Il 2025 si conferma un anno di stallo per l’ecosistema italiano delle startup. Il volume complessivo degli investimenti in equity resta sostanzialmente stabile, ma sempre più polarizzato attorno a pochi casi di successo. L’area centrale dell’ecosistema, composta da startup ad alto potenziale, ma ancora con limitata dotazione di capitale, continua a faticare a scalare.
Gli investimenti risultano pertanto stabili a 1,46 miliardi di euro, ma ancora lontani dai picchi pre-crisi. L’assenza di exit strutturali, calo dell’equity crowdfunding (–9,2%) e una crescita solo timida del capitale internazionale (+8%) dipingono il quadro di un sistema resiliente, ma fermo
Emerge dall’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech del Politecnico di Milano, svolto in collaborazione con InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem.
Un equilibrio fragile
Gli investimenti in equity nelle startup e scaleup hi-tech si attestano in particolare a 1.456 milioni di euro, in lieve crescita (+2,8%) rispetto al 2024 (1.416 milioni), ma ancora nettamente inferiori al record del 2022 (2.160 milioni). Nessun crollo, ma nemmeno quel ‘cambio di passo’ che molti auspicavano.
“Dopo due anni di resilienza, il 2025 è l’anno della consapevolezza – dichiara Antonio Ghezzi, Direttore dell’Osservatorio -, il sistema italiano regge, ma è fermo. La carenza di grandi round, l’assenza di exit e la frammentazione normativa sono solo alcuni degli ostacoli. Il rischio? un ecosistema che fatica a valorizzare pienamente i suoi talenti e ad attrarre investitori, dove le startup incontrano difficoltà nel percorso di trasformazione in scaleup”.
Il nodo non è la quantità di innovazione, ma la qualità delle condizioni di “contorno”
“Il 2025 ci restituisce un quadro già visto – continua Andrea Rangone Responsabile Scientifico dell’Osservatorio -. Il Venture Capital italiano resiste, ma non accelera. Il nodo non è la quantità di innovazione, ma la qualità delle condizioni che la circondano. Senza un’evoluzione strutturale del sistema del valore, che includa anche exit concrete, capitali internazionali e una visione di lungo periodo, continueremo a osservare un ecosistema incompleto”.
Per sbloccare il potenziale italiano, è necessario un cambio di passo lungo tre direttrici: più integrazione tra impresa e ricerca, più investimenti istituzionali, più strategia condivisa a livello europeo.
“Serve un’azione mirata per attrarre nuovi capitali”
La proposta europea di un ‘28th Regime’ rappresenta quindi un’opportunità per ridurre la frammentazione e costruire un ambiente normativo a favore dell’innovazione e della competitività.
“Quella che serve – aggiunge Rangone -, è un’azione mirata per attrarre nuovi capitali, favorire le operazioni di M&A e semplificare le regole per le IPO. E servono strumenti dedicati al Deep Tech, dove oggi si gioca la vera frontiera della competitività”.
Tra i settori in maggiore fermento emerge infatti il Deep Tech, grazie ad alcuni round significativi. Ma il trend è ancora troppo isolato per trainare l’intero sistema.
Con l’arrivo del periodo più intenso dell’anno per il commercio europeo – quello che corre dal Black Friday fino alle festività natalizie – le piccole e medie imprese si ritrovano davanti a un nemico silenzioso ma sempre più presente: le frodi digitali.
Secondo un recente sondaggio condotto da Qonto insieme ad Appinio, una PMI su tre considera sicurezza e privacy come i principali freni alla piena adozione della finanza digitale. Un dato che parla chiaro e che riflette la crescente vulnerabilità delle imprese nei momenti di picco dei pagamenti.
Un’impennata di attacchi
Le cifre raccolte negli ultimi anni non lasciano spazio ai dubbi. Nel 2024 gli attacchi di phishing legati al Black Friday sono aumentati del 692%, mentre quelli a tema natalizio hanno registrato un +327. A livello globale, quasi la metà dei tentativi di truffa connessi al Black Friday si è concentrata in Europa. E spesso questi attacchi trovano terreno fertile proprio quando i team sono più stanchi e concentrati sulle scadenze di fine anno.
