nexus 4, G2 Mini, L90, Sony Xperia Z, Xperia SP, Xperia T, Xperia V.

Questi dispositivi, ormai con almeno un decennio di vita, potrebbero ancora essere in uso come telefoni secondari o di riserva. Ma dal 2025 gli utenti di tali modelli dovranno cercare alternative per continuare a utilizzare i servizi di messaggistica.
Per gli utenti che desiderano salvaguardare le proprie conversazioni prima del ritiro del supporto, è essenziale effettuare un backup delle chat.

Come fare il backup delle chat?

Come si fa un backup delle chat? Anzitutto aprire WhatsApp e accedere alle Impostazioni. Selezionare la voce ‘Chat’. Quindi, toccare ‘Backup delle chat’ e premere su ‘Esegui backup’ per salvare le conversazioni.
Questo backup poi può essere ripristinato su un nuovo dispositivo che supporta l’applicazione, riporta Adnkronos.

Chi ha un device tra quelli ‘eliminati’ ha diverse opzioni per continuare a utilizzare la piattaforma. La prima consiste nell’aggiornare il sistema operativo. Ovviamente se il telefono lo consente. Su Android, è sufficiente andare in ‘Impostazioni’, poi ‘Informazioni sul telefono’ e infine ‘Aggiornamenti di sistema’. Da qui si può verificare la disponibilità di una nuova versione.

iPhone: da maggio servirà almeno iOS 15.1

Per gli utenti Apple il limite scatterà da maggio 2025, quando WhatsApp richiederà almeno iOS 15.1 per funzionare. Di conseguenza, gli iPhone5s, iPhone6 e 6Plus non riceveranno più aggiornamenti.

Anche per gli iPhone bisogna accedere alle ‘Impostazioni’, andare su ‘Generali’ e ‘Aggiornamento Software’.
Molti modelli però, riferisce tecnoandroid, non possono essere aggiornati alle versioni richieste. In questi casi, potrebbe essere necessario acquistare uno smartphone più recente.
Meta, con questa scelta, conferma il suo impegno nel mantenere l’applicazione al passo con gli standard tecnologici più avanzati. Prepararsi per tempo diventa quindi essenziale.

Natale, se il regalo è poco apprezzato la soluzione è… il reselling

Tutti hanno un angolo in fondo all’armadio o una mensola in cantina dove stipare gli oggetti poco graditi, ma di cui non ci si riesce a liberare perché spnp stati donati. La frenesia da regali di Natale porta spesso a fare o ricevere regali improbabili, ma come rimediare?

Una soluzione utile è il regifting, pratica diffusa oltre oceano che consente di dare una seconda vita ai regali ricevuti, donandoli ad altri, a patto di evitare di regalarli a persone della stessa cerchia, e facendo attenzione a rimuovere eventuali etichette che possano svelare la loro provenienza.
Ma c’è un modo ancora più smart per dare una seconda chance ai regali improbabili: l’arte del reselling, l’ultima tendenza in fatto di… ‘riciclo’.

Dal pigiama al CD cosa non regalare MAI a un GenZ

In ogni caso, il decluttering non riguarda solo liberarsi degli oggetti inutilizzati, ma anche delle emozioni legate a ciò che non rispecchia più i nostri gusti.
Ma quali sono i regali meno graditi che rischiano di finire in qualche angolo polveroso e inaccessibile della casa?

Secondo l’indagine effettuata da Subito su un campione di GenZ e Millennials il podio dei regali meno graditi è occupato, in prima posizione, dal cosiddetto ‘kit ricovero’, che comprende pigiama, calzini o ciabatte (31%), seguito dagli accessori beauty & friends, come il classico set da bagno (25%), e i CD (15%), dispositivi che i giovani e i giovanissimi non utilizzano più.

Acquistare second hand è sempre una buona abitudine 

Di fatto, il reselling è l’attività che consente non solo di sbarazzarsi di regali indesiderati, ma anche avvantaggiare il portafogli e fare una scelta gentile nei confronti del pianeta, allungando la vita di un bene e potenzialmente evitando la produzione del corrispettivo nuovo.
Si tratta di una pratica che sta prendendo sempre più piede anche in Italia,.

Come emerge dall’Osservatorio Second Hand Economy 2023 di BVA Doxa per Subito, il 27% degli italiani ha fatto acquisti second hand destinati a regali, e di questi quasi la metà (46%) l’ha fatto proprio in occasione delle festività natalizie.

Il 37% ha rimesso in circolo i doni poco graditi

Inoltre, è il 37% degli intervistati ad avere dichiarato di aver rimesso in circolo i regali poco apprezzati, grazie appunto, alla second hand.
Su Subito, la seconda piattaforma di e-commerce in Italia, con oltre 18,7 milioni di utenti unici al mese], questa modalità è semplice e immediata, e oltre all’opportunità di dare una seconda vita a un regalo, che potrà finalmente trovare qualcuno che lo apprezzi davvero, porta anche un piccolo guadagno in termini di denaro a chi vende.

Giovani italiani e italiane: come è percepita la parità di genere?