Parallelamente, le frodi sui pagamenti nell’Area Economica Europea hanno raggiunto i 4,3 miliardi di euro, con oltre un miliardo di euro di bonifici manipolati solo nei primi sei mesi del 2023. Una buona parte di questi raggiri nasce dalla manipolazione del pagatore, esattamente il tipo di rischio che le imprese cercano disperatamente di evitare.
La risposta europea: verificare prima di inviare
Per far fronte a un problema ormai strutturale, l’Unione Europea ha reso obbligatoria la Verifica del Beneficiario (VoP) all’interno del Regolamento sui Pagamenti Istantanei. Dal 9 ottobre 2025 tutti i prestatori di servizi di pagamento nell’area euro sono tenuti a offrire questo controllo prima di ogni trasferimento.
Qonto, che serve oltre mezzo milione di clienti in Europa, ha già integrato questa funzionalità nella propria piattaforma. In pratica, il sistema controlla che il nome associato al conto ricevente coincida con quello del beneficiario indicato dall’utente, fermando sul nascere errori o tentativi di frode. Un passaggio rapido, che dura pochi istanti, ma che può evitare conseguenze pesanti.
Una questione di fiducia
Per molte imprese la sicurezza non è solo un requisito tecnico: è una leva di crescita. Con il 67% dei consumatori europei timorosi di essere truffati, essere percepiti come affidabili diventa decisivo per mantenere la clientela. Non a caso, soprattutto tra gli imprenditori più giovani, il timore di cadere vittima della criminalità informatica è molto alto: secondo la ricerca, oltre un terzo dei titolari Gen Z vive con questa preoccupazione quotidiana.
La combinazione tra VoP e la Strong Customer Authentication – già in grado di ridurre fino a dieci volte i tassi di frode – rappresenta quindi un passo importante verso un ecosistema finanziario più sicuro. Un ecosistema in cui le imprese possano finalmente concentrarsi sulla crescita, e non sulla paura di un clic sbagliato.
Per molti andare in vacanza significa solo abbandonare la vita d’ufficio, perché il lavoro ibrido si estende anche nei mesi estivi. Oggi è infatti molto più semplice restare connessi e questo rende più facile conciliare lavoro e svago, anche quando si è lontani da casa.
Questo approccio flessibile rende più comune la scelta di portare il pc anche in vacanza. Anche se nessuno desidera lavorare durante le vacanze, farlo può aiutare a ridurre lo stress legato alla necessità di completare tutto prima di partire. Inoltre, permette di gestire le attività più urgenti in momenti di relax.
Ma l’aumento della connettività dei viaggiatori non è passato inosservato ai cybercriminali.
Spesso chi viaggia abbassa la guardia
Prima dei Giochi Olimpici e Paralimpici estivi del 2024 gli esperti di Kaspersky hanno analizzato quasi 25.000 hotspot Wi-Fi gratuiti a Parigi. L’analisi ha rivelato che quasi il 25% di queste reti presentava una crittografia debole o assente, rendendo gli utenti vulnerabili al furto di dati personali e bancari.
Spesso i viaggiatori abbassano la guardia, e location nuove o le diverse lingue possono diventare un utile nascondiglio per attacchi informatici. Ciò significa che è necessario prestare maggiore attenzione quando ci si connette. Fortunatamente, alcuni strumenti e abitudini intelligenti possono aiutare a proteggersi mentre ci si gode la flessibilità del remote working.
Utilizzare una VPN
Una VPN è un modo efficace per proteggere la propria attività online, soprattutto quando si lavora da luoghi sconosciuti. È una soluzione in grado di criptare il traffico Internet, evitando che gli hacker possano intercettare dati sensibili come credenziali di accesso o informazioni finanziarie.
Si tratta di un aspetto particolarmente importante quando si accede alle e-mail di lavoro o ai file aziendali tramite reti Wi-Fi pubbliche.
Oltre alla sicurezza, una VPN nasconde anche gli indirizzi IP, impedendo di tracciare i movimenti online. E per chi lavora con strumenti o siti web soggetti a restrizioni geografiche, permette l’accesso a contenuti locali. Utile, quindi, non solo ai lavoratori ma anche a chi viaggia all’estero.
…e una eSIM
Un altro utile strumento digitale che consente di rimanere connessi facilmente utilizzando le reti mobili locali senza una scheda SIM fisica è l’eSIM. Si tratta di una soluzione rivoluzionaria per evitare costi di roaming elevati o il disagio di dover acquistare schede SIM temporanee in altri Paesi. Grazie all’eSIM, è possibile scaricare un piano dati locale prima ancora di arrivare a destinazione, assicurando la connettività immediata fin dall’atterraggio.
Questa soluzione consente di evitare l’uso di hotspot Wi-Fi non sicuri, riducendo l’esposizione a minacce informatiche. Inoltre, molti fornitori di eSIM permettono di gestire più profili su un unico dispositivo, rendendo più semplice il passaggio tra i piani dati personali e quelli di lavoro.
E per proteggersi da accessi non autorizzati, è fondamentale attivare l’autenticazione a due fattori (2FA) su tutti gli account, e impostare password sicure su ogni dispositivo.
La gestione della sicurezza alimentare è molto imporante per chiunque operi nel settore. È un’attività cruciale per controllare e gestire i rischi legati alla produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti.
Tra l’altro assicurarsi che il proprio sistema HACCP sia conforme ed efficace non è solo un obbligo legale, ma rappresenta anche un investimento nella fiducia dei consumatori e nella reputazione del proprio marchio.
Adottare un approccio proattivo alla sicurezza alimentare dimostra un vero impegno per la qualità e la protezione della salute pubblica.
Cos’è l’aggiornamento manuale HACCP?
L’aggiornamento HACCP implica la revisione periodica del manuale di autocontrollo basato sul sistema HACCP. Questa procedura deve essere eseguita regolarmente, con una raccomandazione di farlo almeno una volta all’anno, o più spesso se ci sono cambiamenti significativi nell’attività.
Esempi di tali cambiamenti includono modifiche nei processi produttivi, variazioni nei prodotti trattati, l’introduzione di nuove attrezzature o aggiornamenti delle normative di riferimento.
Un aggiornamento tempestivo permette di allinearsi alle nuove scoperte scientifiche, alle migliori pratiche del settore e ai cambiamenti legislativi.
Perché è importante l’aggiornamento del manuale?
L’aggiornamento del manuale HACCP è cruciale per diverse ragioni. Innanzitutto, le leggi e gli standard di sicurezza alimentare sono in continua evoluzione, ed avere un manuale aggiornato aiuta a rispettare queste normative.
In secondo luogo, l’aggiornamento promuove un miglioramento continuo delle procedure di gestione dei rischi.
Questo si traduce in una qualità superiore del prodotto finale, nella riduzione degli sprechi alimentari e nell’ottimizzazione dei processi produttivi.
Inoltre, non dimentichiamo che un sistema HACCP aggiornato può anche aumentare la percezione di fiducia dei consumatori e migliorare la reputazione del marchio.
Come si fa a effettuare l’aggiornamento?
Per portare a termine l’aggiornamento HACCP, è necessario seguire una procedura ben definita che comprende diverse fasi fondamentali.
Si inizia con una revisione attenta dell’analisi dei pericoli, identificando tutti i potenziali rischi biologici, chimici e fisici legati ai prodotti e ai processi. Dopo, si passa a rivedere i punti critici di controllo.
Si continua con la valutazione delle azioni correttive, stabilendo quali misure adottare in caso di deviazioni dai limiti critici stabiliti. Infine, si redige il nuovo manuale HACCP, documentando in modo chiaro e completo tutte le procedure, i controlli e le responsabilità.
Chi può occuparsi dell’aggiornamento?
L’aggiornamento del manuale per HACCP può essere effettuato internamente dall’azienda, utilizzando personale qualificato con una solida conoscenza del sistema HACCP, oppure si può optare per consulenti esterni specializzati.
È fondamentale che questo compito venga svolto da professionisti competenti in materia di igiene alimentare, sicurezza sul lavoro e normative di riferimento.