Fortunatamente in Italia cala la diffusione degli stereotipi di genere, ma purtroppo continuano a manifestarsi segnali di insofferenza specie tra i maschi più giovani. Questi ultimi sembrano mostrare un atteggiamento di resistenza verso la parità di genere, rivendicando una centralità del ruolo maschile anche in contesti tradizionalmente percepiti come femminili.

Lo rivela la ricerca “Violenza di genere: percezione e opinione della popolazione italiana”, condotta da SWG per Giornaliste Italiane. L’indagine è stata condotta con metodo CAWI (Computer Assisted Web Interview) tra il 13 e il 15 novembre 2024, su un campione rappresentativo di 837 cittadini italiani maggiorenni. Il campione riflette la distribuzione per genere, età, area geografica, livello di istruzione e preferenze politiche espresse alle ultime elezioni.

Diverse prospettive sulla responsabilità di chi compie violenza

Per gli italiani, chi commette violenza è pienamente responsabile, soprattutto se la vittima non ha possibilità di difendersi. Tuttavia, persiste l’idea che le donne debbano evitare situazioni a rischio, con 4 italiani su 10 che attribuiscono in parte la colpa alla vittima stessa. Questa visione è più diffusa tra i giovani uomini, mentre le giovani donne considerano intollerabile ogni limitazione della loro libertà.

L’identikit del responsabile
La percezione di chi possa essere un autore di violenza varia sensibilmente tra i giovani. Per i ragazzi, si tratta spesso di individui marginalizzati, con precedenti penali o disturbi psichici.

Le giovani donne, invece, identificano il responsabile come una figura più vicina e apparentemente insospettabile, come un vicino di casa.

Denunciare sì, ma non tutti sono d’accordo
Sebbene l’80% degli italiani ritenga fondamentale che una donna denunci sempre le violenze subite, questa convinzione scende al 74% tra le giovani donne e al 63% tra i giovani uomini.

Tale differenza evidenzia una minore fiducia, soprattutto da parte delle nuove generazioni, nei confronti delle istituzioni o delle possibilità di ottenere giustizia.

Il ruolo dell’educazione
Sul fronte educativo, c’è maggiore consenso. Genitori e scuole sono considerati i principali responsabili nel promuovere rapporti di genere basati sul rispetto e sulla parità. Questo punto di vista accomuna trasversalmente diverse fasce della popolazione.

Black Friday 2024, atteso dall’86% degli italiani

Di anno in anno, il Black Friday conquista sempre più fan e si conferma un appuntamento imperdibile per la maggioranza degli italiani. Infatti l’86% dei consumatori è pronto a valutare le offerte, e il 44% ha già deciso cosa acquistare. La spesa media prevista è di circa 235 euro a persona, generando un giro d’affari stimato in almeno 3,8 miliardi di euro, con un incremento dell’8,6% rispetto al 2023.

Questi dati emergono dall’analisi condotta da Confesercenti in collaborazione con Ipsos, che ha esaminato abitudini e preferenze dei consumatori in vista del Venerdì Nero.

Quando inizia il Black Friday?

Il Black Friday cade a fine novembre (nel 2024 il 29 novembre), il giorno successivo al Thanksgiving Day negli Stati Uniti. Tradizionalmente, questa data segna l’inizio della stagione dello shopping natalizio ed è caratterizzata da sconti eccezionali.

Sebbene inizialmente il Black Friday avesse la durata di un solo giorno, negli ultimi anni molte aziende hanno esteso le promozioni per tutta la settimana, che nel 2024 inizia il 21 novembre e si conclude con il Cyber Monday del 2 dicembre. Anche in Italia, questo evento ha guadagnato popolarità, diventando un’occasione di shopping imperdibile.

Chi acquista e quanto spende

Secondo il sondaggio, il Black Friday piace soprattutto ai giovani, agli abitanti del Sud Italia (il 50% prevede di acquistare sicuramente) e agli uomini (45% di intenzionati contro il 43% delle donne).

Il budget medio di spesa varia in base all’età, al genere e alla zona geografica. Gli uomini spenderanno in media 247 euro, le donne 224 euro. Gli over 34 prevedono una spesa di circa 246 euro, mentre al Nord Italia si registra il budget più alto con oltre 252 euro a persona. Seguono Sud e Isole (229 euro) e Centro Italia (210 euro).

Cosa e dove si compra

In origine focalizzato sulla tecnologia, il Black Friday in Italia oggi vede primeggiare abbigliamento e accessori, con il 51% degli acquirenti interessato a questi prodotti. Seguono elettronica (47%), cosmetici (31%), elettrodomestici (29%) e libri (22%). Anche giocattoli, arredamento, gioielli e viaggi rientrano tra le preferenze, seppur con percentuali inferiori.

Più del 70% degli italiani approfitterà del Black Friday per i regali di Natale, con oltre un terzo dei doni acquistati durante questa occasione.

Online o in negozio?

Il web domina con il 70% delle preferenze, grazie a piattaforme come Amazon. Tuttavia, il 21% degli acquirenti si rivolgerà ai negozi fisici, sostenendo le oltre 200mila attività che partecipano al Black Friday, molte delle quali con promozioni prolungate.