In particolare la scelta tra gestire il processo internamente o esternamente dipende dalle dimensioni dell’azienda, dalle risorse disponibili e dalla complessità dei processi produttivi. In entrambi i casi, è cruciale garantire un adeguato livello di formazione e aggiornamento per il personale coinvolto.
L’importanza della formazione continua
In parallelo all’aggiornamento del manuale, è vitale investire nella formazione continua del personale che si occupa della sicurezza alimentare.
La formazione, infatti, assicura l’applicazione corretta delle procedure. Corsi di aggiornamento, seminari e workshop offrono l’opportunità di acquisire nuove competenze, scoprire le ultime novità del settore e rafforzare la consapevolezza dell’importanza del proprio ruolo nella prevenzione dei rischi alimentari.
Un team ben addestrato è capace di individuare rapidamente eventuali anomalie, applicare le giuste misure correttive e contribuire attivamente al miglioramento continuo del sistema HACCP.
Pertanto, aggiornare il manuale HACCP è fondamentale per garantire la sicurezza alimentare, proteggere la salute dei consumatori e assicurare il successo della propria attività.
È cruciale non sottovalutare l’importanza di mantenere questo manuale sempre aggiornato, in conformità con le normative attuali e le migliori pratiche del settore.
Infatti, un sistema HACCP robusto e aggiornato offre un chiaro vantaggio competitivo, migliora la reputazione dell’azienda e aiuta a creare un ambiente di lavoro più sicuro.
Nel primo trimestre 2025 i valori dei canoni di locazione in Italia sono in aumento del 2,6%, e rispetto a marzo 2024, crescono del +7,8%. Secondo l’ultimo report pubblicato da idealista, il prezzo medio al metro quadro arriva a 14,2 euro.
“In molte città italiane, soprattutto nelle zone ad alta domanda, come alcuni quartieri metropolitani o le località turistiche, l’offerta di immobili in affitto non riesce a tenere il passo con la richiesta – spiega Vincenzo De Tommaso, Responsabile dell’Ufficio Studi di idealista -. Lo squilibrio tra offerta e domanda, quindi, è la causa principale della continua crescita dei canoni”.
Di fatto, l’aumento dei canoni di locazione è legato principalmente alla persistente scarsità di offerta nel mercato immobiliare.
La diminuzione dei tassi incentiva le compravendite
Allo stesso tempo, si assiste a un allentamento della pressione sulla domanda di locazioni, “dovuto al rinnovato interesse nei confronti della compravendita – continua De Tommaso -. La recente stabilizzazione dell’inflazione e la riduzione dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea hanno contribuito a raffreddare parte della pressione sui prezzi, e a spostare, almeno in parte, la domanda dal settore della locazione a quello dell’acquisto. La diminuzione dei tassi, infatti, ha incentivato la domanda nel mercato delle compravendite, spingendo molti inquilini a considerare l’acquisto della casa come un’opzione più conveniente rispetto al proseguimento dell’affitto”.
Milano è la città con i canoni più cari
Il 74% dei capoluoghi registra un incremento, con Siena (10,4%), Monza (9,4%), Trieste (9%) e Caserta (8,3%) che segnano gli aumenti maggiori del trimestre. In forte rialzo anche Roma (+7,5%), un po’ meno Milano (1,2%), che si conferma anche a marzo come la città con gli affitti più elevati: 23,6 euro al metro quadrato.
A seguire, Firenze (21,6 euro/m²), Venezia (21,2 euro/m²) e Roma (18,6 euro/m²), che nel primo trimestre dell’anno, insieme a Milano, ha toccato il suo prezzo massimo storico.
Nella top 10 delle città con i canoni di affitto più alti figurano anche Bologna (18,1 euro/m²), Napoli (15,7 euro/m²) e Cagliari (14 euro/m²).
Al contrario, i canoni più bassi sono a Caltanissetta (4,5 euro/m²), Vibo Valentia e Reggio Calabria (5,5 euro/m² entrambe).
Prezzi locazioni scendono solo in Calabria, Basilicata, Liguria, Piemonte
Nel primo trimestre 2025, la tendenza positiva dei canoni di locazione riguarda 15 regioni, soprattutto Lazio (12,3%), Friuli-Venezia Giulia (6,3%), Umbria (5,8%), Abruzzo (4,8%).
Il Molise è l’unica regione a mantenere prezzi stabili nel corso del primo trimestre, mentre, i valori degli affitti calano in Calabria (-7,7%), Basilicata (-0,7%), Liguria (-0,6%) e Piemonte (-0,4%).
La Valle d’Aosta è la regione con i canoni più elevati d’Italia, con una media di 19,8 euro al metro quadrato, seguita da Lombardia (19,5 euro/m²) e Toscana (17,7 euro/m²).
Anche Lazio (15,2 euro/m2), Trentino-Alto Adige (14,8 euro/m²) ed Emilia-Romagna (14,6 euro/m²) superano la media nazionale di 14,2 euro al metro quadro. Tutte le altre regioni presentano valori degli affitti inferiori.
Nel 2024 la raccolta pubblicitaria Out of Home (OOH) ha raggiunto quota 709 milioni di euro (+2% sul 2023). La dinamica positiva della prima metà dell’anno nell’ultimo quadrimestre ha tuttavia subito un rallentamento, legato principalmente alla situazione economica instabile.
Secondo i risultati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, la componente OOH del mercato pubblicitario non ha evidenziato poi una crescita rilevante degli investimenti. In primo luogo, a causa dell’andamento della componente ‘tradizionale’ dell’ OOH, che nel 2024 ha registrato un segno negativo.
Al contrario, la componente digitale (Digital Out of Home, DOOH) è cresciuta del +13%, raggiungendo quota 227 milioni e toccando il 32% della raccolta totale del mezzo.
OOH: nel 2025 prevista crescita del 10%
Già nei primi mesi del 2025, il mercato OOH sta però mostrando segnali di ripresa, con una crescita del +10%, che porterà il valore complessivo a 781 milioni di euro a fine anno.
Ma è la componente digitale, che grazie all’evoluzione tecnologica degli ultimi anni, sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel contesto Outdoor, generando nuove opportunità in termini di crescita, creatività, personalizzazione, targeting e integrazione con gli altri mezzi.
La raccolta pubblicitaria complessiva DOOH si suddivide in tre tipologie e presenta gerarchie simili a quelle del mezzo complessivo.
Nel 2024 la quota principale (65%) riguarda gli impianti Roadside (pensiline, affissioni, arredo urbano).
“Al digitale è attribuibile il 78% della crescita complessiva”
Agli gli impianti Roadside seguono quelli Transit Media (31%, mezzi di trasporto, aeroporti, stazioni, metropolitane), e dal segmento Retail & Leisure (negozi, centri commerciali, stadi, palazzetti, 4%) che sebbene ancora marginale, presenta dinamiche di crescita grazie allo sviluppo del Retail Media in-store.
Nel 2024 la raccolta pubblicitaria legata al DOOH ha aumentato l’incidenza sul totale OOH (32%, +3%). “L’importanza di questo canale per la crescita del mercato sarà evidente anche nel 2025 – dichiara Denise Ronconi, Direttrice dell’Osservatorio -: al digitale è attribuibile il 78% della crescita complessiva del mezzo OOH prevista e raggiungerà 283 milioni (+25%), con un peso del 36% (+4% rispetto al 2024) sull’intero mercato”.
La rivoluzione del Programmatic Digital Out of Home
Il Programmatic Digital Out of Home (pDOOH, l’automazione del processo di acquisto, vendita e distribuzione dell’inventory degli impianti digitali Outdoor), è andato incontro a una significativa evoluzione negli ultimi anni, diventando sempre più sofisticato e rivoluzionando il panorama della pubblicità esterna grazie all’integrazione di dati e tecnologie digitali.
Nel 2024 la raccolta pubblicitaria del pDOOH in Italia valeva 11,9 milioni (+19%) e pesava poco più del 5% del DOOH.
Nonostante si tratti di un mercato ancora contenuto, il pDOOH sta crescendo rapidamente anche in Italia, sostenuto da una diffusione sempre più capillare sul territorio, la nascita di realtà specializzate e nuove partnership tra gli attori del mercato.
Una crescita che apparirà ancora più evidente nei prossimi anni. Secondo le stime, nel 2025 raggiungerà 16,4 milioni di euro (+38%).
Emerge dai risultati della seconda edizione del ‘Confidence Barometer’ di Viva Technology condotto da OpinionWay: il 100% degli executive intervistati riconosce i vantaggi dell’adozione tecnologica, poiché aumenta la produttività (62%) riducndo i costi (48%).
Lo studio analizza il grado di fiducia dei top manager nel settore tech, e mostra come i decision-maker aziendali siano sempre più orientati verso l’innovazione. L’81% dei dirigenti ha visto migliorare la propria percezione del ruolo delle nuove tecnologie nella competitività, tuttavia, il barometro evidenzia alcune differenze ‘geografiche’. Gli Stati Uniti si distinguono per un maggiore ottimismo, mentre l’Europa procede a velocità diverse.
“Da un lato, Paesi come Francia, Germania e Regno Unito mostrano un atteggiamento chiaramente positivo, dall’altro, realtà come Italia e Spagna appaiono meno fiduciose”, commenta François Bitouzet, Managing Director Viva Technology.
Ai in testa agli investimenti
L’ Intelligenza artificiale si conferma come la tecnologia con maggiore impatto potenziale (65%), seguita da cybersecurity (41%) e cloud computing (39%). L’85% delle aziende prevede infatti di aumentare gli investimenti in AI nei prossimi 12 mesi.
Ma se la grande maggioranza degli executive considera in generale la tecnologia cruciale per la competitività internazionale, la fiducia nella propria posizione varia notevolmente. Stati Uniti (92%) e Regno Unito (81%) si percepiscono all’avanguardia, seguiti da Francia e Germania (76%). L’Italia, con solo il 64% degli ottimisti, mostra minore fiducia nelle proprie capacità tecnologiche.
Anche nell’adozione di nuove tecnologie, USA (87%) e UK (82%) si percepiscono come leader, mentre l’Italia (44%) accredita un ritardo significativo.
L’ingrediente della competitività
Per garantire la competitività, si punta su personale qualificato (45%), investimenti in R&D (44%) e reputazione internazionale (43%). Stati Uniti e Francia sottolineano l’importanza della collaborazione internazionale.
La mancanza di personale qualificato (41%) e la resistenza al cambiamento (39%) sono considerati i principali ostacoli all’innovazione. Negli Stati Uniti, preoccupa anche la conformità normativa e la protezione dei dati (50%).
Del resto, nonostante il suo potenziale, la tecnologia porta con sé alcune preoccupazioni. Il 77% degli executive teme l’invasione della privacy e la diffusione di fake news. La privacy, in particolare, è un tema sentito un po’ in tutti i Paesi, soprattutto USA (83%) e Spagna (90%. Germania e Italia appaiono meno preoccupate.
La soluzione alle sfide sociali è tech
Per affrontare questi rischi, 9 aziende su 10 hanno implementato misure informative, ma oltre la metà delle aziende prevede una maggiore complessità nella gestione dei dati in futuro.
L’impatto ambientale della tecnologia preoccupa invece il 70% degli intervistati, in particolare startup e scaleup (47% molto preoccupato).
Anche gli Stati Uniti mostrano una crescente sensibilità al tema (74%), riporta Adnkronos, ma nonostante le preoccupazioni, il 90% degli executive vede la tecnologia come soluzione alle sfide sociali. In particolare, nell’ambito dell’educazione (45%) e della lotta alla disinformazione (42%). Inoltre, l’81% ritiene che l’ecosistema tech promuova diversità e inclusione.
Nonostante le criticità, come la loro anzianità, le autostrade italiane si confermano un elemento strategico per la crescita economica e sociale del Paese. Secondo lo studio di Nomisma, “Il Ruolo delle autostrade per lo sviluppo del Paese,” realizzato con il supporto di Aiscat e presentato all’Associazione della Stampa Estera, il sistema autostradale italiano emerge come un’infrastruttura essenziale per il trasporto passeggeri e merci.
Con quasi il 90% dei passeggeri e l’87% delle merci che si muovono su strada, il trasporto su gomma rappresenta la colonna portante della rete logistica nazionale, destinata a crescere ulteriormente entro il 2050.
Record di traffico, ma servono investimenti
Nel 2023, il traffico autostradale italiano ha raggiunto livelli record, con 86,6 miliardi di veicoli-km. La rete è utilizzata prevalentemente da veicoli leggeri, che rappresentano oltre il 75% del traffico totale, un incremento di sei volte rispetto agli anni Settanta.
Questa crescita, però, evidenzia la necessità di investimenti significativi per ammodernare una rete che, seppur datata, è la più trafficata e complessa d’Europa, con oltre 1.200 km di ponti e 500 km di gallerie.
Necessari subito interventi strutturali e manutentivi
Le condizioni attuali richiedono interventi strutturali e manutentivi non più rinviabili. Tra il 2009 e il 2022, sono stati stanziati oltre 20 miliardi di euro per la rete, ma il fabbisogno stimato per il periodo 2024-2050 si attesta tra i 40 e i 50 miliardi. Questi fondi sono necessari per rigenerare infrastrutture obsolete e potenziare la capacità di trasporto.
Nomisma sottolinea l’importanza di trovare soluzioni sostenibili per finanziare questi interventi, garantendo un equilibrio tra tariffe accessibili e adeguati livelli di servizio.
Un sistema competitivo
Nonostante la sua complessità, la rete autostradale italiana si distingue per le tariffe più basse tra i Paesi europei con pedaggio, secondo un’analisi comparativa. Per un viaggio di 650 km, i costi del pedaggio incidono solo per il 10% della spesa complessiva, percentuale che scende all’8% per il trasporto merci.
Conclusioni
Come evidenziato da Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma, il sistema autostradale è cruciale per il Paese. Investire nel suo sviluppo è fondamentale per assicurare competitività e sostenibilità, beneficiando sia le generazioni attuali che future.
Oggi, la reputazione online gioca un ruolo cruciale per chi cerca lavoro. La maggior parte dei responsabili delle risorse umane e dei recruiter consulta il profilo digitale di un candidato prima di prenderlo in considerazione per una posizione, utilizzando la rete per ottenere un quadro più completo e affidabile. Risulta quindi essenziale, per chi cerca lavoro, curare attentamente la propria web reputation.
Una survey per capirne di più
Un’indagine condotta da Orienta, agenzia per il lavoro, a settembre 2024 su un campione di circa 12mila utenti LinkedIn, ha analizzato quanto le persone siano consapevoli dell’importanza della propria reputazione online in ambito lavorativo.
La survey, composta da otto domande a risposta chiusa, ha approfondito la conoscenza del concetto di web reputation, il suo valore per aziende e candidati, i principali rischi e le modalità per costruire un’immagine online positiva.
Consapevolezza e costruzione dell’immagine online
Dalla ricerca emerge che il 50% degli utenti di Orienta conosce il concetto di web reputation, mentre il restante 50% non ne è informato. Per il 61% degli intervistati, una buona reputazione online è utile per attirare l’attenzione delle aziende, mentre il 24% la considera rilevante per costruire una buona immagine generale.
Quanto alle modalità per crearsi una reputazione positiva, il 36% ritiene che l’interazione online sia fondamentale, mentre il 34% preferisce pubblicare contenuti di valore; per il 21% sono i feedback positivi da parte di altri a costruire una reputazione forte.
Rischi e precauzioni in tema web reputation
Sul fronte dei rischi, gli intervistati segnalano alcune azioni da evitare per proteggere la propria immagine: il 30% evita discussioni sui social, il 23% esclude post “compromettenti” e il 29% ritiene essenziale evitare foto potenzialmente dannose. Il 44% vede nell’appropriazione dei propri dati e immagini un rischio importante, seguito dalla diffusione di fake news (28%) e dall’eventualità di trasmettere una cattiva impressione di sé (28%).
Inoltre, il 75% degli utenti preferisce mantenere privati i propri dati personali, in particolare informazioni sullo stato di salute (46%), opinioni politiche o religiose (19%).
I limiti e la tutela della privacy
Giuseppe Biazzo, amministratore delegato di Orienta, sottolinea che “viviamo in una società sempre più connessa, dove la reputazione è ormai anche online, con vantaggi e rischi”. Biazzo evidenzia l’importanza di una gestione attenta della web reputation per fini lavorativi, ma avverte anche dei pericoli di autocensura e possibili discriminazioni, auspicando un contesto digitale equilibrato e rispettoso delle libertà individuali.
La filiera culturale e creativa in Italia ha raggiunto una dimensione industriale rilevante. Grazie alla loro relazione con la manifattura hanno dato vita a una delle più forti identità produttive del mondo, il Made in Italy, un motore dell’economia italiana.
All’interno della filiera culturale operano quasi 284mila imprese (+3,1%) e oltre 33mila organizzazioni non-profit, che impiegano 22.700 lavoratori tra dipendenti, interinali ed esterni.
Nel 2023 è cresciuta sia per valore aggiunto (104,3 miliardi di euro, +5,5% vs 2022) sia per numero di occupati (1.550.068 lavoratori, +3,2%).
Ma il ‘peso’ della cultura e della creatività è maggiore della ricchezza derivante dalle sole attività che ne fanno parte. In maniera diretta o indiretta, cultura e creatività generano complessivamente un valore aggiunto per circa 296,9 miliardi.
Maggiore ricchezza da Software e Videogiochi
Emerge dal rapporto ‘Io Sono Cultura’, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e Deloitte.
Le dinamiche della produzione nazionale dei settori culturali e creativi mostra la crescita continua del comparto Software e Videogiochi, il maggiore generatore di ricchezza della filiera (16,7 miliardi di valore aggiunto, +10,5%) e di posti di lavoro (oltre 16mila, +8,7%).
Seconda, Editoria e Stampa (11,5 miliardi, +2,7% e più di 196mila addetti, +0,7%), seguita da Architettura e Design (8,6 miliardi, +6,6%), derivati soprattutto dalle società più strutturate e di maggiori dimensioni.
Cresce il ruolo dei giovani, ma sono precari
Anche nel campo della valorizzazione del Patrimonio storico e artistico l’occupazione, il 3,7% sull’intero sistema culturale, continua a crescere (+6,9%) recuperando parzialmente le perdite di posti di lavoro registrate dopo il 2019.
Lombardia e Lazio sono le regioni che producono più ricchezza con la cultura, mentre Calabria (+10,1% valore aggiunto, +6,8% occupazione) e Sardegna (+9,4%, +6,5%) quelle con la crescita più forte rispetto al 2022
Milano è prima per valore aggiunto e occupazione, seguita da Roma, Torino, e Trieste.
Cresce poi il ruolo dei giovani in tutti i settori culturali e sia nella produzione sia nella fruizione. Emerge però una certa precarietà, concentrata in specifici comparti, con quote di lavoratori con contratto a termine rilevanti nelle Performing Arts e Arti Visive (30,8%), attività di valorizzazione del patrimonio storico e artistico (23,9%).
AI e digitale ridefiniscono contenuti e fruizione
La commistione tra cultura e digitale avanza in tutti i settori, con un ruolo centrale dei social network (TikTok, Instagram) nella veicolazione dei contenuti, la definizione del successo e l’abbassamento dell’età media di fruitori e protagonisti della filiera culturale e creativa.
L’innovazione digitale non interessa solo la fruizione, ma anche la produzione dei contenuti, e molti settori sono alle prese con le prime sperimentazioni dell’AI nei processi creativi.
Oltre ai videogiochi, in cui tecniche di machine learning sono ampiamente utilizzate, l’AI sta ridefinendo il mondo del design o dell’architettura, ma anche della comunicazione e della pubblicità.
Più lenta, invece, la penetrazione nell’audiovisivo, musica, radio, e quasi del tutto assente nell’arte, che preferisce tecniche consolidate e di più facile posizionamento.